Un campo minato sul quale, prima o poi, sarebbe saltata. È la metafora che rende, in maniera cruda ma chiara, il percorso seguito da Pesaro nelle ultime otto stagioni. Cinque volte penultima (in due occasioni salvata soltanto dagli scontri diretti che hanno retrocesso la concorrente appaiata), un terzultimo posto, un dodicesimo ma con soli due punti di margine sul fondo della classifica, fino al tragico scorso anno, quando la bomba, già armata e pronta a esplodere, è stata disinnescata soltanto dallo stop del campionato per l'emergenza pandemica.
Oggi, a dieci mesi di distanza da quella condanna ormai scritta in attesa soltanto della sentenza ufficiale, Pesaro festeggia. Il successo su Brescia, il settimo di una stagione che ha già quasi pareggiato il conto totale delle vittorie dei due interi anni precedenti (8), vale il biglietto d'ingresso alle FinalEight di Coppa Italia, un traguardo che manca da nove lunghi anni. Era febbraio 2012 quando Pesaro si presentò al ballo delle migliori otto per l'ultima volta: lo fece addirittura da seconda classificata, il primo posto disponibile alle spalle dell'allora invincibile Montepaschi Siena. Era la VL di Luca Dalmonte, animata dal fuoco sacro del suo figlio prediletto, Daniel Hackett, e spinta dal talento offensivo di un terzetto di americani tra i migliori passati in Italia nell'ultimo decennio, Ricky Hickman, Jumaine Jones e James White.

Jasmin Repesa e il nuovo progetto votato all'esperienza

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Sebbene evaporato nel giro di una sola stagione, quel progetto è stato il migliore dell'ultimo quindicennio, da quando la società si auto-retrocesse per fallimento nel periodo più oscuro di una piazza che ha sempre vissuto la passione per il basket in maniera pulsante. Tempi, situazioni e giocatori erano differenti e probabilmente imparagonabili a quelli attuali, ma il sesto posto ormai certo al termine del girone d'andata esprime la bontà del nuovo percorso cominciato in estate, il più solido e concreto da molto tempo a questa parte. L'approccio è stato diametralmente opposto a quello dello scorso campionato, quando Pesaro aveva scelto la via della linea verde dei giovani pimpanti e affamati, capaci di suscitare enorme curiosità a inizio stagione ma anche di implodere in maniera altrettanto rapida e dolorosa per mancanza di esperienza e malizia, qualità che tendono a fare la differenza ad alto livello.
La VL è ripartita proprio da queste basi, cominciando dalla panchina, affidata a un allenatore di lungo corso e con desiderio di rimettersi in gioco in un campionato da cui si è separato in modo amaro tre anni fa, al termine di una seconda stagione travagliata a Milano. In tempi brevi e già apprezzabili a fine agosto con le prime gare di Supercoppa, Jasmin Repesa ha saputo dare a un gruppo completamente rinnovato un'identità e una consistenza chiare su entrambe le metacampo, restituendo a Pesaro le fattezze di una squadra vera. Lo ha fatto con una scelta oculata del personale a disposizione, orientandosi verso certezze già appurate piuttosto che su scommesse potenzialmente intriganti ma ancora da vincere.

Punti di forza, veterani e sorprese

Le chiavi della squadra sono finite in mano a Justin Robinson, ragazzo che, a dispetto della statura mignon, aveva già dimostrato il proprio valore come miglior assist-man del campionato francese, ma, in realtà, l'asse portante si regge su altri due veterani con esperienza enciclopedica. Con Tyler Cain, miglior rimbalzista del campionato, Pesaro ha inserito un centro old-school in grado di fungere da boa sotto entrambi i tabelloni, àncora difensiva della squadra e punto di riferimento in post-basso con quelle lezioni di perni e fondamentali invidiabili per la stragrande maggioranza degli avversari. E Carlos Delfino, arrivato grazie al legame maturato tanti anni fa con lo stesso Repesa, quando, giovanissimo, esplodeva nella Fortitudo Bologna prima di lanciarsi nell'avventura NBA, ha fornito quel leader tecnico e carismatico cui affidarsi nelle situazioni di bisogno: il fatto che a 38 anni sia ancora in grado di reggere il campo con lo stesso minutaggio di 17 stagioni fa (28') e fatturare in maniera addirittura maggiore (13.8 punti a partita, career-high) spiega bene la grandezza di un giocatore che, con Luis Scola e David Logan, forma una ristrettissima cerchia di intramontabili della nostra Serie A.

Seratona di Ariel Filloy: le sue cinque triple affondano Brescia

Scelte azzeccate anche nel reparto esterni per arricchire il gruppo-italiani, con Ariel Filloy, "usato sicuro" ormai da tempo immemore e gran protagonista nel successo su Brescia con le 5 triple che hanno aggiornato il suo career-high, e Matteo Tambone, ragazzo in grado di esprimere la maturazione raggiunta attraverso un triennio di grande responsabilizzazione a Varese. Scommessa vinta, questa sì, è stato Marko Filipovity, giocatore conosciuto per i suoi trascorsi con la nazionale ungherese ma performante ben oltre le attese e nell'impatto reale che sta avendo sugli equilibri della squadra. Collante su entrambe le metacampo, Filipovity fornisce quella bidimensionalità che permette a Repesa di orchestrare assetti differenti: efficace in avvicinamento al ferro e pericoloso nel tiro da fuori, muscolare ma anche rapido e atletico, e utilissimo a rimbalzo, soprattutto dinamico, per puntellare un front-court a cui mancherebbe un ulteriore elemento dalla panchina per essere veramente completo. Il mercato ha portato invece un nuovo esterno, Gerald Robinson, per necessità dovute allo stop di Frantz Massenat: ma attenzione a questo ragazzo, già ben navigato (è in Europa dal 2012) e con fame di mostrare le proprie qualità dopo la disavventura con la Virtus Roma. Il mix, al momento, funziona, e l'impressione è che possa continuare a crescere nel tempo: la Coppa Italia è un premio più che meritato.
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