Squadre che, nella storia della Serie A, hanno rimontato una serie di finali dall 0-3? Zero, nessuna. Chi ci andò più vicina fu la Montepaschi Siena in smobilitazione nel 2014, proprio contro l'Olimpia Milano, quando, dopo aver perso le prime due partite al Forum, si aggiudicò le successive tre ritrovandosi poi gelata dall'iconico "The Shot" di Curtis Jerrells in una gara-6 che sembrava destinata a chiudere i conti. In realtà, i precedenti su cui possiamo calcolare la statistica sono pochi, perché la formula delle finali a 7 è stata implementata solamente nel 2011-12, e, da lì in avanti, soltanto la stessa Milano si è ritrovata sotto 3-0 (proprio nel 2012) ancora contro la Mens Sana. Quell'Olimpia targata EA7 e allenata da Sergio Scariolo conquistò il punto della bandiera al Forum in gara-4 salvo poi alzare definitivamente bandiera bianca nel match successivo. Allargando il campo e considerando anche la NBA, dove le serie al meglio delle 7 sono tradizione anche all'esterno delle Finals, il dato non migliora: soltanto tre squadre dal 1951 a oggi hanno rimontato dallo 0-3 al 3-3 per poi perdere, però, la decisiva gara-7.
La vetta che si ritrova a scalare Milano è ancora inviolata, e il tragico epilogo di gara-3, con quel mega-parziale negativo di 24-6 incassato dopo la parità raggiunta all'ultimo intervallo, esprime in maniera esplicita l'enorme differenza a livello fisico ed emotivo tra le due contender per lo Scudetto, come evidenziato anche da coach Messina nel post-partita. Eppure, se c'è una serie che può riscrivere la storia, è proprio questa. Per un assioma a prima vista semplicistico ma reale: l'Olimpia, sotto 3-0 nonostante la partenza con il favore del pronostico, non può continuare a giocare peggio di quanto fatto finora. E, viceversa, Bologna è forte di tre partite giocate al limite della perfezione. Certo, non siamo ciechi né ingenui, e stiamo parlando di una possibilità molto remota, ma, per onor di cronaca, è giusto, se non doveroso, affrontare l'ultimo grande tema di queste Finals: nonostante le avversità di storia e cabala unite all'evidente deficit delle prime tre gare, quante e quali chance ha l'Olimpia per girare la serie?

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L'aspetto mentale: la pressione, ora, è tutta sulla Virtus

Il primo aspetto è quello mentale, ora definitivamente ribaltato. La pressione, quasi soffocante per Milano all'inizio della serie per essersi anche mischiata con la frustrazione derivante dall'aver mancato uno storico ritorno in finale di Eurolega per un tiro di Kevin Punter sputato dal ferro e una prodezza di Cory Higgins a otto decimi dalla sirena, ora è sparita. Anzi, si è trasferita, in toto, sulle spalle della Virtus, squadra che, col nuovo ciclo ambizioso cominciato dopo la conquista della Champions League del 2019, non ha ancora messo un titolo in bacheca. Lo Scudetto, per quanto estremamente prestigioso e mancante da 20 anni (dobbiamo tornare al 2001, quando era proprio coach Messina a sedere sulla panchina dell'allora Kinder del Grande Slam con Manu Ginobili, Antoine Rigaudeau e Marko Jaric) rappresenta l'ultima chiamata dopo le delusioni in Supercoppa, Coppa Italia e, soprattutto, nella semifinale di Eurocup, vero grande obiettivo stagionale, persa nonostante il successo in gara-1 contro l'Unics con annesso addio al sogno di un ritorno in Eurolega. Bologna ha risposto bene, anzi, in maniera ottimale, alla prima prova del nove, trovandosi a giocare da favorita di fronte al proprio pubblico, ma ora avrà la forza e la lucidità per terminare l'opera, considerando anche il supporting-cast di Teodosic e Belinelli ha esperienza minima, se non nulla, in situazioni a questo livello?
Di contro, l'Olimpia, a mente sgombra, non ha mai giocato. Anzi, ha disputato un'intera stagione, parallela a quella di Eurolega (gestita però con un roster e rotazioni molto differenti), quasi con il dovere assoluto di vincere ogni partita, incalzata da motivazioni di status, blasone, forza complessiva del roster, esigenze del progetto e, soprattutto, di una piazza poco disposta (anzi, per nulla) ad accettare l'eventualità di lasciare qualche partita per strada per ridurre il consumo di energie fisiche, mentali e, allo stesso tempo, far crescere responsabilizzando il gruppo degli italiani, ora sempre più in netta difficoltà nella battaglia con la controparte bianconera. Con la pressione ormai ridotta al minimo e l'importantissimo fattore mentale del "niente da perdere" passato su sponda biancorossa, si rivedrà la stessa difesa super-organizzata e la stessa leggerezza nel gioco delle bocche da fuoco sul perimetro?

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L'aspetto tecnico: quintetto leggero, LeDay, Roll e nuove soluzioni offensive

Il fattore mentale, importante ma non sufficiente, dovrà essere accompagnato anche da un discorso tattico, dove coach Messina, pur avendo faticato a trovare le giuste contromisure nelle prime tre gare, ha comunque un vantaggio sull'avversaria derivante dalla lunghezza generale del roster. Premesso che le difficoltà maggiori in questo momento risiedono nella metacampo offensiva (dopo i 70 scarsi delle prime due partite al Forum, i 58 di gara-3 rappresentano il season-low), la scelta del quintetto leggero e perimetrale con Micov-Datome da 4 tattici vista mercoledì sera sembra essere quella migliore, nella speranza che quelle percentuali dall'arco, quasi dimezzate dal brillante 42.3% della regular-season al terribile 27.6% delle Finals (24/87), possano tornare a rialzarsi restituendo alla squadra la sua arma principale.
Chiaro, l'eventuale crescita non può esplodere in maniera magica e/o improvvisa se non sorretta da un piano tecnico-tattico efficace, ma, anche qui, Messina avrebbe spazio per lavorare e sperimentare. Come? Magari scegliendo una soluzione estrema con il reinserimento di Zach LeDay da centro (ruolo già coperto egregiamente già allo Zalgiris anche in Eurolega) per avere un ulteriore tiratore per aprire il campo e cercare di sfaldare il muro difensivo innalzato dalla Virtus a centro-area e, allo stesso tempo, un big-man tecnico cui appoggiarsi in situazioni di post-up per punire i mismatch sui cambi difensivi, cosa che i vari Hines, Biligha e Tarczewski faticano nel concretizzare per caratteristiche offensive più limitate.

Si accende il Chacho Rodriguez: 8 punti in un amen

Seconda possibilità: cambiare la regia se Malcolm Delaney dovesse essere ancora indisponibile per gara-4, rispolverando nel ruolo di finto playmaker quel Michael Roll che aveva assolto il proprio compito in maniera onesta nel periodo di stop dello stesso Delaney per infortunio. Finora, Roll è l'unico giocatore non utilizzato nelle Finals, ma la sua duttilità, unita all'intelligenza tattica e a un tiro da fuori estremamente affidabile, possono permettere la riallocazione di Sergio Rodriguez nel suo ruolo perfetto e preferito di sesto uomo in uscita dalla panchina. Schierato in quintetto in gara-3, il Chacho ha reso in maniera molto minore rispetto alle prime due partite, dov'era stato il migliore su sponda biancorossa.
Terza possibilità: giocare per attaccare in maniera continuata gli anelli deboli della catena difensiva della Virtus, Milos Teodosic e Marco Belinelli. A dispetto delle ottime prestazioni viste finora, Teodosic resta azzannabile sui cambi difensivi in post-up (e qui tornerebbe utile, oltre al gioco spalle a canestro di Datome e Micov, anche l'utilizzo di Zach LeDay come perno a centro-area per sfruttare quel suo classico tiro in gancetto a una mano sola, visto pochissimo in queste Finals) e Belinelli sul perimetro, dove può soffrire l'atletismo, la velocità e l'estro dei vari Shields, Punter e Rodriguez. Contromossa: la Virtus ha sempre giocato una difesa ottima, cambiando in maniera aggressiva su ogni blocco, anticipando le linee sul primo passaggio e preparando aiuti continui a centro-area, sfaldando un attacco dell'Olimpia centrato molto su un gioco perimetrale fatto di stagger, zipper, hand-off e isolamenti. Inserire situazioni di double-drag (doppio blocco alto) o horns (il classico corna), magari con un secondo blocco per liberare il 4 tiratore sul perimetro al centro (soluzione ideale per Datome e Micov), giochi finora estranei al playbook proposto da Messina in stagione, potrebbero aiutare a rompere la perfetta efficacia difensiva della Virtus aprendo piccole crepe di incertezza, soprattutto a livello comunicativo, sui cambi. E, da lì, andare a sfruttare i nuovi vantaggi.
Gara-4 delle LBA Finals tra Virtus Segafredo Bologna e AX Armani Exchange Milano è in programma venerdì 11 giugno alle ore 19.00. Seguila LIVE in TV su Eurosport 2 e in LIVE-Streaming su Eurosport Player e Discovery Plus!

Riguarda gara-3 tra Virtus Segafredo Bologna e AX Armani Exchange Milano in VOD (Contenuto Premium)

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