Fondamentale nel Preolimpico di Belgrado. Essenziale ai Giochi di Tokyo 2020. E ora sbarcato in Italia, per diventare punto di forza della Virtus Segafredo Bologna di coach Sergio Scariolo. Nico Mannion è ufficialmente un giocatore delle Vu-Nere, ciliegina sulla torta - o meglio, sul mercato - per un club che vuole certificare la propria supremazia in ambito nazionale, ma non solo. L'intenzione di tornare in EuroLega e stabilirvisi per tanto tempo è ormai lampante. Mannion può così rappresentare una carta ulteriore da giocare al tavolo con ECA (EuroLeague Commercial Assets) e coi top-club europei. Prima, però, c'è da confermare lo Scudetto sulle maglie e tentare un nuovo assalto all'EuroCup, l'anno scorso sfuggita più per dettagli che non per errori. Analizziamo insieme le premesse di un colpo di mercato sensazionale, che potrebbe anche essere una nuova cartina al tornasole della rinascita della prima, vera, storica rivalità cestistica italiana: quella tra Olimpia Milano e Virtus Bologna.

In che fase della carriera è Nico Mannion?

Completamente e unicamente in rampa di lancio. La NBA è un mondo a sé stante, a volte di difficile comprensione per chi non riesce a viverla dall'interno, pertanto non ha senso alcuno bollare come "involuzione", nella carriera di Mannion, la scelta di giocare per la Virtus. Anzi, ci pare l'esatto contrario. Anziché accontentarsi di two-way-contract e di scampoli di partite coi Golden State Warriors, il ventenne azzurro ha deciso di sbarcare nel Vecchio continente per giocare minuti veri, tra LBA ed EuroCup. Guai poi a sottovalutare la seconda competizione europea per club, definendola una copia sbiadita dell'EuroLega: il livello è sempre più alto e la nuova formula del torneo risulta tanto intrigante, quanto complessa. Diciotto partite di stagione regolare portano con sé l'esigenza di un roster profondo e versatile, in cui Mannion troverà sicuramente spazio, da play o da guardia. Essere ancorati alla tradizionale concezione dei ruoli risulta anacronistico, non ci stancheremo mai di ribadirlo, ma sono questi gli spot in cui coach Scariolo testerà il giovanissimo.
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C'è poi chi sostiene che Mannion abbia ancora tutto da dimostrare. Verissimo. Se però le premesse sono quelle viste tra Belgrado e Tokyo, con la maglia dell'Italbasket, allora il futuro non potrà che essere roseo. In ambito FIBA le caratteristiche tecniche e atletiche del figlio di Pace hanno già fatto un'enorme differenza: impensabile che ciò non si ripeta nel campionato italiano. I margini di miglioramento, inoltre, sono pressoché illimitati e l'evoluzione della sua pallacanestro non potrà che essere dirompente, potendo egli lavorare in una società che ha sempre dimostrato di saper gestire al meglio giovani talenti per trasformarli in affermati giocatori.

Un colpo che farà cambiare dimensione alla Virtus?

Sì, come lo fu con Marco Belinelli. Chiaro che si tratti di atleti con status cestistici differenti, ma altrettanto lampante l'intelligenza nel firmarlo. Mannion è la risposta delle Vu-Nere al binomio Nik Melli-Olimpia Milano: una replica ad effetto. Firmare un giovane in rampa di lancio, peraltro italiano - e non per patriottismo o per sciovinismo, bensì per regole di composizione dei roster che, nel 2021, forse andrebbero riviste - è sintomo di ambizione, ma anche di programmazione. Vero che nel contratto (2+1) c'è una NBA-escape alla fine del primo anno, ma solo dietro lauto buyout e certezza di contratto garantito da una franchigia a stelle e strisce per il giocatore. Altrettanto indubbio, però, che su Mannion la Virtus possa costruire il proprio futuro. L'idea di vederlo imparare l'arte del playmaking dal mago serbo, Milos Teodosic, non può far altro che stuzzicare la fantasia di chiunque ami la pallacanestro, oltre che di tutti i tifosi virtussini, ça va sans dire.
La dimensione della Virtus Bologna cambia così ulteriormente, laddove l'ex-Warriors rappresenta anche un colpo mediatico, oltre che tecnico e tattico. L'hype per la sua firma con Bologna è stato evidente, come cristallino sarà l'interesse che lo stesso Mannion genererà nel corso della stagione, con tanti scout (NBA e non solo) che lo visioneranno e altrettanti, potenziali, approfondimenti sul suo rendimento all'interno del club bolognese. L'unico dubbio riguarda appunto la durata dell'esperienza in bianconero: i Golden State Warriors detengono ovviamente ancora i diritti sul giocatore, potendo così richiamarlo già al termine della stagione 2021-22 per riabbracciare un atleta definitivamente maturato.

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Si tratta di una buona notizia per il basket italiano?

Senza dubbio. Dopo essere stato uno dei volti di un'Italbasket tornata a farci emozionare, Mannion può esserlo anche della Virtus e dell'intero movimento italiano. Come successo per Melli o per coach Scariolo, l'arrivo di un giocatore simile non può che generare ulteriore interesse verso la pallacanestro in generale, ma anche verso la LBA in particolare. Avere atleti-immagine è una chiave imprescindibile per poter vendere meglio il prodotto. Mannion può rientrare a pieno titolo tra di essi: di lui se ne parla da anni, da quando all'high school metteva insieme numeri pazzeschi. In questo discorso rientra nuovamente anche la rivalità cestistica tra Bologna e Milano. Avere due squadre al top in EuroLega ed EuroCup non può che ampliare la considerazione di cui gode oggi il basket in Italia, ritagliando spazi ulteriori affinché questo sport possa rinverdire i fasti degli anni '70 e '80.

Tanti giocatori nello stesso "ruolo", come li gestirà Scariolo?

La sovrabbondanza non è quasi mai stata un problema nello sport. A tale ragionamento fa però eccezione il basket, in cui rotazioni strette e chiare - a otto, massimo dieci giocatori - diventano quasi imprescindibili nel momento in cui ci sono in palio trofei. La stagione della Virtus sarà però talmente logorante, non solo in termini di partite giocate ma anche di viaggi e spostamenti, che poter contare su diversi giocatori per due ruoli è sicuramente un plus. Milano ha già sperimentato sulla propria pelle quanto possa essere estenuante un'annata da 80-90 partite. Bologna ha fatto tesoro dell'insegnamento e ha assemblato un roster funzionale, poliedrico e profondo. Le gerarchie nel ruolo saranno stabilite in corso d'opera, anche perché coach Scariolo vorrà prima valutare bene tutti gli effettivi a disposizione, ma non saranno immutabili.

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Teodosic è sicuramente il perno della squadra, ma dietro di lui scalpitano Pajola, Ruzzier e lo stesso Mannion. Interscambiabilità tra i quattro e possibilità di vederli, a coppie, in uno stesso quintetto - come è accaduto lo scorso anno per Pajola e Teodosic - avranno un ruolo fondamentale nel corso della stagione. Peraltro, Mannion da guardia potrebbe anche essere arma tattica in momenti diversi di uno stesso match, non solo per dare fiato a Belinelli ma anche per cambiare ritmo con le sue brucianti accelerazioni, senza limitarsi al gioco perimetrale.

La Virtus Bologna può tentare il triplete?

Sarebbe folle rispondere di no, considerato come si è conclusa la scorsa stagione. Il 4-0 rifilato a Milano nella finale Scudetto è emblematico, marchiato a fuoco sul cuoio della palla a spicchi nostrana. Un dominio incontrastato e - in quelle condizioni - incontrastabile. Bologna ha cambiato tantissimo, ma con intelligenza e lungimiranza. C'è chi sostiene che Scariolo debba essere rivalutato quale head coach di un club, ma una tale considerazione è decisamente ingiusta. Non allena da tanto tempo se non in Nazionale spagnola, questo è vero, ma rimane comunque un tecnico che è stato capace di centrare risultati importanti con club che, in quei momenti, cercavano di ritornare ai massimi livelli (Real Madrid) o erano pronti a spezzare egemonie altrui (Malaga). Esperienza, duttilità e capacità di gestione del gruppo in qualsiasi momento rappresentano ciò che Scariolo porterà in dote alle Vu-Nere.
Il resto dovrà farlo un roster importante, Ekpe Udoh su tutti. Al netto dell'integrità fisico-atletica, il centro nigeriano dovrà trovare sintonia con Teodosic e non far rimpiangere la coppia Gamble-Hunter. L'anno scorso fu proprio grazie ai lunghi, ma non solo, che la Virtus costruì il 10-0 in post-season e uno Scudetto da imbattuta. Quest'anno le incognite sono forse maggiori, ma anche il livello complessivo di talento è decisamente aumentato. Sognare in grande non dev'essere peccato di presunzione, bensì consapevolezza del proprio valore. La Virtus Segafredo Bologna è tornata nel posto che le compete, almeno a livello italiano. Ora deve ritornarci anche in Europa. Con un Nico Mannion in più nel proprio motore.

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