"Abbiamo vinto partendo dalla difesa, come fanno le grandi squadre. Anche se a volte non sembra, siamo una squadra vera" - coach Sasha Djordjevic dopo gara-1.
Il pesante 0-3 nei precedenti stagionali che aveva promosso Milano al rango di favorita ai blocchi di partenza delle LBA Finals è stato cancellato da una grande vittoria esterna in gara-1, capace di ribaltare il fattore-campo e mantenere la Virtus unica squadra ancora imbattuta in questa post-season (record di 7-0). Bologna ha approcciato la partita del Forum con un game-plan perfetto, mantenuto in maniera solida per i primi tre quarti e recuperato in extremis, quando l'Olimpia, risalita dal -18 al -2, sembrava in grado di riagguantare una situazione disperata. Andiamo ad analizzare i fattori-chiave che hanno permesso alla Virtus di ribaltare il pronostico.

Organizzazione difensiva

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Come riconosciuto anche da Djordjevic, il successo di Bologna ha gettato le basi nella metacampo difensiva, dove ha saputo togliere a Milano le armi principali sul perimetro e sfruttare, contemporaneamente, la debolezza dell'Olimpia stessa vicino a canestro. La Virtus ha giocato una difesa perfetta, cambiando su tutti i blocchi in maniera aggressiva in modo da limitare le situazioni di pick'n'roll su cui l'attacco biancorosso si è sempre basato in maniera massiccia in stagione. Milano ha faticato a trovare vantaggi, perdendosi spesso in situazioni di isolamento e forzature dal palleggio, con crollo delle percentuali nel tiro dall'arco (vera forza della squadra in stagione) e incapacità di avvicinarsi a canestro per punire i mismatch, difficoltà cronica per la mancanza di un vero big-man tecnico con punti nelle mani. Zach LeDay è stato limitato a qualche fiammata, soprattutto da fuori, mentre la scarsa vena di Kyle Hines, Paul Biligha e Jeff Brooks ha fatto il resto. Il 33.3% dal campo (20/60) è il peggior dato stagionale dell'Olimpia.

Due stoppate in fila per Gamble, il muro della Virtus

Fisicità e controllo del ritmo

Come emerso anche nelle sconfitte in Eurolega, l'Olimpia ha sofferto spesso i confronti con squadre fisiche e ritmi bassi. La Virtus, che ha costruito un roster attrezzatissimo per azzannare l'Eurocup da grande favorita, ha le qualità fisiche e tecniche per impostare un gioco non molto distante da quello di una squadra di medio-bassa Eurolega. Sorretta dalle spalle di un ottimo Julian Gamble, Bologna non ha sofferto nel verniciato (anzi, ne è uscita nettamente vincitrice per percentuali ed efficacia) mentre la fisicità del reparto esterni (Markovic, Pajola, Abass, Weems) e la duttilità dei lunghi (Alibegovic+Ricci, mobili e solidi allo stesso tempo) sono riuscite a fondersi in un tutt'uno perfetto per schermare l'area e togliere a Milano ogni spiraglio offensivo. Il ritmo basso, soprattutto nelle fasi iniziali di partita, ha ulteriormente danneggiato il gioco dell'Olimpia, incapace di trovare punti rapidi per piazzare i suoi classici parziali-lampo costruiti sulla vena offensiva degli esterni, costretti sempre a lavorare in maniera faticosa contro la difesa schierata.

Milos Teodosic

Alla Virtus serviva una grande prestazione del suo campione, ed è arrivata. I numeri dicono tanto (19 punti, 7 assist e 8 falli subiti, il migliore in tutte queste categorie statistiche) ma non tutto. Perché non spiegano la personalità con cui ha tenuto in mano la squadra, orchestrando e alimentando un attacco che ha fatto scintille per larghi tratti della partita, con un numero di assist quasi pari a quello dei canestri realizzati, e la capacità di sacrificarsi nella metacampo difensiva, evitando di fungere da "anello debole" attaccabile sui cambi. In quella strana (e forse anche poco sensata) dicotomia tra grandissime star nata già all'inizio della scorsa stagione con Sergio Rodriguez, il Mago Milos è uscito vincitore in maniera netta. Almeno in gara-1.

Teodosic manda a segnare prima Abass e poi Ricci

Il fattore Kyle Weems

Se Milano ha il suo jolly in Shavon Shields, solido in difesa in gara-1 ma frenato da un pessimo 1/10 al tiro, Bologna non può prescindere dal suo two-way player per eccellenza, Kyle Weems. All'intensità nella propria metacampo di cui abbiamo già parlato poco sopra, Weems ha aggiunto una prestazione offensiva di lusso, trasformandosi in un grande secondo violino in sostegno di Teodosic: i 15 punti realizzati valgono la sua terza miglior prestazione stagionale in campionato e la sua migliore in assoluto al rientro dall'infortunio muscolare che lo ha costretto a saltare il finale di campionato e la serie dei quarti contro Treviso. Il pieno recupero di Weems può dare alla Virtus un'ulteriore arma tattica di grande importanza, come perfetto giocatore 3&D da pallacanestro moderna.

Supporting cast

"Anche se a volte non sembra, siamo una squadra vera". Le parole di Djordjevic calzano alla perfezione con l'ultimo punto della nostra analisi. Bologna si è rivelata più profonda, più completa e dotata di un maggior numero di frecce in faretra rispetto a Milano. Perché, oltre ai due grandi protagonisti già analizzati e alla sfuriata sparata da Marco Belinelli nel secondo quarto, il supporting-cast ha avuto la meglio su quello avversario. Dalla solidità di Stefan Markovic, ottimo in difesa, in co-gestione con Teodosic e risolutore nel momento più critico della serata, alla tenacia velenosa di Alessandro Pajola, vero distruttore del gioco in un primo tempo in cui ha mandato fuori giri sia Delaney che Rodriguez, alla concretezza di Awudu Abass, Pippo Ricci e Amar Alibegovic, capaci di essere subito incisivi, soprattutto sul piano mentale, in un contesto difficilissimo e mai affrontato finora nel ruolo di protagonisti. Anche senza Amedeo Tessitori, Bologna ha raccolto molto più dai suoi comprimari e dai suoi italiani rispetto a Milano, limitata soltanto a quello sprazzo difensivo, seppur molto violento ed efficace, di Moraschini-Biligha nella prima metà del quarto periodo. Riuscire a mantenere questo vantaggio nel resto della serie sarà determinante per equilibrare le forze in campo.

Canestro pazzesco del "cameriere" Marco Belinelli

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