Lo spettacolo Virtus Bologna prosegue senza sosta, la banda di Sasha Djordjevic passa anche a Desio contro Cantù e resta imbattuta in trasferta tra campionato e Eurocup (13 vinte e 0 perse). Quello che impressiona della Segafredo è come gioca, come muove uomini e pallone, e come sia una macchina difficilmente arginabile quando al volante ci sono Milos Teodosic e Stefan Markovic.
Non sorprende che nel successo per 91-82 al PalaBancoDesio contro l'Acqua S.Bernardo abbiano totalizzato 30 assist eguagliando il record stagionale realizzato da Sassari alla sesta giornata, e pareggiando il record societario realizzato nello scorso campionato quando nella gara contro Pesaro. Non è il massimo in questa stagione perchè la Virtus è arrivata a 32 assist nella vittoria casalinga contro il Monaco in Eurocup, ma la sostanza non cambia di una virgola.

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Virtus imprevedibile e non arginabile

Vista dal vivo la squadra di Djordjevic fa ancora più impressione perchè, come già detto, quando in campo ci sono Teodosic e Markovic (o anche solo Milos...) in attacco non è arginabile perchè è totalmente imprevedibile visto che i due serbi hanno la capacità di leggere in anticipo la difesa avversaria e di reagire di conseguenza, trovando quasi sempre la soluzione migliore, spesso dando ad un compagno un tiro facile, che sia una ricezione sotto canestro per i vari Gamble e Hunter, o una conclusione da fuori con metri di spazio per specialisti come Weems, Adams, Ricci o Alibegovic.
Questo non significa che la Segafredo non abbia degli schemi offensivi o degli attacchi disegnati sulla lavagna da Djordjevic e dai suoi assistenti, ma sembra che come le squadre dotati di grandi "playmaker" (concetto esteso a tutti i ruoli, non solo alle guardie) anche la Virtus conceda molta libertà ai suoi giocatori di improvvisare in base al cosiddetto "read and react", ovvero leggera la difesa e agire di conseguenza. E' quello che negli anni 2000 si è visto spesso fare ai Nets di Jason Kidd, ai Suns di Steve Nash (con Mike D'Antoni in panchina), ai Golden State Warriors di Curry, Iguodala e Draymond Green, menti sopra la media per il gioco, o in Europa ad esempio al Panathinaikos con Nick Calathes, al Real Madrid di Facundo Campazzo ma anche la stessa Olimpia Milano quando c'è Sergio Rodriguez a menare le danze.

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Per implementare un sistema del genere non basta però avere un grande regista con la palla in mano, ma serve che i compagni siano sulla stessa lunghezza d'onda: è necessaria un'intesa tecnica, imparare a capire le intenzioni del compagno che ha la palla in mano e di conseguenza occupare gli spazi giusti sul campo per dare una linea di passaggio, un bersaglio al Teodosic o Markovic di turno. Questo è il motivo per cui l'attacco di Bologna non è statico, si giocano pochi isolamenti, pochi pick and roll basici con solo due uomini coinvolti, ma c'è un grande uso di "consegnati", blocchi lontano dalla palla e fondamentali sono i tagli e i movimenti senza la palla stessa, cercando il più possibile di tenere vivo un "flow", un "flusso". E questa cosa rende bella da vedere la Virtus.

Il mago Teodosic è "la differenza"

E' superfluo dire che la Segafredo è questa corazzata soprattutto per la presenza di Milos Teodosic. Il serbo ovviamente da solo non basterebbe ma è quello che fa la differenza per la formazione di Sasha Djordjevic. I numeri dicono tanto - 7.3 assist di media in Serie A (primo), 110 in 15 gare, tre volte oltre i 10, 14 nel derby con la Fortitudo, 12 a Trento, 11 a Desio con Cantù -, ma non tutto di quanto pesi la presenza sul campo dell'ex stella di Olympiacos e CSKA Mosca.
Osservandolo da vicino si nota come non sia un regista "vocale", non parla molto in campo (a differenza degli americani che incitano e danno indicazioni), ma è impressionante come dia la sensazione di avere sempre tutto sotto controllo e di riuscire a fare quello che vuole, quando vuole, "spiazzando" la difesa sempre e comunque. Gioca ad un ritmo tutto suo, i cambi di velocità e ritmo sono letali, e poi ha questa capacità di tradire gli avversari con lo sguardo perchè raramente passa la palla al compagno che sta guardando, è un perenne "no look". Senza contare quando attacca in prima persona, deciso ed efficace, diretto sia nel tiro, sia nella penetrazione al ferro. Per citare il telecronista Andrea Solaini, quando lui ha la palla e sembra guardare nel vuoto, "scattano gli allarmi", ovvero sai che sta per succedere qualcosa ma non hai la minima idea di quello che accadrà, e questo per la difesa è totalmente frustrante.

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I numeri: gli assist una costante, aldilà del risultato

Contro Cantù la Segafredo ha chiuso con 30 assist, andando ben oltre la media di 22.7 a partita, nettamente primi davanti ai 19.2 di Sassari: alla fine sono 21 per la coppia Teodosic-Markovic, 12 del primo, 9 del secondo, leader assoluti della Bologna bianconera.
Il numero di assist però non incide troppo sui risultati, è una costante e un segno distintivo della Virtus: nelle vittorie sono 23.6 di media, nelle sconfitte, cinque e tutte in casa, sono 20.8. Solo tre volte la Segafredo è stata sotto i 20 assist ma ha vinto due di quelle partite, a Venezia e a Trieste (sconfitta invece contro Milano, tirando col 41% da due, il peggiore in stagione); viceversa nei cinque ko ha registrato sempre 20 o più assistenze.
"Quando servo un assist, sono felici due persone: io e il mio compagno di squadra. All’assist successivo, farò contento un compagno diverso. L’assist, per me, rappresenta il momento più bello del basket". Parole di Milos Teodosic, la spiegazione più bella ed efficace del successo suo e della Virtus Bologna in questa prima metà di stagione.
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