Da più di mezzo secolo la città di Bologna è scissa in due fazioni, ben distinte tra loro. Non si tratta di politica, non si tratta di calcio. Non si tratta nemmeno di scissione culinaria. È solo e semplicemente pallacanestro. Potremmo quasi definirli guelfi e ghibellini cestistici sui generis, se solo non facessimo un torto alla città nella sua interezza e storia. Il "Derby delle Due Torri" tra Fortitudo e Virtus ha ormai una tradizione radicatissima e ci ha regalato stupende pagine di sport. Per quanto il concetto di divisione sia ormai diventato anacronistico in una società sempre più senza confini, la rivalità cestistica tra le due anime di Bologna tiene viva una cultura della memoria, delle tradizioni e delle leggendarie sfide tra due club che hanno fatto la storia della pallacanestro, in Italia ma anche in Europa.

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Da un lato la Fortitudo, colori sociali bianco e blu, costola fin dal 1932 della Società Ginnastica Fortitudo, dalla quale divenne autonoma solamente nel 1962 con la denominazione di Fortitudo Pallacanestro Bologna. Il numero 103 aggiunto nel 2013, quasi come nomenclatura, è un richiamo proprio a quel distaccamento, visto che il codice di affiliazione alla FIP fu proprio 00103 (quello contemporaneo è 52934). Dall’altro, la Virtus, colori sociali bianco e nero, creata da alcuni atleti della S.E.F. (Società Educazione Fisica) Virtus, ossia la polisportiva che dal 1871 aveva promosso le arti ginniche in città. La maggior parte delle partite tra queste due squadre si sono disputate in quello che, in città, era ed è ancora noto come Piccolo Madison”: il PalaDozza. Intitolato nel 1966 a Giuseppe Dozza, sindaco che ne volle la costruzione fin dal 1953, il Palazzo dello Sport di piazza Azzarita divenne fin da subito simbolo di rilancio dalle angherie belliche e tempio di una rivalità che, negli anni, avrebbe permeato tutta la città. Proprio nel 1966 si disputò tra quelle mura il primo derby.

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Le grandi sfide del passato remoto

15 dicembre 1966. Primo faccia a faccia tra le due società: la Virtus, abbinata Candy, contro la Fortitudo, sponsorizzata”, Cassera, in un’ottava giornata della Serie A 1966-67. Erano gli anni della rivalità tra Simmenthal Milano e Ignis Varese, dei duelli in panchina tra Cesare Rubini e Vittorio Tracuzzi, eppure quel primo derby ebbe un significato del tutto particolare, non solo perché inaugurò la rivalità sportiva. Finì 73-66 per la Virtus, trascinata dai 30 punti di Gianfranco "Dado" Lombardi, uno che alle V-Nere avrebbe dato qualcosa come 13 anni di carriera da giocatore e che, al termine di quella stessa stagione, avrebbe vinto la classifica marcatori con 552 punti, 25.1 a partita (e si noti bene che non esisteva il tiro da 3). Né Candy, né Cassera avrebbero poi impensierito le rivali storiche di quell’epoca, chiudendo rispettivamente al 6° e al 9° posto, ma quella sfida rappresentò l’ingresso in pianta stabile della Fortitudo nel novero delle grandi. La Virtus aveva infatti già collezionato 6 scudetti (l’ultimo nel 1955-56) trascinata da Venzo Vannini, ancora oggi recordman di stagioni in maglia bianconera, ben 20, ma anche da Gianfranco Bersani, Galeazzo Dondi Dall’Orologio e Giancarlo Marinelli. La Fortitudo era invece appena risalita nella massima serie, dopo aver acquisito i diritti sportivi di Sant’Agostino e, nella gerarchia cittadina, era ancora sotto al Gira.

Posta la prima pietra, fu nella stagione 1968-69 che si accese probabilmente la miccia della rivalità stracittadina. Col marchio Eldorado sulle divise e trascinata dal "Barone" Gary Schull, la Fortitudo vinse entrambi i derby (86-65 e 66-62) e chiuse il campionato davanti ai rivali (con 4 punti in più, guarda caso), ribaltando così le gerarchie. Schull avrebbe poi dato vita a incredibili duelli sotto i tabelloni con John Fultz, il "Kociss" della Virtus, così soprannominato per la folta chioma e la fascia da capo-tribù indiano, chiamato a sostituire proprio Dado” Lombardi in bianconero. Schull incarnò per la prima volta quello che, nel futuro, sarebbe diventato lo "Spirito Fortitudo". Il 21 dicembre 1969, nella settima stracittadina, il numero 13 dell’Eldorado giocò una delle migliori partite in carriera, chiudendo con 30 punti e 20 rimbalzi e trascinando al successo la Fortitudo (67-64). L’immagine del giocatore stremato, coi pugni alzati al cielo e la faccia insanguinata per una ferita rimediata al sopracciglio durante la sfida, divenne un simbolo dello spirito combattivo della Effe e avrebbe accompagnato i colori biancoblu per sempre.

La Fossa dei Leoni, curva dei tifosi della Fortitudo Bologna

Credit Foto Getty Images

Il libro del dualismo cittadino venne così aperto e si arricchì successivamente di altri, incredibili, capitoli. La Virtus, sotto la guida di Dan Peterson, Terry Driscoll e poi Sandro Gamba ed Ettore Messina, marchiata Sinudyne e in seguito Granarolo Felsinea e Knorr, acquisì uno status internazionale, arrivando a competere coi migliori club europei in Coppa dei Campioni. Il tutto sotto la sapiente regia di Gianluigi Porelli, l’Avvocato, uno degli uomini che ha maggiormente contribuito allo sviluppo e alla diffusione della pallacanestro in Italia, mettendo a volte da parte anche il suo ruolo di Presidente delle V-Nere. La rivalità divenne anche politico-sociale. La Virtus, già dagli anni ’50 connotata come club della classe borghese in contrapposizione al Gira di estrazione universitaria, raccolse ancor più una platea di pubblico di medio-alta estrazione sociale. La Fortitudo, costretta a barcamenarsi invece tra l’A-1 e l’A-2, divenne invece la squadra dei più giovani e delle classi più popolari, anche e soprattutto per l’economicità dei biglietti e per il reclutamento mirato di giovanissimi e adolescenti da lanciare nelle massime serie. Tra questi junior figurò Maurizio Ferro, di ruolo guardia tiratrice, cresciuto proprio nelle giovanili dell’Aquila e uno dei fondatori della "Fossa dei Leoni", lo storico gruppo ultras biancoblu. Proprio Ferro fu protagonista nel derby di ritorno della stagione 1980-81, vinto (107-101) dalla Fortitudo allenata da Mauro di Vincenzo. Fu una sorta di liberazione, dal momento che per i colori bianco-blu il successo mancava da ben 6 anni.

I momenti indimenticabili del passato recente

Riassumere gli episodi recenti più salienti della rivalità tra Fortitudo e Virtus in un singolo articolo sarebbe forse un’impresa omerica e, al contempo, titanica. Consigliamo di correre in edicola e chiedere "Leggenda Virtus" e "Orgoglio Fortitudo", album che ripercorrono la storia completa del mito delle due società con 50 immagini, aneddoti e curiosità varie. Un’opera che mancava, curata da Enrico Schiavina, penna e memoria storica delle vicende di Basket City.

Nel tempo il derby è diventato un’occasione fondamentale, per ambo le fazioni. Quella bianconera, definita dagli avversari come la parte fighetta”, bella ricca e vincente, ha desiderato rimarcare l’egemonia cittadina. Quella biancoblu, composta soprattutto dai giovani "maragli", come vengono definiti dai virtussini, ha sognato di fare pronti e clamorosi sgambetti ai cugini. Un po’ come nella stagione 1987-88, quando la Yoga dominò l’A-2 e, per una formula tanto strana quanto avvincente, si ritrovò a sfidare proprio la Dietor negli ottavi di finale dei Playoffs scudetto. Risultato? 2-0 Fortitudo e fratelli Douglas celebrati in lungo e in largo. Il biennio 1992-93 divenne poi fondamentale, perché l’intervento dell’imprenditore Giorgio Seragnoli consentì alla Fortitudo di ritornare in pianta stabile tra le grandi squadre italiane e di alzare il livello della competizione stracittadina. Si aprì così l’età dell’oro per Basket City, non solo per il numero di trofei messi in bacheca dalle due società, quanto piuttosto per i duelli sul mercato, per la costante dialettica della rivalità, per la necessità di egemonia su entrambe le sponde del Reno. Fortitudo e Virtus diedero vita a partite incredibili, a duelli stellari, non solo in campionato ma anche in Coppa dei Campioni e, successivamente, in Eurolega.

La Virtus divenne tricolore per 3 stagioni consecutive (1993-95), la Fortitudo centrò 10 finali scudetto in 11 anni (dal 2005 al 2006). La stagione 1997-98 fu la prima a mettere in scena la stracittadina su un palcoscenico europeo. Quarti di finale dell’Eurolega FIBA. Hugo Sconochini, in versione all-around player, e Predrag Danilovic, contro "The human highlight film", ovvero Dominique Wilkins. Finì 2-0 Virtus, con gara-1 caratterizzata dalla rissa tra Zoran Savic e Gregor Fucka e da un finale giocato in 3vs2. Supremazia cittadina ribadita ancora una volta e bianconeri che nella finale di Barcellona del 23 aprile successivo avrebbero conquistato il 1° titolo della loro storia nella massima competizione per club. Nemmeno il tempo di celebrare l’affermazione continentale che fu nuovamente sfida. Stavolta nella finale scudetto. Serie al meglio delle 5 partite, linea da 3 punti posta a 6.25, due tempi da 20 minuti e singola azione ai 30 secondi.

Gara-5 il 31 maggio 1998, Kinder contro Teamsystem. Fu la sublimazione della rivalità tra "conigli" (bianconeri) e "polli/piccioni" (biancoblu). Alfredo Cazzola da un lato, Giorgio Seragnoli dall’altro, monte stipendi complessivo miliardario. Fortitudo che in ambito italiano aveva già centrato la vittoria della Coppa Italia superando in semifinale proprio la Virtus. Il tiro da 4 punti di Predrag Danilovic a coronare un continuo botta e risposta tra le due squadre. Carlton Myers, oltre a 20 punti, nel 1° tempo era stato capace di mettere in piedi uno show difensivo di livello per annullare proprio il rivale bianconero. Il capitano biancoblu fu però costretto a lasciare il parquet per falli a 48 secondi dal termine, con la Fortitudo in vantaggio. A 27’’ dalla sirena i punti di vantaggio furono 4, complice l’1/2 ai liberi dell’Airone Gregor Fucka. Fino a quel momento Danilovic era stato un fantasma, complice anche qualche problema a una caviglia (7 punti e 0/5 da 3). Coach Messina non aveva però neanche minimamente pensato di rinunciarvi, ben sapendo quanto fosse condizionante il talento di Danilovic verso le difese; a ciò si aggiungeva il killer-instinct innato della guardia di Sarajevo. Sull’errore di Fucka in lunetta, Alessandro Abbio fu il più lesto a recuperare il rimbalzo e spingere la transizione: in un insieme complesso, ma perfetto, di blocchi, la Virtus si ritrovò a far marcare Danilovic a Dominique Wilkins, fino a quel punto della sfida il peggiore tra le file della Effe.

Risultato? Danilovic non si fece pregare e prese una tripla da distanza NBA. Wilkins tentò di contrastarne il tiro con la sua mano sinistra. L’arbitro Zancanella ebbe pochi dubbi nel fischiare il fallo contestualmente al tiro, forse passò solamente qualche decimo di secondo in cui tutto il PalaMalaguti rimase come congelato. Gioco da 4 punti, successiva palla persa di David Rivers e overtime. Il finale, per chi non lo conoscesse, è da vedere e rivedere cercandolo sul web.

La Teamsystem Fortitudo Bologna del 1999

Credit Foto Imago

Ce ne sarebbero tantissimi altri di derby da raccontare, da ricordare. Il derby in semifinale di Eurolega 1999, vinto ancora dalla Virtus (62-57), con le due formazioni incontratesi anche nel secondo turno in un doppio confronto serratissimo, vinto però in entrambi i casi (e per soli 2 punti di margine) dalla Fortitudo. Il 2-0 della Paf sulla Kinder in Regular Season di Serie A nel 1999-2000, la stagione che si concluse col 1° scudetto per i colori biancoblu. Il fallimento delle V-Nere, la radiazione della FIP nei confronti della Effe. Insomma, non mancò davvero nulla a questa stupenda stracittadina, nel bene e nel male. Nel 2017 fu la Befana a ridare la sfida a una città, Bologna, che senza derby proprio non ci sa stare. Nemmeno l’inedita cornice della cadetteria fu in grado di ridurre le ansie dell’attesa, le emozioni contrastanti della sfida e, soprattutto, la partecipazione del pubblico. Nell’ambito della religione cestistica, il derby di Bologna rappresenta un qualcosa di apocrifo, ma non perché non venga riconosciuto da un’autorità superiore. Quanto, semmai, per il fatto che anche questa autorità superiore è costretta a riconoscerne l’eccezionalità, la grandezza, l’importanza.

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Le indicazioni che ci offre il presente

L'approccio al derby numero 109 sarà decisamente diverso per le due squadre. La Virtus Segafredo Bologna vi arriva con certezze importanti, specie europee, considerando il dominio incontrastato del Gruppo C di EuroCup (record di 7-0, nonostante la presenza della corazzata Lokomotiv Kuban nel raggruppamento). In LBA i bianconeri di coach Djordjevic hanno pagato qualche passaggio a vuoto, specie casalingo, ma quale migliore occasione per una dimostrazione di potenza anche in ambito nazionale? La Fortitudo Lavoropiù Bologna arriva al derby certa dell'assenza di Pietro Aradori e con grossi dubbi riguardanti l'impiego di Matteo Fantinelli ed Ethan Happ. A ciò, si aggiunge la situazione di classifica: ultimo posto, con un record di 1-6, e tante difficoltà nell'esprimere un gioco che, per forza di cose, alla lunga sboccerà e farà divertire tanti, se non tutti, gli appassionati.

Sfide nelle sfida poi tra i vari interpreti. Milos Teodosic contro Adrian Banks; Julian Gamble e Leonardo Totè a darsi battaglia nei pitturati; Vince Hunter e Giampaolo Ricci contro l’esperienza e l’eterno talento di Stefano Mancinelli e la versalità di Wesley Saunders; l'esplosività e il ball-handling di Josh Adams, contro l'atletismo e l'energia di Todd Withers. Insomma, questo 109° derby, come del resto tutti i precedenti, potrebbe risultare perfetto spot per la nostra pallacanestro.

Sconochini e Meneghin: il derby di Bologna visto da noi

Dove vederlo: il derby di Bologna su Eurosport Player

Il derby tra Fortitudo Lavoropiù Bologna e Virtus Segafredo Bologna è in LIVE-Streaming su Eurosport Player dalle ore 17:54 (palla a due prevista per le 18:00) di domenica 22 novembre.

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