In Supercoppa si è visto soltanto fare da contorno per una manciata di minuti, in evidente ritardo di condizione per un infortunio al ginocchio che lo ha frenato nelle ultime due settimane di preparazione fisica. Così come altri problemi alle ginocchia derivanti da una stagione lunghissima e massacrante con più di 90 partite giocate in maglia Olimpia hanno costretto Gigi Datome a dare forfait alla nazionale per il preolimpico e i Giochi di Tokyo.
In una lunga intervista concessa a Tuttosport, Datome ha fatto luce e chiarezza sulle motivazioni che lo hanno portato ad auto-escludersi dal gruppo di coach Meo Sacchetti lo scorso giugno, una scelta che, assieme a quelle di Marco Belinelli e Daniel Hackett (quest'ultima già nota da tempo), ha fatto discutere tifosi e appassionati. Una scelta dovuta a problemi fisici importanti uniti a un dilemma morale: è giusto togliere il posto a un azzurro potenzialmente più in forma sapendo di non essere al top? Probabilmente no. Anzi, sicuramente no. Per questo il gesto di Datome è doppiamente apprezzabile. Così come la disponibilità già data per disputare gli Europei del prossimo settembre in casa, a Milano. Al netto, ovviamente, di una condizione fisica accettabile.

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"Se sto bene, io ci sono sempre. Anche se non sono al meglio. L'ho dimostrato anche in Supercoppa. Ma in Nazionale è diverso. Se vai che non stai bene, togli il posto a un altro azzurro che può essere più efficace e importante. Mi sono messo una mano sulla coscienza. Molti lo hanno capito. E, per citare un esempio, con coach Meo Sacchetti mi sono sentito per tutta l'estate. Altri invece meno, ma io vado sempre a letto con la coscienza a posto. Non voglio fare polemiche. Alla Nazionale tengo sempre come il primo giorno. E per l'Europeo lo dico già, se starò bene e se il coach lo vorrà, io ci sarò. Ma dipende appunto dalle condizioni fisiche. Se uno è infortunato può essere dannoso anziché d'aiuto".

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"Quest'estate i ragazzi hanno fatto un gran lavoro, hanno giocato benissimo, non potevano davvero fare di più. Mi sono piaciuti per applicazione e qualità. Alcuni sono tornati davvero molto migliorati dall'esperienza all'estero. Uscire dalla comfort zone secondo me fa sempre bene".

La generazione emergente azzurra

"Quest'anno ci sono più talenti giovani e hanno opportunità per crescere. Pajola mi ha colpito molto anche in azzurro, ma penso anche a Bortolani e Casarin a Treviso, Spagnolo a Cremona, Mannion alla Virtus. Le società ci credono. Abbiamo finalmente una generazione emergente e, per quanto riguarda la nazionale, altri nel pieno. Sono tutti nella situazione giusta per crescere con il lavoro. Ci vuole anche fortuna per trovarsi nel posto e nel momento adatto".
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