La domenica più bella nella storia recente dell'AX Armani Exchange Milano. A distanza di quattro anni, l'Olimpia si gusta il sapore dolcissimo di uno Scudetto conquistato contro tanti pronostici e al termine di una stagione costellata di infortuni e difficoltà varie. Non ci avrebbe forse scommesso nessuno, visti i precedenti stagionali con la Virtus Segafredo Bologna e l'ottima pallacanestro che la squadra di coach Sergio Scariolo ha offerto, soprattutto al termine della stagione regolare e nei Playoff. Ciò nonostante, i biancorossi allenati da Ettore Messina hanno messo in bacheca un altro trofeo, quello più desiderato, voluto, quasi agognato. Nel farlo, hanno espresso un concetto di "squadra" che travalica forse il senso stesso dello sport per abbracciare, pienamente, quello della vita in una società.
Un gruppo di grandi professionisti, sicuramente, dotato però di valori umani che non sempre vediamo presenti su parquet, rettangoli verdi o taraflex, specie in questa contemporaneità. Lo stesso si potrebbe scrivere per il gruppo delle Vu-Nere, pieno di figure carismatiche e di grandi giocatori, ma il focus dell'attenzione deve rimanere sull'Olimpia non soltanto perché squadra vincitrice. Il sistema biancorosso esiste e sussiste perché si fonda su solide basi valoriali, capaci di compensare i momenti in cui talento, stato di forma psicofisico e positive variabili non sembrano bastare. Milano ha vinto perché è stata squadra, perché ha saputo fare tesoro dello scorso anno nella gestione dei suoi interpreti e, soprattutto, perché ha ritrovato completamente il suo pubblico, come negli anni dello "sputare sangue" di Petersoniana memoria.

Melli e Rodriguez alzano il trofeo: è festa per Milano

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I grandi veterani sanno come si vince

Pare essere una costante, almeno nella storia dell'Olimpia Milano. I grandi cicli sportivi dei biancorossi sono sempre stati caratterizzati da veterani pluri-medagliati, capaci di infondere a tutto il gruppo quella voglia di vincere insita nel DNA, per tradizione, di Milano. Una volta toccava a Mike D'Antoni e Dino Meneghin, senza ovviamente dimenticare tutti gli altri grandi protagonisti dell'epopea Billy-Simac-Tracer, mentre stavolta a fare la differenza ci hanno pensato Gigi Datome, Kyle Hines, Sergio Rodriguez. Al netto di uno Shavon Shields mostruoso e meritatissimo MVP di queste LBA Finals, chiuse con 15 punti, 4.5 rimbalzi, il 53% da due e il 39% da tre, è innegabile che i tre veterani abbiano giocato una serie su livelli di rendimento elevatissimi. Datome ha contribuito al decisivo successo in gara-6 con 23 punti (5/10 dall'arco), ma le sue finali Scudetto ci hanno mostrato un giocatore che, se a posto fisicamente, sa dare ancora tantissimo alla sua squadra, non solo per quelle doti di tiratore spot-up che lo rendono unico nel panorama cestistico. Hines ha invece suggellato una carriera leggendaria con un altro trofeo - il 20° della sua personale bacheca - confermando di essere imprescindibile per il sistema di gioco di questa AX Armani Exchange. Il "Chacho" ha forse salutato nel miglior modo possibile un ambiente che l'ha amato visceralmente e continuerà a farlo, anche se dovesse scegliere di tornare a casa tra le file del Real Madrid.

Il letale pick and roll di Milano tra Rodriguez e Hines

Milano e il basket: la città ritrova passione

In tanti anni di basket dal vivo, raramente si è visto un Forum così "fattore". Si guarda sempre troppo spesso alle realtà diverse dalla nostra, per cercare modelli che poi magari si rivelano tutt'altro che corretti, quando invece ieri il pubblico milanese non ha fatto mancare il proprio supporto alla causa neppure per un secondo. Anni fa, i tifosi biancorossi erano soprannominati scherzosamente "i milordini" dalle tifoserie di altre squadre, per la loro supposta incapacità di trascinare la squadra quale 6° uomo sul parquet. In tutta gara-6, i presenti al Forum hanno dato ulteriore dimostrazione di un concetto ormai lampante: la Milano di coach Messina ha fatto nuovamente innamorare la città della palla a spicchi. Non è assolutamente vero che questa metropoli sia soltanto calciocentrica. Lo è, semmai, la visione di chi sa che per entrare nel cuore dei tifosi, a Milano, bisogna vincere o almeno lottare fino alla fine per riuscirci. Forse un qualcosa di poco poetico, specie per chi vive lo sport nella sua concezione più pura, ma sicuramente una prospettiva con cui dover fare i conti. Questo ciclo dell'Olimpia ha permesso alla città di Milano di identificarsi appieno in tanti beniamini, per ritrovare quell'entusiasmo che mancava - o sussisteva a intermittenza - nelle precedenti gestioni. Adesso il risultato può perfino passare in secondo piano rispetto all'evento in sé, il che rappresenta quasi un unicum nella storia sportiva del capoluogo lombardo. I tifosi hanno fiducia incondizionata verso la società, i giocatori, lo staff tecnico, sì da poter abbandonare la via del vissuto alla giornata per intraprendere quella, decisamente più sicura, della programmazione. Lo Scudetto è soltanto la ciliegina sulla torta per un gruppo che, a Milano, sarà ricordato in eterno.

Shavon Shields ruba palla e schiaccia in contropiede

Ora nuovi obiettivi per l'Olimpia

La ritrovata competitività europea, come testimoniato dai grandi risultati ottenuti nelle ultime due stagioni di EuroLega, apre nuovi scenari per una società che finalmente si contraddistingue grazie alla serietà del suo progetto. Idee chiare e funzionali, budget dilazionato con oculatezza nelle scelte di mercato, per quanto si possa sempre migliorare sotto questo punto di vista, e valorizzazione del capitale umano, proprio come dovrebbe fare qualsiasi grande azienda. Nik Melli e coach Messina l'hanno ribadito quasi in coro che ora Milano dovrà puntare alla terza stella da cucirsi sulle maglie, ma è evidente che l'Olimpia debba tornare a internazionalizzarsi ai massimi livelli. Non ci sarà forse più spazio per essere la 24ª squadra NBA come nella seconda metà degli anni '80, ma sicuramente ce n'è per ritornare a essere club di vertice a livello europeo. La via è ormai tracciata, la continuità pare essere ristabilita e ci sono tutte le potenzialità, a 360°, per allungare questo ciclo sportivo puntando a sollevare al cielo un'EuroLega, la prima nella storia dei biancorossi visto che quelle vinte si chiamano Coppe dei Campioni ed erano peraltro organizzate dalla FIBA. Per farlo, i dettagli saranno come sempre fondamentali eppure, mai come in questo ciclo, l'Olimpia targata Armani ha tutte le carte in regola per sedersi al tavolo dei grandi club e tentare il colpaccio. In definitva, Milano è ritornata a essere un luogo dove tanti grandi giocatori vogliono giocare per provare a vincere.

Nik Melli: "E' bellissimo, ora puntiamo alla terza stella"

Rivivi gara 6 Milano-Virtus Bologna in VOD (Contenuto premium)

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AX Armani Exchange Milano - Virtus Segafredo Bologna

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