Coppa Italia in bacheca, terzo posto nella regular-season di Eurolega (record nell'era moderna) e, soprattutto, Scudetto scucito dalla casacca della Virtus Bologna con la vittoria nelle finali-scudetto a cancellare il tracollo per 4-0 della scorsa stagione. L'annata dell'AX Armani Exchange Milano si è conclusa con due trofei e la conferma nell'elite d'Europa. Diamo i voti ai protagonisti.
#3 TREY KELL 6 - Finisce ai box poco dopo essere arrivato proprio per sostenere un'infermeria colma, quando era ancora in pieno periodo di ambientamento e transizione in un nuovo ruolo. Fa in tempo a lasciare il segno nella trasferta di Barcellona e a dare un po' di riposo alla Vecchia Guardia nel finale di regular-season. Sfortunato.
#9 NICOLÒ MELLI 8.5 - Aggiungere un difensore della sua qualità al sistema di coach Ettore Messina è quasi illegale. Intelligente, fisico e famelico, sprizza desiderio di vincere dopo due anni in chiaroscuro oltreoceano. Stakanovista, gioca ogni partita (campionato ed Eurolega) prima di infortunarsi nel momento top. Eroico nel rientrare durante i playoff, imperiale nelle Finals, dove aggiunge quella qualità offensiva non sempre vista in stagione. L'enfant prodige è tornato, grande e per vincere. Totale.
Serie A
Milano è campione d'Italia: Virtus ko 81-64 in gara-6, serie chiusa 4-2
18/06/2022 A 20:20

Nik Melli: "E' bellissimo, ora puntiamo alla terza stella"

#10 JERIAN GRANT 7 - In Eurolega fatica così tanto da perdere gerarchie e trasformarsi nell'americano da spremere in campionato. Disputa una regular-season da giocatore ordinato e diligente, con spirito di sacrificio. Poi, come un lampo nel buio, esplode d'improvviso nelle ultime quattro gare delle Finals, diventando il vero spacca-partite dalla panchina, mostrando quelle qualità che coach Messina aveva intravisto in lui sul mercato estivo. Conquista il Forum e la conferma per la prossima stagione. Last-minute.
#13 SERGIO RODRIGUEZ 9 - Una stagione da sesto uomo extra-lusso, scintilla meravigliosa dalla panchina, finisseur d'alta classe, intelligenza, personalità e tecnica mixate in in tourbillon strepitoso. Poi, l'infortunio di Malcolm Delaney trasforma l'Olimpia nella sua squadra. E gioca dei playoff epocali. Saluta il Forum con una standing-ovation che Milano non regalava da più di vent'anni, dall'epoca d'oro della Stefanel. Il giocatore, ma soprattutto la persona migliore che Milano ha potuto toccare nella sua storia recente. Resta? La speranza è ultima a morire. Leggendario.

Sergio Rodriguez con una triplona alla Steph Curry

#15 KALEB TARCZEWSKI 6.5 - Destinato al turn-over scritto nei big-match di campionato, si cala nei panni dell'uomo di fatica. Non brilla, ma non tradisce quando viene chiamato in causa, giocando sempre con impegno e professionalità. Regge, a livello mentale, una stagione difficilissima nel vortice costante del dentro-fuori dalle rotazioni. Stoico.
#17 GIAMPAOLO RICCI 6.5 - Gli basta una partita per conquistare l'affetto del Forum, poi coltivato con cuore e grinta per tutta la stagione. Nel sistema di Messina deve calarsi in un ruolo differente, di gregario extra-lusso e difensore, abbandonando giocoforza minutaggio e responsabilità offensive. Lo fa senza battere ciglio, inserendosi in maniera solida anche nelle rotazioni in Eurolega da rookie trentunenne. Determinato.
#19 PAUL BILIGHA 7 - È l'ultimo centro della rotazione, ma gioca ogni partita come fosse una finale. A 32 anni continua ancora a migliorare, come il buon vino, toccando livelli di qualità difensiva e intelligenza di gioco mai visti prima d'ora, Finals comprese. Il Gran Maestro Kyle Hines lo ha forgiato a sua immagine e somiglianza, tanto che ci sono momenti in cui lo ricorda in maniera sorprendente. Iron-man.

Melli e Rodriguez alzano il trofeo: è festa per Milano

#22 DEVON HALL 8 - Arrivato in estate da perfetto sconosciuto, si è già trasformato in un perno imprescindibile per la Milano del prossimo futuro. È entrato nel sistema con un'umiltà e una dedizione difensiva capaci di far salivare anche l'Ettore Messina più esigente. Poi, gradualmente, ha mostrato anche le sue qualità offensive, con quel primo passo razzente e la sua duttilità come giocatore all-around sul perimetro. Sorpresa totale.
#23 MALCOLM DELANEY 6.5 - Una stagione difficile, tormentata da problemi fisici e di fiducia, e poi conclusa in maniera sfortunata anzitempo. Difensore eccelso sul pallone, non ha mai fatto mancare solidità e quantità difensiva. Ma leadership e metacampo offensiva sono state ondivaghe, soprattutto dopo la conquista della Coppa Italia. Milano ha giocato probabilmente meglio senza di lui, Finals comprese. Alterno.
#25 TOMMASO BALDASSO 7 - Arrivato come rimpiazzo, rincalzo, tappabuchi, si è trasformato nel giocatore perfetto di rotazione per il sistema di Ettore Messina, assorbendo il grande salto di livello con una personalità sbalorditiva. Milano ha ora a roster un giovane esterno su cui poter investire nel futuro, già perfettamente inserito, con punti nelle mani, tiro da fuori e una voglia pazza di emergere. Famelico, a dir poco.

Tommaso Baldasso letale contro Sassari: 17 punti, season-high

#30 TROY DANIELS 6 - Sbarcare in una squadra top di Eurolega dopo un anno di stop alla prima esperienza oltreoceano è stata una grande scommessa. Una scommessa che ha regalato momenti di trance agonistica straordinari, ma anche serate in cui è stato impossibile collocarlo in un ruolo sul parquet. Il miglior tiratore puro mai visto a Milano non ha saputo aggiungere altre caratteristiche al suo gioco (probabilmente mai realmente avute), finendo con il ritrovarsi accantonato nei playoff. Incompleto.
#31 SHAVON SHIELDS 9 - Fermato soltanto da quel polso sbriciolato nella partita contro il Real Madrid, gioca una stagione straordinaria, calandosi alla perfezione nel ruolo difficilissimo di prima punta offensiva e miglior difensore sul perimetro. Ma, ormai, è uno dei two-way player più forti dell'intero continente. Le sue Finals, giocate da meritatissimo MVP, sono lo specchio di una stagione rabbiosa, in cui ha sempre gettato se stesso oltre qualsiasi ostacolo. Giocatore totale.

Shavon Shields, MVP delle prime 4 gare delle finali scudetto

#40 DAVIDE ALVITI 6 - Patisce un impatto complesso al livello superiore. Ma poi, lentamente, si ritaglia il suo ruolo e i suoi spazi, come difensore, tiratore e rimbalzista aggiunto, trovando anche qualche soddisfazione in Eurolega. Guarda i playoff dalla panchina, da dodicesimo, ma la squadra è talmente profonda ed esperta da non permettergli ulteriore minutaggio. Ora dovrà lavorare per conquistarlo nella prossima stagione. Resiliente.
#42 KYLE HINES 8.5 - Non si ritirerà e non lascerà Milano. È ancora troppo presto perché vada alle stampe quel trattato difensivo che ritrae la sua immagine. Le Finals sono una vetrina in cui mostra la differenza di un vero giocatore vincente rispetto a tutto il resto. Esperienza, personalità, durezza fisica e mentale come nessun'altro. E, inserito in quei pick'n'roll dinamici con il Chacho, dimostra di avere anche una dimensione offensiva da non sottovalutare. Enciclopedico.

Kyle Hines è un muro e cancella Cordinier con la stoppata

#50 BENJAMIN BENTIL 7 - Per due anni ha fatto la panchina a Dinos Mitoglou nel Panathinaikos. A Milano l'ha sostituito sorprendendo tutto e tutti, inserendosi nel sistema con un'efficacia e una rapidità sbalorditive. Coach Ettore Messina gli ha concesso tanti inusuali momenti di dialogo e abbraccio, segno di grande stima e riconoscimento nei confronti di un giocatore che ha affrontato ogni prova con determinazione, umiltà, mettendosi sempre al servizio della causa. Gregarione.
#70 LUIGI DATOME 7.5 - I 34 anni abbondanti hanno lasciato il segno in qualche momento dell'ennesima stagione lunghissima e massacrante. Ma ha sempre trovato il modo di infiammarsi con partite straordinarie nei momenti più importanti. Qualità, intelligenza e personalità sono da vincente puro. E non è un caso che gara-6 sia stata la migliore dell'anno per punti realizzati e minuti giocati, proprio quando sembrava travolto dal peso della stanchezza. I veri campioni, d'altronde, escono allo scoperto quando serve. Inossidabile.

Datome: "Il mio primo vero Scudetto, a Milano per questo"

ALL.: ETTORE MESSINA 8 - Come abbiamo già avuto modo di dire nel post gara-6, porta alle Finals una squadra che è lo specchio perfetto della sua persona e del suo sistema. Dopo tre anni di costruzione e gestione, può godersi un gruppo tornato ad affermarsi anche sul panorama nazionale e salito nell'elite europea. Ora comincia un nuovo ciclo di consolidamento e ulteriore crescita. L'asticella dovrà essere portata a un livello mai raggiunto finora. Ma per lui, nulla è impossibile. Marmoreo.
ASS. ALL.: GIANMARCO POZZECCO 9 - Si è mosso nell'ombra, ma è stato forse la figura principale per equilibrare il gruppo nel corso dell'intera stagione. Una figura perfetta, emotiva e con un grande passato in campo, di raccordo fra lo staff tecnico e lo spogliatoio. Una figura capace di controbilanciare e smussare gli spigoli più duri del carattere di coach Ettore Messina e di portare il gruppo a una compattezza e coesione mai viste. Ora gli si sono aperte le porte della Nazionale, un premio meritatissimo. Ma un ritorno a Milano quando Messina chiuderà la sua carriera in panchina per mettersi dietro a una scrivania è nell'aria. Inimitabile.

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