AX Armani Exchange Milano-Virtus Segafredo Bologna 84-90

UNIPOL ARENA (Casalecchio di Reno, BO) - Otto finali perse consecutive, 26 anni di attesa. La Virtus Bologna spezza una maledizione atavica arricchendo la bacheca con la seconda Supercoppa della storia, ora affiancata al trofeo della prima edizione assoluta, quella vinta nel lontano 1995 contro Treviso su questo stesso campo, al tempo griffato PalaMalaguti. Pur essendo ancora basket di settembre, con tutte le circostanze di una stagione iniziata ufficialmente soltanto quattro giorni fa per le due finaliste, il messaggio è chiaro: i rapporti di forza dettati dalla serie scudetto di giugno non sono mutati. Anzi, nonostante i cambiamenti a roster, sono tanti i punti in comune con quel 4-0 con cui la Virtus è tornata a cucirsi lo scudetto sul petto dopo venti anni di astinenza.

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Il grave infortunio che ha tolto Ekpe Udoh dopo una manciata di minuti al debutto contro Tortona sembra non aver intaccato la sfera emotiva della squadra. Anzi, la Virtus ne è uscita ancora più compatta e carica, piegando prima la resistenza dell'Umana Reyer Venezia in una semifinale fisica e dal chiaro timbro difensivo, e soffocando poi l'Olimpia in una finale che ha espresso chiaramente due concetti: 1) la difesa sarà ancora il punto di forza principale della Bologna di Scariolo, all'interno di una spirale crescente rispetto all'ottimo lavoro già svolto da Sasha Djordjevic, e 2) Milano, sbeccata nel suo core della scorsa stagione dagli addii di Kevin Punter e Zach LeDay, non ha ancora trovato equilibri e fluidità offensiva per tamponare la qualità e la produttività perse sul perimetro.

Teodosic dietro la schiena per il canestro di Jaiteh

Mouhammadou Jaiteh è lo squillo di serata. Non tanto per la doppia-doppia sfiorata da 18 punti e 9 rimbalzi, importante ma quasi attesa da un giocatore che ha sempre avuto impatto nella metacampo offensiva, ma soprattutto per quanto fatto sotto il proprio canestro, lì, a puntellare una difesa mortifera e asfissiante. Il vero MVP, però, è Alessandro Pajola (14 punti, 7 assist), straordinario nel gestire la squadra al fianco di un Milos Teodosic sempre più ispirato dopo l'inizio in sordina contro Tortona (9 punti, 6 assist, +15 di plus/minus), velenoso in marcatura sul pallone e letale con un paio di giocate di grande carattere nel finale, fondamentali per respingere l'ultimo disperato assalto dell'Olimpia, rientrata dalla frana del -17 sofferta nel terzo quarto fino al possesso per tornare a -3.
Come già visto nelle partite precedenti delle Final Eight, è altrettanto decisivo il lavoro di Kyle Weems (10) nel ruolo di two-way player, solidissimo su entrambe le metacampo e capace di reggere anche da 4 tattico quando Scariolo si gioca la carta del quintetto piccolo, così come quello di Amar Alibegovic, infallibile con quel movimento in gancetto dal post-up a centroarea, vero jolly iper-produttivo pescato dalla panchina.

Awudu Abass prende il volo e posterizza Mitoglou

Già, perché Milano, che sembrava aver scoperto una nuova dimensione interna nella vittoria in semifinale contro Brindisi, soffre invece nel verniciato, concendendo tanto nella propria metacampo (61% da due per la Virtus) e faticando nell'innescare Nik Melli (10+10 rimbalzi) e Dinos Mitoglou (8+4), partito fortissimo nel controbreak che assorbe la sfuriata iniziale bianconera ma poi persosi rapidamente nelle pieghe della partita. Spuntata e dal ventre molle, l'Olimpia è costretta a rincorrere da subito, perdendo contatto a cavallo dei due quarti centrali, dove l'attacco tende a ristagnare come nelle sconfitte della finale scudetto.
Le idee sono confuse, la circolazione di palla è lenta e prevedibile, e gli isolamenti degli esterni prendono il sopravvento: la pericolosità dall'arco, con quelle percentuali salite soltanto nell'ultimo quarto fino all'11/28 conclusivo, risente ancora chiaramente dell'addio di Kevin Punter, nonostante gli eroismi di Sergio Rodriguez (17+5 assist) e l'enorme mole di palloni giocati da Shavon Shields (19), frenato in quella strana terra di mezzo tra il deleterio e il produttivo. Con Gigi Datome (0) e Malcolm Delaney ancora in evidente ritardo di condizione e serenità mentale, le scintille più interessanti arrivano forse ancora da Devon Hall, oggi capace di aggiungere pericolosità offensiva al grande lavoro oscuro di sacrificio nella propria metacampo (13+6 rimbalzi).

Perla di Rodriguez che manda a schiacciare Melli

  • Olimpia Milano: Delaney 8, Shields 19, Datome, Melli 10, Hines 4; Moraschini, Hall 13, Ricci 3, Mitoglou 8, Alviti 2, Rodriguez 17. N.e.: Biligha. All.: Messina.
  • Virtus Bologna: Pajola 14, Belinelli 9, Weems 10, Hervey 4, Jaiteh 18; Alibegovic 13, Teodosic 9, Abass 6, Alexander 7, Tessitori. N.e.: Barbieri, Ruzzier. All.: Scariolo.

Supercoppa, Highlights: Olimpia Milano-Virtus Bologna 84-90

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