L'oro numero 16 è servito. Il quarto consecutivo che tiene aperto il ciclo cominciato a Pechino 2008 con la discesa in campo del Redeem Team e passato poi attraverso le finali di Londra (remake contro la Spagna) e Rio (+30 sulla Serbia). Certo, c'è parecchio brivido, come prevedibile nel remake di una partita vinta dalla Francia due settimane fa all'esordio a Tokyo: i cinque punti di vantaggio alla sirena valgono il minor scarto di sempre in una finale olimpica conquistata dagli States, buoni per concedere un goliardico onore delle armi alla nazionale transalpina, al suo terzo argento della storia dopo quello preistorico del 1948 e Sydney 2000.
Le differenze rispetto a quella partita del 25 luglio sono lampanti. Non tanto per la Francia, arrivata a Tokyo con identità e alchimia già ben definite, fattori cruciali nel cammino immacolato verso la finale, quanto nell'atteggiamento e nel gioco del Team USA. Quell'insieme raccogliticcio, compostosi in maniera definitiva soltanto una manciata di ore prima del debutto, ha acquisito amalgama e determinato ruoli e gerarchie, costruendo nel corso del torneo, partita dopo partita, l'anima necessaria per infilare il poker d'ori, ciclo più longevo della storia dopo i 7 consecutivi conquistati nelle prime edizioni olimpiche (1936-1968). Plauso d'obbligo, dunque, al lavoro di Gregg Popovich, che aggiunge il massimo riconoscimento internazionale alla sua carriera di coach più vincente della NBA, ma anche allo spirito dei giocatori stessi, capaci di accantonare orgoglio ed egoismi per ritagliarsi ruoli specifici nell'insieme.
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Perché brillano sì i 29 punti di Kevin Durant, com'è normale che sia per il giocatore-principe della spedizione olimpica a stelle e strisce, ma la vittoria matura essenzialmente nella metacampo difensiva in una partita in cui gli States faticano a trovare precisione nel tiro dall'arco (9/32 dopo lo 0/8 iniziale e lo scarso 4/18 dell'intervallo lungo) e soffrono il peso delle torri francesi in vernice (41-34 il contro dei rimbalzi per la formazione di coach Collet). I dati determinanti sono le 18 palle perse della Francia (la maggior parte sofferte nei primi tre quarti) e il modesto 18/29 dalla lunetta (62%), affossato dal 6/13 di un impreciso Rudy Gobert. Assorbita la sfuriata iniziale francese, gli States costruiscono il successo piazzando due grossi parziali alla metà del secondo e del terzo periodo, sfruttando la maggior qualità della panchina e un assetto difensivo ultra-versatile, dettato dalla mobilità di Bam Adebayo a centro-area, dal lavoro distruttivo straordinario di Jrue Holiday su pallone, e sull'atletismo generale di una squadra capace di schierare tanti giocatori ibridi, da Durant a Tatum, da LaVine a Middleton.

TEAM USA È POKER D'ORO, FRANCIA KO: LA FINALE IN 280"

Mentre lo stesso Jayson Tatum (19 dalla panchina) e Damian Lillard (11 dopo un cattivo primo tempo) accorrono a sostegno di un KD in calo dopo l'inizio fiammeggiante, la Francia sprofonda sul -14 (57-71) al 29', dando l'impressione di essere sull'orlo del crollo, subissata dalla qualità e dall'altetismo degli avversari. Invece, come nel più pazzo dei copioni, due triple estemporanee ricuciono il gap sul -8 all'ultimo intervallo e restituiscono fiducia. Abbandonato l'esperimento con le Twin Towers, funzionale nella gara della fase a gironi ma deleterio in finale, la Francia sogna tornando sul -3 con le ricezioni profonde di Rudy Gobert (16+8) e la salita in cattedra di Nando De Colo (12+7 assist), ma bastano due palle perse scellerate consecutive per spezzare gambe ed entusiasmo e permettere agli States di tornare in controllo. L'ultimo sussulto, dettato da un inusuale 0/2 di Lillard in lunetta, viene chetato da Durant con i liberi della staffa a 8" dalla sirena. La Francia, che pesca l'energia di un vivace Frank Ntilikina nel finale unita alla solidità di Guerschon Yabusele (13 punti, determinante per tenere i suoi a contatto nel terzo periodo) e Timothe Luwawu-Cabarrot (11 dalla panchina), si ritrova tradita da Thomas Heurtel, deleterio nella ripresa, e da Nicolas Batum, semi-impalpabile dopo le due grandi partite giocate contro Italia e Slovenia nei playoff.
KD, MVP della finale e della competizione, si mette al collo il terzo oro della carriera raggiungendo Carmelo Anthony come giocatore più vincente nella storia delle Olimpiadi (ma non più medagliato, stante il bronzo vinto da Melo ad Atene 2004), ma non è l'unica curiosità della finale. Jrue Holiday affianca il suo oro ai due vinti dalla moglie, Lauren, nel calcio, mentre JaVale McGee, anche se inutilizzato contro la Francia, va a formare con la mamma Pamela (campionessa a Los Angeles 1984) la prima dinastia madre-figlio a vincere un oro olimpico nel basket.

Francia-Team USA 82-87

  • Francia: De Colo 12, Fournier 16, Batum 5, Yabusele 13, Gobert 16; Fall 4, Huertel, Luwawu-Cabarrot 11, Ntilikina 5, Poirier. N.e.: Albicy, Cornelie. All.: Collet.
  • Stati Uniti: Holiday 11, Booker 2, Lillard 11, Durant 29, Adebayo 6; Green, LaVine 5, Middleton 4, Tatum 19. N.e.: Grant, Johnson, McGee. All.: Popovich.

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