Ormai sono a tutti gli effetti una dinastia dello sport americano e forse la squadra simbolo di una città che respira sport come Seattle, pur nel profondo nord-ovest degli Stati Uniti. La scorsa notte le Storm hanno chiuso 3-0 la serie finale della WNBA contro le Las Vegas Aces nella "bolla" di Bradenton, in Florida, e hanno conquistato il quarto titolo, il secondo negli ultimi tre anni. Senza i SuperSonics da oltre 12 anni, e senza squadre collegiali in grado di imporsi ai massimi livelli NCAA, le Storm sono la franchigia di riferimento per gli appassionati di basket di "Emerald City", e sono salite per popolarità quasi alla pari di Mariners del baseball (nessun titolo), dei Seahawks della NFL (un SuperBowl nel 2013), e sono certamente davanti agli ultimi arrivati, i Kraken dell'hockey NHL. Di sicuro sono le più vincenti in città.

Una dinastia vera e propria, come i Patriots

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Come detto per le Seattle Storm è arrivato il quarto titolo in 24 anni di storia WNBA e hanno raggiunto le primatiste Houston Comets e Minnesota Lynx. Inoltre sono diventate la sesta squadra a conquistare il successo finale da imbattute nei playoff: 6 vinte e zero perse, eguagliando le Lynx del 2013 (7-0), le Sparks del 2002 (6-0), le Comets del 2000 (6-0) e del 1997 (2-0), e loro stesse nel 2010 (7-0). In questa particolare stagione da 22 partite nella "bolla" Seattle ha chiuso con lo stesso record delle Las Vegas Aces, 18-4, ma ha perso entrambe le gare di regular season (Bird ha saltato entrambi i match, Stewart una): in finale non c'è stata storia come indicano i punteggi delle tre gare, 93-80 nella prima, 104-91 nella seconda, e 92-59 nella terza e ultima.
A differenza delle altre due franchigie citate nell'albo d'oro, le Storm sono una dinastia trasversale nel tempo perchè, se le Comets han vinto quattro titoli in fila agli albori del campionato (dal 1997 al 2000), e le Lynx si sono concentrate tra il 2011 e il 2017 (per la precisione 2011, 2013, 2015 e 2017), loro invece sono rimaste ai vertici per un arco di tempo molto lungo, conquistando il primo titolo nel 2004, il secondo nel 2010 e gli ultimi due nel 2018 e nel 2020 con coach Dan Hughes. In 20 anni di storia della franchigia soltanto 5 volte non sono andate ai playoff (tre nei primi 4 anni, ndr) e questo la dice lunga su come si lavora a Seattle... Per fare un paragone con un'altra franchigia simbolo dello sport americano, si potrebbero citare i New England Patriots dell'NFL, capaci di restare sempre ai vertici e vincere sei SuperBowl in due decenni differenti, nel 2001, 2003 e 2004, e poi 2014, 2016 e 2018.

Sue Bird è una leggenda vivente

Per restare in tema di football e di Patriots, quei sei titoli hanno in comune il leader e "regista", il quarterback Tom Brady: idem per le Seattle Storm il comune deminatore di tutti e quattro i titoli dal 2004 al 2020 è Sue Bird, playmaker e leader tecnico e carismatico della squadra. Prima scelta assoluta al Draft 2002, Sue compirà 40 anni il prossimo 16 ottobre e, nonostante gli acciacchi e un'operazione al ginocchio sinistro che le ha fatto saltare tutta la scorsa stagione, dovrebbe rimandare il ritiro e ripresentarsi il prossimo anno al timone delle Storm.
Di certo i suoi numeri sono ancora di alto livello, come dimostrano gli oltre 9 punti e 9 assist di media nei playoff, e la clamorosa gara 1 da 10 punti e 16 assist, suo massimo in carriera e record assoluto per una partita di finale WNBA. Sue Bird fa onde in campo con le Storm, ma la sua voce e il suo carisma hanno un impatto clamoroso anche fuori visto l'impegno per i diritti civili delle minoranze e della comunità LGBT, lei che ha reso pubblica la sua omosessualità e che dal 2017 fa coppia fissa con Megan Rapinoe, la stella del calcio statunitense, anche lei impegnatissima per la questione sociale e da tempo schierata contro il presidente Donald Trump.

Sue Bird e la compagna Megan Rapinoe, Seattle Storm campionesse WNBA 2020

Credit Foto Getty Images

Breanna Stewart, un talento generazionale

Come Cynthia Cooper, come Lisa Leslie, come Diana Taurasi, come Sylvia Fowles: è destinata alla Hall of Fame Breanna Stewart, il pivot delle Seattle Storm, prima scelta assoluta del Draft 2016 proveniente dalla Connecticut di Geno Auriemma, capace di conquistare due volte il premio di MVP delle finali, come le quattro grandi giocatrici citate poco sopra. "Stewie" è stata dominante nel titolo del 2018, poi ha dovuto saltare tutta la scorsa stagione per la rottura del tendine d'Achille e c'era il timore che non sarebbe più tornata la stessa. Invece è ritornata la giocatrice unica e immarcabile di sempre, con quell'aria un po' stralunata ma con tecnica e fondamentali da fenomeno unico: per lei 26 punti, 8 rimbalzi e 4 assist di media nei playoff, e una gara 1 di finale stellare da 37 punti con 5 triple, 15 rimbalzi e 4 stoppate, vincendo nettamente il duello con l'MVP stagionale A'ja Wilson.

Jewell Loyd, la "Gold Mamba" e la dedica a Kobe e Gigi

La terza "punta" di queste Seattle Storm campioni WNBA 2020 è certamente la guardia Jewell Loyd, prima scelta al Draft 2015 e cresciuta di anno in anno seguendo Sue Bird e soprattutto Kobe Bryant. Sì, perchè fu proprio Bryant a darle il soprannome "Gold Mamba" e a seguirla nella sua carriera prima che sbarcasse nella WNBA: Jewell ha il numero 24 proprio in onore di Kobe, in gara 3 la scorsa notte ha indossato delle scarpe color oro in riferimento al suo nickname e al termine della partita ci ha tenuto a dedicare il successo alla famiglia Bryant e a Gigi in un anno difficile per la stessa Loyd, devastata dalla tragedia che lo scorso gennaio ha colpito Kobe e sua figlia. Per Loyd 19 punti, 9 rimbalzi e 4 assist in gara 3, in media 18, 5 e 3 nei playoff.

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