Con la stagione olimpica ormai alle porte, i fratelli Bø hanno deciso di monetizzare la loro popolarità in Norvegia. Allo scopo di fare presa sul pubblico, Johannes e Tarjei hanno infatti studiato una serie di iniziative commerciali in concomitanza con l’inverno a Cinque cerchi. Fra di esse ci sarà un reality show, pomposamente definito "documentario" dai diretti interessati, che verrà trasmesso dall’emittente TV2.
Il russo Sergei Ustiugov, che ha vinto l’argento nella partenza in linea, è stato trovato positivo al doping
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Al contempo è appena uscito un libro autobiografico, intitolato Brødrekraften (ovvero "Fratellanza"), nel quale i due raccontano una serie di episodi da "dietro le quinte" delle proprie carriere, oppure si lasciano andare a commenti senza peli sulla lingua in merito ad alcuni avversari. O presunti avversari, visto quanto è stato stampato. Andiamo però con ordine.
Tarjei ha sparato a zero su un paio di russi, a cominciare da Alexander Loginov, definito senza mezzi termini "L’imbroglione", "reo" di aver spinto il trentatreenne scandinavo giù dal podio della sprint iridata di Anterselva 2020. Il riferimento è chiaramente alla squalifica per doping comminata nel 2014 al biathleta di Saratov. Una posizione forte, visto che Loginov ha pagato a caro prezzo il fio per le sue colpe, avendo subito la cancellazione dei risultati dell’intera stagione 2013-14 per poi venire bandito dalle competizioni internazionali sia nel 2014-15 che nel 2015-16. Tuttavia, per quanto intransigente, si tratta di una definizione che può comunque essere considerata eticamente legittima, soprattutto se espressa da chi non è mai stato colto con le "mani nella marmellata", senza mai venire neppure sfiorato dall’ombra dello scandalo.
Nonostante l’imbroglione mi abbia privato dell’opportunità di godermi il momento, sarò comunque orgoglioso di tale traguardo
Cionondimeno, Tarjei sbaglia clamorosamente bersaglio quando decide di sparare a zero su un altro russo, ovvero Evgeny Ustyugov. Il trentatreenne di Stryn torna su quanto avvenuto ai Mondiali di Khanty-Mansiysk 2011, quando vinse 3 medaglie d’oro (20 km, staffetta monosesso, staffetta mista) e 2 di bronzo (sprint, inseguimento), giungendo inoltre quarto nella mass start. Proprio questo risultato è indigesto al maggiore dei fratelli Bø, che nel libro ha scritto, testualmente: "Forse riceverò una nuova medaglia di bronzo per i Mondiali 2011, perché il russo Sergei Ustiugov, che ha vinto l’argento nella partenza in linea, è stato trovato positivo al doping dopo nuovi test su dei campioni del passato. […] Quindi potrebbe darsi che io abbia sei medaglie in sei gare ai Mondiali 2011 e possa diventare all’improvviso il primo atleta a essere salito sul podio in tutte le gare di un Mondiale. Nonostante l’imbroglione mi abbia privato dell’opportunità di godermi il momento, sarò comunque orgoglioso di tale traguardo".
Non avete letto male, nel libro è chiaramente scritto Sergei Ustiugov anziché Evgeny. In altre parole, il biathleta classe 1985 di Krasnoyarsk, ritiratosi sette anni fa, viene clamorosamente confuso con il fondista classe 1992 di Khanty-Mansiysk, tutt’ora in piena attività agonistica! Viene da chiedersi se si sia trattato di un errore, oppure se davvero Tarjei sia convinto che l’Ustiugov attualmente impegnato nel fondo e quello che ha affrontato in passato nel biathlon siano la stessa persona.
Chiaramente, a questo punto Sergei Ustiugov potrebbe rivalersi nei confronti di chi ha pubblicato certe parole. Dopotutto viene definito "imbroglione" e accusato di essere stato trovato positivo al doping quando in realtà non è così. Peraltro, da un punto di vista giuridico, è discutibile l’utilizzo del termine "imbroglione" da parte di Tarjei anche se riferito a Evgeny Ustiugov. In fin dei conti, il TAS non si è ancora pronunciato sul ricorso presentato dal russo in merito ai fatti ricordati nel libro. Il procedimento sportivo è quindi ancora pendente. Se l’organo di Losanna dovesse assolvere il siberiano, allora la definizione di "imbroglione" sarebbe a tutti gli effetti diffamatoria e lo stesso Evgeny potrebbe, a sua volta, rivalersi su chi lo ha definito in quel modo.
Magari non c’è nessuno scambio di persona e si tratta solo di un refuso, il quale non è comunque giustificabile. In primis alla luce di quanto è stato scritto (epiteto potenzialmente diffamatorio riferito a una persona del tutto estranea ai fatti); in seconda istanza perché proprio Tarjei Bø nel giorno del lancio dell’opera si è vantato di aver lavorato sul libro per un anno e mezzo. Il tempo di rileggere almeno un paio di volte, dunque, non dovrebbe essergli mancato.

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