La Coppa del Mondo di bob è ormai prossima alla partenza. Sono lontani i tempi in cui l’Italia era una potenza egemone della disciplina, in grado di raccogliere successi in ogni dove. Non bisogna necessariamente tornare ai fasti degli anni ’50 e ’60, autentica epoca d’oro segnata dal “Rosso volante” Eugenio Monti, ma anche dai vari Sergio Zardini, Lamberto Dalla Costa, Rinaldo Ruatti, Nevio de Zordo, Angelo Frigerio e Gianfranco Gaspari. Infatti non va dimenticato come negli anni ’90 Günther Huber abbia vinto tutto quello che si poteva vincere nel bob a due, mentre a inizio III millennio non sono mancate medaglie olimpiche e mondiali grazie a Gerda Weißensteiner e Simone Bertazzo.

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Invece oggi, all’alba degli anni ’20 del XXI secolo, il bob italiano è ai minimi termini. Qualcuno dirà: “Ma come? L’anno scorso a Sigulda Patrick Baumgartner ha ottenuto dei piazzamenti nella top-ten, compreso un 7° posto”. Verissimo, però tutto va contestualizzato. In quelle competizioni erano presenti solamente tredici equipaggi, in quanto diversi Paesi avevano rinunciato a cominciare la Coppa del Mondo a causa delle complicazioni sui viaggi generate dalla pandemia di Covid-19. Ai Mondiali, con un campo partenti ortodosso, Baumgartner si è piazzato 18° su ventiquattro.
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Insomma, per l’Italia l’obiettivo è partecipare. Sempre che lo si possa fare, perché neanche questo è scontato. Il punto è che ai Giochi olimpici di Pechino 2022 bisogna qualificarsi e, al momento, non vi è la certezza di vedere equipaggi azzurri in tutte le gare. Anzi, semmai è il contrario. Fra gli uomini grossi problemi non dovrebbero essercene. Per quanto basso, il livello italiano non è scadente, dunque sarebbe sorprendente non vedere un equipaggio azzurro al via della prova di bob a due maschile e di bob a quattro. Diverso il discorso per il settore femminile, dove Giada Andreutti sta cercando di trovare la propria dimensione in Coppa del Mondo, faticando però a risultare competitiva. Le maggiori speranze di strappare un pass olimpico sono riposte proprio su di lei, ma al momento non sembra affatto semplice rientrare nel novero delle dodici nazioni in grado di partecipare a Pechino. La partita si dovrebbe giocare con la francese Margot Boch e la polacca Sylwia Smolarek. La transalpina è però avversaria da non sottovalutare, perchè sinora ha sempre avuto qualcosa in più dell’azzurra.
Nel monobob, invece, l’impressione è che di speranze non ce ne siano proprio. Sono troppe le contendenti molto competitive provenienti da nazioni “esotiche”, le quali alzano esponenzialmente la concorrenza, in quanto si aggiungono ai Paesi abituati a dettare legge. A meno di miracoli, in quest’ambito la qualificazione rimarrà una chimera. Dunque, Italia destinata a fare da comparsa in campo maschile e addirittura obbligata a lottare per venire scritturata fra le donne. Questa sembra essere la dura realtà del bob azzurro all’alba dell’inverno 2021-22.

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