Lasciamo un anno più di sventure che di avventure, un anno che ci ha segnato profondamente. Per questo, al 2021 lo sport chiede vita e la vita chiede sport, dal momento che lo sport è vita e la vita è sport, in un’odissea salgariana la cui anima risulta sempre più comune, sempre più meticcia.
E’ arrivato il vaccino, e già si litiga. In Inghilterra il virus ha ripreso a colpire, tanto che la Premier ha tagliato alcune partite e medita di fermarsi di nuovo. Non abbiamo ancora vinto, e per riuscirci dovremo ancora molto lottare e a molto rinunciare. La speranza, perché altro termine non mi viene, è che la gente possa riprendersi il cuore della polis: e, dunque, anche gli stadi, i palazzetti, le arene, luoghi consacrati al culto dell’agonismo. Le porte chiuse sono state un male necessario per riconquistare un “bene” pubblico smarrito. La salute. Ma che tristezza.

Per quanto ancora avremo gli stadi in Serie A senza pubblico?

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Serie A
Cosa serve alle grandi: Papu Gomez, idea "indecente"
28/12/2020 A 12:14

Europei, Giochi, Serie A, Champions ed Europa League: cosa attendersi

L’anno che verrà sbandiera i recuperi dell’Olimpiade di Tokyo e dell’Europeo itinerante. La fase finale della Nations League, che ospiteremo a ottobre. Fra la gente e per la gente, curve” permettendo. Senza trascurare la lunga marcia verso il Mondiale del 2022, in Qatar.

Olimpiadi, i cinque cerchi splendono su Tokyo dopo il Covid

La Nazionale di Roberto Mancini scalpita. Ha seminato tracce di un domani ruggente, ha guadagnato credito. Il calcio resta la locomotiva. Per le passioni che agita, per i quattrini che smuove. In un’epoca in cui, ormai, sono più i premi che i premiati (o i premiandi), il derby di Milano è tornato, d’improvviso, a essere la bussola dello scudetto. La Juventus, padrona degli ultimi nove campionati, riparte con un distacco di dieci punti dal Milan e di nove dall’Inter. Se non si sveglia, rischia di scordarsi la stella”. Dal 4-0 di Parma allo 0-3 con la Viola: Cristiano Ronaldo, miglior giocatore del "secolo breve” (sic), sente puzza di bruciato.
In Champions, Pep Guardiola e il Manchester City sono al bivio: ora o mai più. Dovranno fare i conti con un Bayern che, persino quando è sazio, sa inventarsi appetiti antichi; con la storia del Real, con un Barcellona che potrebbe celebrare l’ultimo Te Deum di Leo Messi. In chiave domestica Juventus, Atalanta e Lazio mi sembrano un po’ lontane. Al limite, trovo meno impervia la scalata per il drappello di Europa League: Milan, Napoli, Roma.

Koeman: "Messi al Psg? Non dipende da Pochettino"

Non c’è pronostico che non rimanga legato alle mosse della pandemia. Gli stessi format delle coppe, per esempio. La “final eight” di Lisbona riscosse un clamoroso successo (in tv), come sempre suggerisce la ghigliottina del dentro o fuori. Da noi, non so se ci avete fatto caso, non si parla più di playoff: date un’occhiata alla classifica e capirete l’arcano.
Da Sanremo a San Zlatan, 40 anni a ottobre, non è detto che sia tutto e sempre un Festival. Dipenderà da noi. E allora, patti chiari: abbasso i negazionisti del vaccino. Urgono dirigenti che preferiscano dirigere (appunto) al farsi dirigere dal solito poltronismo: le risse fra Vincenzo Spadafora e Giovanni Malagò, le orazioni di Gabriele Gravina echeggiano degli ululati di un sistema allo sbando. Di dare voce al potere sono capaci molti. Di dare potere alla voce, pochi: una bella sfida, per noi della stampa. “Un buon giornale, suppongo, è una nazione che parla a sé stessa”. Lo disse Arthur Miller, teniamolo presente.
Buon anno a voi, gentili lettrici e gentili lettori, con l’augurio che Patrick Zaki, lo studente egiziano iscritto all’università di Bologna e prigioniero al Cairo senza lo straccio di una prova, possa sorridere al più presto, per festeggiare tutti insieme.
Libero, lui, dalle sbarre di un carcere; liberi, noi, dalle celle della peste. Nel ricordo di Giulio Regeni e delle vittime falciate dal Covid e da un bacillo non meno mortale: l’ingiustizia.

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