20 dicembre 1992, Marco van Basten sta volando a bordo di un aereo privato che da Parigi lo porterà a St. Moritz e Dio solo sa cosa gli starà frullando per la testa. Stringe tra le mani il luccicante Pallone d’Oro appena ritirato nella capitale francese nell’ambito della popolare trasmissione Téléfoot ma nel giro di poche ore dovrà sottoporsi a un’operazione alla caviglia. Quella maledetta caviglia destra, sempre la stessa: le lancinanti fitte accusate nel ritiro della Nazionale olandese, prima della sfida di qualificazione mondiali del 1994 contro la Turchia, hanno fatto seguito al riacutizzarsi del dolore nel match di campionato contro l'Ancona. Di comune accordo con il fido professor Marty – ma in spregio ai moniti del Dottor Ginko a Milanello – Marco ha deciso di sottoporsi a una pulizia del tendine della caviglia e delle parti cartilaginee: il piano prevede 4-6 settimane di stop prima del ritorno in gruppo. Carico di speranze, a bordo di quel volo, il Cigno di Utrecht ancora non lo sa ma a soli 28 anni sta per congedarsi dal calcio giocato.
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Marco, sei stato un po’ testone a voler fare quell’operazione nonostante i nostri dottori ti dicessero di non farla! (Fabio Capello, intervista a van Basten @Fox)
Serie A
Van Basten su De Ligt: "Avrebbe imparato di più a Real o Barcellona. Serie A non è il top"
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Primo ballerino alla Scala (del Calcio)

In quel Milan degli Invincibili di Fabio Capello Marco van Basten era l’Étoile della Scala del Calcio: se a fine agosto contribuisce alla conquista della Supercoppa Italiana aprendo le danze con un timbro da opportunista d’area di rigore contro il Parma, in Serie A e nella prima storica edizione della Champions League fluttua in uno stato di grazia. Doppietta all’Olimpia Lubiana nel primo turno di Champions, tripletta in un pirotecnico Pescara-Milan 4-5, doppietta al Franchi in un Fiorentina-Milan 3-7, doppietta in un Milan-Lazio 5-3: semplicemente il miglior van Basten di sempre attorniato da un supporting cast extra lusso. Nessun tifoso rossonero, per quanto abituato sontuosamente dai propri beniamini, era in ogni caso preparato a quanto stava per accadere in quel rigido novembre del 1992.

Quelle due quaterne indimenticabili

8 novembre 1992: un Milan primo della classe, forte di sette vittorie e un pareggio, si presenta al San Paolo di Napoli, teatro di tante battaglie scudetto. Al minuto 7 van Basten raccoglie un pallone vagante nello spigolo dell’area di rigore, si libera di un avversario con una finta a rientrare e lascia partire una folgore di collo pieno a fulminare il grande ex Giovanni Galli sul primo palo. Il banchetto rossonero frutta un epocale 1-5 (!) e l’attaccante olandese metterà a referto altri tre gol da serial killer d’area di rigore in smoking bianco.
17 giorni dopo van Basten, se possibile, si supera autografando il poker perfetto contro il Goteborg nella fase a gironi di Champions. Il primo gol è già una dichiarazione d'intenti: dopo il velo sul passaggio di Eranio e il conseguente scatto in profondità, l’olandese addomestica il passaggio di Papin, mantiene a debita distanza il diretto marcatore e in precario equilibrio spedisce un sinistro nel “sette”. Trasformato un penalty con proverbiale saltino ad avviare la rincorsa, il campionissimo confeziona il gol leggendario con plastica rovesciata su vellutato cross di Eranio; San Siro viene giù e a confronto il dribbling con cui ipnotizza Ravelli prima di depositare la sfera in rete pare ordinaria amministrazione. 4-0 finale, sprazzi di onnipotenza del “9” e popolo rossonero in mistica adorazione.

Il drammatico (e improvviso) finale

Al tramonto di quel novembre del 1992 Marco van Basten veleggia sui 19 (!) gol stagionali: il Milan è saldamente al comando della classifica di Serie A con striscia di imbattibilità inaugurata domenica 26 maggio del 1991 e ancora aperta. Proprio all'apice della sua carriera l’impazienza tradisce il fuoriclasse: persuaso dal luminare Marty, sceglie di trascorrere il Natale sotto i ferri per risolvere una volta per tutte gli annosi problemi alla caviglia e quindi approcciare la fase calda della stagione al top della forma. L'operazione segna invece l'inizio di un calvario che terminerà nell'estate del 1995 col ritiro ufficiale dal calcio giocato: in quel maggio 1993 fa giusto in tempo a siglare l’ultimo gol della sua carriera in un Ancona-Milan 1-3 e pochi giorni più tardi - il 26 maggio, esattamente 27 anni or sono - prende parte alla nefasta finale di Champions League contro il Marsiglia, ormai ridotto a ombra di se stesso.
Come un cigno che all’approssimarsi della morte, lungi dallo spegnersi tristemente, si rallegra ed esegue il suo miglior canto di sempre in ossequio a un'antica credenza, van Basten in quell’indimenticabile autunno del 1992 sciorinò il suo miglior calcio prima di arrendersi ai ferri di un chirurgo.

Il gol di Van Basten che cambiò la storia del Milan

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