Il mondo capovolto. Era il primo agosto e al termine di Atalanta-Inter, Antonio Conte si lasciò andare in un duro sfogo: "Se si è deboli è difficile difendere me e la squadra. Annata dura, farò le mie valutazioni. Uno il parafulmine lo fa una volta, due sarebbe da scemi". Sette mesi dopo il tecnico ritrova ancora una volta l'Atalanta, ma con una situazione completamente differente. L'Inter è prima e Conte è un uomo solo al comando. Come sottolinea La Gazzetta dello Sport, con Marotta, Antonello, Ausilio e Baccin positivi, ma sempre in contatto col tecnico, alla Pinetina non c'è praticamente nessuno, a parte il vicepresidente Zanetti e il capo della comunicazione Pedinotti. Ribadito che Steven Zhang da Nanchino le sta provando tutte per dare continuità al progetto Suning, in questo momento la grande certezza dell'Inter è Conte Antonio. Il Premier che non teme voti di sfiducia. Nella difficile situazione della proprietà, con urgente bisogno di 200 milioni per problemi di cassa e per saldare anche gli stipendi, con un altro tecnico l'umorale mondo nerazzurro avrebbe rischiato di sfilacciarsi come un vecchio jeans. Invece le difficoltà hanno sublimato la coesione del gruppo squadra. Conte oggi è un uomo solo al comando che sta volando verso uno Scudetto inseguito dall'anno di grazia del Triplete. E la clessidra non sa più da che parte girarsi.

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Come spiega La Gazzetta dello Sport, la distanza che la scorsa estate, fino alla fine di agosto, si percepiva forte e chiara tra il tecnico e la dirigenza, tra Antonio e l’a.d. Marotta, si è oggi trasformata in un’alchimia vincente. È un affetto stabile, per usare una terminologia abusata di questi tempi. Il risultato è evidente, il campo non mente mai, il primo posto in classifica ne è la conseguenza. Ed è allora giusto cominciare a ragionare anche in ottica futura. In definitiva: quella in corso era stata immaginata - per moltissimi versi a ragion veduta - come l’ultima stagione possibile insieme di Conte con l’Inter, o comunque di Antonio al fianco di Marotta. Oggi lo scenario è opposto. Tutti i segnali, interni ed esterni all’Inter, portano a una continuità del progetto tecnico e societario per la prossima stagione.
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Qui non si parla di contratto di Conte, che pure è valido fino al 2022 e con un ingaggio che salirà a 13,5 milioni netti. Una cifra che peraltro, nell’era post Covid, non è più d’attualità, non è replicabile altrove, neppure in quella Premier League che prima o dopo riaccoglierà l’Antonio allenatore. Ma il tecnico ha dalla sua un progetto tecnico avviato che il club intende confermare in toto, come dimostrano i rinnovi di contratti già predisposti di Lautaro e Bastoni (ma pure quello di de Vrij è in dirittura). Conte ha poi la motivazione personale di un’Europa da conquistare, dopo l’eliminazione di dicembre che ancora gli provoca dolore. È chiaro che qualsiasi proiezione andrà verificata con la libertà di manovra reale che avrà l’Inter dell’estate anche sul mercato. Ma l’idea di aprire un ciclo all’Inter, di raccogliere più frutti (e non uno solo) dall’albero piantato è affascinante per tutti. A maggior ragione se la cosa combacia con il fatto di metter fine al dominio della Juve.

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