Presente, futuro e addio. A guardarla bene, la finale di Coppa Italia è stata molto di più di una semplice finale. Nelle tante sottotracce che il calcio riesce ad offrire, quella del Mapei potrebbe esser stata anche una partita simbolica per il futuro juventino di alcuni giocatori.
Prendiamo Kulusevski. Arrivato all’alba del 2020-2021, la stagione più difficile degli ultimi 10 anni di Madama, sballottato da una parte all’altra del campo per questione tattiche, e poi clamorosamente importante nelle ultime 3 partite da titolare. Il gol e l’assist, con quel titolo di MVP che avrebbe meritato, sono state due perle assolute nella serata emiliana. Due colpi che ci hanno fatto capire quanto possa essere decisivo il giocatore svedese nel futuro juventino. Un talento da preservare e da cavalcare.
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Stesso discorso per Federico Chiesa, che rispetto all’ex Parma è stato nettamente più continuo durante la stagione. Il nativo di Genova ha segnato la bellezza di 13 gol in 42 partite (suo record), trascinando la squadra anche nei momenti più difficili. Come scrivevo anche nel pezzo qua, la sua energia e la sua elettricità sono state come una dinamo per una squadra troppe volte piatta come la Juventus. Ha dato pazzia e vitalità a tutti i compagni, ritagliandosi il ruolo di terza opzione offensiva alle spalle di Cristiano Ronaldo (36) e Alvaro Morata (18). Anche lui, come Kulu, rappresenta il futuro.

L'esultanza di Federico Chiesa, Atalanta-Juventus, Coppa Italia, Getty Images

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Chi invece rischia di rappresentare solo il presente, e tra pochi mesi il passato, è Alvaro Morata. La stagione dello spagnolo è stata la classica annata dove i dati non riescono a riassumere tutto quello che si è visto. L'ex Real ha scavalcato i 2700 minuti stagionali (9° per utilizzo), e ha segnato 18 gol (secondo miglior dato di sempre in carriera), però da quando la Juve ha ripreso a marciare in maniera decisa lui ha raccolto solo le briciole. In più, il suo essere un po' pecho frìo (timido) non gli ha permesso di mantenere quel ritmo che sembrava aver imboccato ad inizio anno. Insomma, la sua stagione è andata spegnendosi, e l’impressione è che la Juve possa tranquillamente andare oltre alle sue prestazioni. Forse arriverà un’altra annata in prestito (10mln), però non mi sembra che ci siano molti segnali incoraggianti su quel fronte.
Ultimo in questa lista appare anche Paulo Dybala, che nell’ultimo periodo ha vissuto più o meno lo stesso trattamento riservato a Morata. L'argentino ha giocato qualche minuto in più, ma tra la partita contro l’Inter e la finale di Coppa Italia ha dovuto masticare tanta panchina. Se per Morata abbiamo disquisito sui numeri, e su come lo spagnolo abbia abbandonato il picco della forma, per Dybala la considerazione è totalmente diversa. L’argentino era l’MVP della Serie A, ma tra infortuni e - come Kulusevski - una difficile collocazione tattica nel sistema di Pirlo, ha messo insieme poco più di 1200 minuti con appena 5 gol.
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La Coppa potrebbe aver dato ulteriori informazioni a Pirlo e alla società su come strutturare la rosa del 2020-21, iniziando a programmare il mercato tra entrata ed uscita, però finché questa stagione non conoscerà la sua ultima partita è impossibile cercare una soluzione dove una soluzione non c’è. L’unica certezza è che Dejan Kulusevski e Federico Chiesa rappresentano il futuro del club, indipendentemente dall’allenatore o dal presidente, mentre Dybala e Morata potrebbero essere all’ultima stagione bianconera. Domenica ci sarà l’ultima di campionato e già da lunedì se ne saprà di più: il mercato non aspetta.

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