"Torneresti alla Juve? Ora è impossibile dirlo".
Sono bastate quattro parole di Massimiliano Allegri per scatenare un vero e proprio terremoto mediatico sul futuro della panchina della Juventus, reduce dal pesantissimo k.o. contro il Benevento che ha di fatto spento le speranze per il decimo scudetto consecutivo. Si sa, la sosta nazionali porta con sè la fisiologica tendenza a tirare un bilancio della stagione in corso e quella dei bianconeri, fin qui, non è stato di certo indimenticabile. Ecco allora che sulla Continassa si staglia l'ombra del tecnico toscano, esonerato da Andrea Agnelli nell'estate del 2019 e poi sostituito da Maurizio Sarri. Il tifo juventino si divide tra chi è favorevole ad un clamoroso ritorno e chi, invece, vuole guardare avanti. Proviamo allora a stilare i pro e i contro di un Allegri-bis a Torino, ricordando che, ad oggi, è solo una suggestione di mercato.

Il saluto ad Allegri della curva bianconera nel 2019

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Calciomercato 2020-2021
Pirlo in bilico: Allegri pronto a tornare alla Juve
23/03/2021 A 07:24

I Pro

  • Palmares: C'è poco da fare: nella storia del calcio italiano pochi allenatori possono vantare più trofei in bacheca di Massimiliano Allegri. Sei scudetti (5 con la Juve, uno col Milan), 3 Supercoppe Italiane e 4 Coppe Italia. In Italia è una garanzia di successo.
  • Pragmatismo: l'epiteto "risultatista" calza a pennello per descrivere la filosofia del tecnico livornese. Nel club dove "vincere è l'unica cosa che conta" il pragmatismo avrà sempre la precedenza rispetto al fenomeno di turno o alla scommessa.
  • Gestione delle superstar e dei giovani: Ronaldinho, Ibrahimovic, Cristiano Ronaldo, Tevez. Sono solo alcuni dei nomi che Allegri si è trovato in squadra nel corso della sua carriera. Delle aziende oltre che dei top player. Mai un problema, anzi è sempre riuscito ad amalgamare il gruppo a proprio vantaggio. Astori, Nainggolan, De Sciglio, El Shaarawy, Cristante, Kean, Morata, Pogba e Dybala: questi invece i nomi dei talenti che ha protetto e aiutato a crescere. Tanta roba.
  • Comunicazione: un megafono della società in tempi di crisi e uno scudo per lo spogliatoio. Le mai banali conferenze stampa di Allegri sono un esempio perfetto della comunicazione di un allenatore moderno, capace di gestire stampa e crisi col sorriso e con personalità.
  • Allegrate: all'ex tecnico di Cagliari, Milan e Juventus si riconosce la capacità di aggiustare le partite in corso d'opera o d'inventarsi di sana pianta accorgimenti tattici: la mossa di Emre Can terzino ha influito sulla rimonta contro l’Atletico Madrid nel 2019, ma si può citare anche Mandzukic esterno, Vidal e Boateng trequartisti, Cuadrado terzino.

Dal nodo alla gola al gabbione, il meglio della conferenza d’addio di Allegri in 4 minuti

I Contro

  • Fallimento strategico: dal punto di vista aziendale, richiamare Allegri sarebbe un passo indietro di Andrea Agnelli e della dirigenza bianconera: nel corso delle ultime due stagioni sono state fatte scelte agli antipodi come il "giochista" Maurizio Sarri o l'esordiente Andrea Pirlo. Di fatto, sarebbe come tornare al 2019 e ammettere di aver fallito sul piano della vision societaria.
  • Mentalità poco europea: sarà un caso, ma nessuna big del calcio continentale l'ha realmente cercato durante il "biennio sabbatico". Certo, le due finali di Champions del 2015 e del 2017 rimangono il miglior risultato a livello internazionale nell'ultimo decennio per i bianconeri, ma un Allegri-bis non sarebbe la ricetta perfetta per rimettere finalmente le mani sulla Coppa dalla grandi orecchie, ecco.
  • Pericolo minestra riscaldata: raramente il ritorno di fiamma dà gli effetti sperati. In casa Juve, però, ci sono due esempi positivi: il Lippi-bis del 2001-04 in cui arrivarono due Scudetti e il Trapattoni-bis del 1991-94 in cui la Vecchia Signora conquistò la Coppa Uefa.
  • Rapporto con Paratici e Nedved: i più abili retroscenisti delle faccende bianconere raccontano che nel 2019 la coppia Paratici-Nedved, dopo soli 5 mesi dall'addio indotto di Beppe Marotta, fece fuori anche Allegri, contro la volontà dello stesso presidente Agnelli che si è preso poi la rivincita l'anno successivo con l'all-in su Pirlo. E' chiaro che un clamoroso ritorno renderebbe praticamente impossibile la permanenza dei due dirigenti a Torino.
  • Questione economica: nel 2019 Allegri era l'allenatore più pagato della Serie A con un ingaggio di 7,5 milioni netti a stagione. Considerando che, nell'ordine, la Juve ha dovuto pagare "a vuoto" l'ultimo anno di contratto dello stesso Allegri, gli ultimi due anni di contratto di Maurizio Sarri (11 milioni netti) e, in caso di esonero, dovrà pagare l'ultimo anno di rapporto di Andrea Pirlo (1,8 milioni) difficilmente sarà disposta a richiamare un tecnico con un ingaggio monstre. Poi, tutto può succedere.
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