Ai livelli di Gianluigi Donnarumma il problema è il procuratore. Che tipo, soprattutto. Nel suo caso, Mino Raiola: uno squalo che sa di calcio, mago delle provvigioni. Più la preda è grossa - e giovane, magari - più l’agente tende a comandare, invece di limitarsi a suggerire. Fuor di metafora: fa gli interessi del suo assistito, facendo i propri interessi, o fa i propri interessi facendo (anche) quelli del suo assistito? Le frontiere sono materialmente ambigue, moralmente nette.
Donnarumma ha 22 anni, il contratto gli scade il 30 giugno. Direte: così dotato, era facile pescarlo. Il Milan, però, lo prelevò da Castellammare di Stabia quando ne aveva appena 14. Sinisa Mihajlovic lo fece debuttare in serie A, contro il Sassuolo, all’età di 16 anni e 8 mesi. Gigio, naturalmente, tanto ha preso e tanto ha dato. Sta scalando vette romanzesche. Paolo Maldini gli ha offerto otto milioni d’ingaggio, due in più di quello attuale. Diventerebbe il titolare più pagato, ammesso che sia una medaglia.

Donnarumma non rinnova: 5 nomi caldi per la porta del Milan

Serie A
Pioli: "Donnarumma? Gli consiglierei di restare al Milan"
10/04/2021 A 18:45
Certo, non è il Milan di Maldini capitano. E’ un Milan secondo in classifica, pronto a tornare in Champions, l’Eden aziendale che non frequenta dal 2014. Non mi sento di indirizzarlo verso la conferma o l’addio. Mi limito a un consiglio: sia lui a decidere. Lui e non Raiola. Insieme, stabiliscano poi durata, onorario e domicilio.
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Baciare la maglia non basta: serve, al massimo, per fare strage di like. La pandemia ha sconvolto gli equilibri del mondo, di cui lo sport è costola emotiva ma periferica. E il ruolo di portiere - sbagliato o giusto che sia: per me, sbagliato - non esercita lo stesso fascino dell’attaccante, tanto per fissare i confini del paragone. Nella storia, solo uno ha vinto il Pallone d’oro: Lev Jasin, il ragno nero di Mosca. Era il 1963. Si premia chi segna, non chi lo impedisce. Non mi aspetto frotte di acquirenti.
Il coltello dalla parte del manico lo tiene Raiola, visto che, se non rinnova, il suo pupillo potrà liberarsi a parametro zero. A maggior ragione, tocca a Donnarumma uscire dai «pali» e gettarsi ai «piedi» del futuro. Ignoro se, fra le opzioni, figuri l’idea di cambiare «ditta». Marek Hamsik l’ha fatto, Zlatan Ibrahimovic se ne guarda bene. I tifosi friggono, sognano il lieto fine, per quanto l’emergenza globale li abbia un po’ disillusi. Né le bandiere sono più di moda, forse proprio perché - dopo la sentenza Bosman del 15 dicembre 1995 - i procuratori hanno sostituito i «pennoni» e invaso persino la stoffa dei drappi.
Alla luce dell’anagrafe e dei mezzi, Donnarumma vale almeno dieci-dodici stagioni. Ripeto: l’importante è che sia il giovanotto a dire a Raiola cosa fare, e come farlo, e non viceversa. Da una parte, la testa: cioè la caccia a una sfida più grande. Dall’altra, il cuore: cioè la squadra-chioccia che lo ha allevato e farà di tutto per garantirgli, oltre che una paccata di soldi, il massimo delle ambizioni. Punto e a capo. Abbasso i baci alla maglia. Se ci crede, continui a indossarla. Altrimenti, arrivederci e (comunque) grazie.
ROBERTO BECCANTINI
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