Milan subito grande protagonista nella finestra di calciomercato invernale: dal Torino è arrivato Soualiho Meïté, 26enne parigino di origini ivoriane utile per allungare la panchina del Milan rinfoltendo il settore di centrocampo. Quello dove, per intenderci, Davide Calabria era stato “costretto” a giostrare in occasione del big match contro la Juventus. Il neo centrocampista rossonero indosserà la maglia numero 18: il Milan lo ha prelevato dal Toro in prestito fino a giugno con diritto di riscatto. Acquisto superfluo o azzeccato?

Bonus? No. Sostanza? Sì.

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Sgombriamo subito il campo da dubbi, non si tratta di un fuoriclasse né di un giocatore da “fantacalcio” capace di portare in dote assist o gol: i 3 gol in 94 presenze complessive con la maglia del Toro (addizionati da 7 assist secondo i dati Transfermarkt) sono emblematici in questo senso. Si tratta, però, di un giocatore funzionale per l’intelaiatura di Pioli: sono altri i numeri che contano, numeri “Opta” che possono far sorridere i rossoneri perché sintomatici di un calciatore capace di abbinare qualità e quantità. Di incidere nel settore nevralgico del campo senza troppi fronzoli, né clamori. Eccoli:

Dove può giocare?

Meitè, direbbero in NBA, è il classico giocatore “di sistema”, nel caso specifico eclettico e capace di apportare cose diverse in mezzo al campo. Vice-Kessie – ovviamente, per caratteristiche – ma all’occorrenza in grado di giocare insieme al perno del Milan in una sorta duo di centrocampo muscolare e di matrice ivoriana. Con lui il Milan di Pioli appone una bella “pezza” a centrocampo; porterà via spazio al golden boy Tonali? Non è detto e poi il Milan corre su tre fronti: a centrocampo aveva bisogno di un puntello a tutti costi, anche considerando la fallimentare esperienza di Rade Krunic all’ombra del Duomo di Milano.
Le zone più battute da Meité nel corso della stagione: schermo davanti alla difesa con licenza di presidiare il centrodestra e affacciarsi sulla trequarti (fonte: Sofascore)
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Tecnico oltreché fisico

Qui è il caso di sfatare un luogo comune su Meité: l’ex Auxerre e Monaco non è infatti “solo” un centrocampista fisico e buono per fare legna in mezzo al campo: nel suo repertorio campeggiano anche senso dell’inserimento, buona tecnica individuale e proprietà di calcio. Caratteristiche che magari sino a ora aveva mostrato solo in Francia, ma che in un contesto diverso da quello prettamente "operaio" del Torino potrebbero riaffiorare in superficie come un fiume carsico. Lo staff del Milan se lo augura, se lo augurano anche i tifosi.

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