"Cristiano accostato al PSG? Del tutto normale. Facciamo parte di quella cerchia ristretta di club che potrebbero permetterselo. Anche se la situazione è complicata per tutti, il mercato è una questione di opportunità, al di là della programmazione. A volte succedono cose straordinarie". Se stessimo parlando di un 35enne qualsiasi, questi discorsi finirebbero in un amen, ma siccome stiamo parlando del miglior 35enne al mondo, occorre farsi più seri. L’oggetto di questo discutere è Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, giocatore di calcio nato a Madeira che in carriera ha praticamente vinto tutto. Oggi è un calciatore della Juventus, ma presto o tardi potrebbe cambiare maglia. La direzione più gettonata, dopo Torino, sembra quella francese. Più precisamente Parigi. Capitale che negli ultimi anni ha convinto tanti giocatori a trasferirsi. Da Ibra e Thiago Silva a Mbappe e Neymar. Senza contare Di Maria, Icardi, Marquinhos, Navas, Draxler e Cavani, ma anche tanti italiani: Florenzi, Kean, Buffon, Verratti e Sirigu.

Insomma, Parigi attrae. Attraggono i soldi di Nasser Al-Khelaifi, attrae il livello altissimo della squadra, attrae la possibilità di affermarsi in Champions e la pseudo-tranquillità del campionato domestico. Ecco, l’ultimo di questa lista di giocatori, di cui sicuramente abbiamo lasciato indietro qualcuno, potrebbe essere proprio CR7. L’asso di Funchal è nelle mire dei parigini da tempo, ma proprio l’estate del 2021 potrebbe essere lo spot giusto per portare il portoghese in un nuovo campionato: la Ligue1. Leonardo ha fatto capire che se il qatariota dice sì, i soldi ci sono. La patata bollente a quel punto passerebbe alla Juve. Cosa fare con CR7? Due opzioni sul tavolo.

Amichevoli
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11/11/2020 A 21:35

La prima è tenerlo, portarlo a fine contratto e sfruttarlo a pieno regime anche per la stagione 2021-2022 (in cui andrebbe a scadenza). La seconda sarebbe venderlo, incassare denaro utile per ripianare una parte delle casse del club e pianificare il futuro. Cosa fare? Proviamo a capire meglio le motivazioni dietro l’una o l’altra scelta.

Perché tenerlo?

La prima motivazione portata dalla difesa è molto semplice. Fin banale. Ma comunque valida. Nonostante 35 anni suonati, Cristiano Ronaldo è ancora oggi uno dei primi 2-3 giocatori al mondo. Chi dice il contrario, è in malafede. Ed i numeri sono qui apposta. Nei due anni da juventino, il portoghese, è stato in grado di mettere insieme numeri di altissimo livello, sui livelli di Manchester e di alcune annate madridiste. Le stagioni da 50 e passa gol sono inarrivabili, ma per andare sopra 35 c’è ancora tanto spazio. L’anno scorso sono stati 37 (nazionali escluse), mentre quest’anno sono già 6 in 5 partite con la sosta forzata dal covid. Ci sono tutti i presupposti per andare sopra quota 40 per la decima volta in carriera, e riscrivere la storia. La Serie A è avvertita.

Il secondo motivo è orizzontale al primo. Ovvero, il plus che riesce a dare alla squadra. Giocare con Cristiano significa partire quasi sempre 1-0, sia in campionato che in Champions. Basti pensare alla campagna europea del 2019 dove, praticamente da solo, ha trascinato una squadra in evidente difficoltà a soli 45’ dalle semifinali. Oppure alla doppietta rifilata al Lione l’anno scorso, o ai gol che sta facendo quest’anno. Lui c’è sempre. Indipendentemente da tutto.

La terza ragione è ancora di campo. Cristiano Ronaldo, in due anni all’ombra della Mole, si è visto allenare da due tecnici completamente diversi. Quasi gli antipodi. Nonostante la toscanità comune, tra Maurizio Sarri e Massimiliano Allegri c’è un abisso calcistico. Due filosofie opposte che a distanza ravvicinata hanno creato scompensi all’universo Juve. Se a tutto ciò si aggiunge un rinnovamento a livello societario (l’addio di Marotta), a livello di giocatori e di modo di giocare, si fa presto a pensare che l’arrivo di Ronaldo sia coinciso con il peggior periodo della Juve di Andrea Agnelli. Oggi, con l’arrivo di Andrea Pirlo e la nuova fiducia del presidente, Ronaldo potrebbe essere quell’acceleratore di un processo che, volente o nolente, non può essere immediato.

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Pausa. Con il giudice e la relativa giuria che si ritirano per un piccolo break, il pubblico ha tempo e modo di ragionare su queste tre prime motivazioni. Per ora sembra tutto molto condivisibile e concreto. Quasi lapalissiano agli occhi di tutti. Però, la difesa non ha finito, e dal campo ci si trasferisce ad aspetti extracampo.

Il primo aspetto di questa seconda tranche riguarda l’impatto economico ed emozionale. Per quanto la Juve abbia pagato tra ingaggio e cartellino, il brand Cristiano Ronaldo è riuscito a portare diversi introiti al mondo bianconero. Sicuramente non si può parlare di investimento ripagato, ma comunque una buona fetta del tifo calcistico mondiale ha adottato la Juventus proprio grazie a Ronaldo. Tra la maglietta, la gita allo Stadium per vederlo, i social network, le tournée mondiali e gli adoranti fan del portoghese, la società di Agnelli è riuscita a colonizzare una parte di mondo che, senza Ronaldo, sarebbe stato difficile raggiungere.

E, secondariamente, l’impatto avuto sui colleghi. In questo aspetto CR7 è stato un vero e proprio marketing manager per la Juventus, provando a fare pubblicità a sé stesso a al club. Sono famosissime le scene e i dialoghi con Matthijs de Ligt al termine di un Portogallo-Olanda poco prima che il classe 1999 scegliesse Torino. Ma anche con lo stesso Kulusevski, a trasferimento già compiuto, Ronaldo ha parlato a lungo al termine di Portogallo-Svezia. Sembra quasi che il nativo di Madeira utilizzi le pause nazionali per agire da direttore sportivo aggiunto in favore della Juve. Un inviato speciale che, seguendo le orme del suo procuratore, prova a lavorare sui colleghi.

Cristiano Ronaldo

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Con il tempo che va scadendo, la difesa sfodera l’ultima arringa del processo. La più forte. La più decisa. Vendere Ronaldo significherebbe dire, a tutto il mondo, che l’esperimento è fallito. Quando nel 2018 Agnelli è volato in Grecia per convincere il portoghese a scegliere Torino, la mente di tutti si è subito trasferita sulla Champions League. L’acquisto del portoghese era, sulla carta, l’ultimo passo per vincere la coppa che manca da 24 anni. Però, per una ragione o per l’altra, questo procedimento non è mai arrivato allo stadio finale. Vendere Cristiano un anno prima della scadenza sarebbe uno sbugiardare il processo e rivelare, al mondo intero, il proprio fallimento. Agnelli se lo può concedere?

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Terminato il discorso della difesa, ora è il turno dell’accusa. L’avvocato si alza e con fare democratico ricorda, sportivamente, che secondo il contratto in essere Ronaldo andrà in scadenza nell’estate del 2022. Perciò detto, una cessione vorrebbe dire cessare anzitempo il rapporto di lavoro. Ed è proprio da questo punto che parte l’accusa.

Perché venderlo?

Vendere Ronaldo sarebbe in primis una questione economica. L’estate del 2022, quando per la Juve scatterà la tranche di Chiesa da 40mln, sarà un passaggio chiave per il futuro bianconero. Cristiano andrà in scadenza e l’opzione rinnovo sarebbe, quasi totalmente, non perseguibile. Troppo oneroso per le finanze del club e troppo oneroso anche per il giocatore che toccherà quota 37 anni. La mossa decisiva, per rientrare da una parte dell’investimento, sarebbe quella di separarsi già durante quest’estate. Doloroso si, ma necessario per una pianificazione leggermente più tranquilla (leggermente perché Ronaldo non è l’unico ingaggio pesante).

Poi, parliamo di campo. La Juve ha avviato proprio pochi mesi un processo nuovo ed ambizioso. La scelta di Pirlo porta con sé tante difficoltà a livello temporale, nel senso che per arrivare dove vuole lui ci vuole tempo. Il tempo alla Juve non c’è, e proprio per questo è intuibile la scelta di conservare Ronaldo. Però, se tanto mi dà tanto, la squadra torinese non è propriamente la favorita in UCL, e per quanto le dinamiche da qui a marzo possano cambiare, la batosta contro il Barcellona ha specificato che rispetto all’elite europea - a cui il Barça appartiene per il rotto della cuffia – manca ancora tanto. E poi, parliamoci chiaro. Se non hai vinto la Champions con Ronaldo - e non ci sei nemmeno arrivato vicino - forse conviene liberarsi dell’uomo pesante e pensare a far ripartire un nuovo progetto tecnico e duraturo.

Cristiano Ronaldo

Credit Foto Getty Images

Ultimo, ma non meno importante, è il futuro. Cedere Ronaldo vorrebbe dire perdere un valore inestimabile, ma quanto gioverebbe alla tranquillità di una società che per ora sta correndo con una macchina veloce la metà delle altre? È una domanda provocatoria, ma lecita. “Scaricarlo” nel 2021 vorrebbe dire guadagnare dalla cessione e, al tempo stesso, risparmiare un anno di stipendio da dirottare, magari, verso Paulo Dybala. Messa giù così è molto astratta, però è indubbio che il risparmio sarebbe concreto. Se il PSG insiste tanto, sarebbe giusto ragionare molto attentamente su queste richieste.

Ho finito vostro onore.

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