In principio, i rumors, erano stati persino di un ritorno alla Juventus. Accoglienza freddina, pista impraticabile, visto anche il non proprio idilliaco addio a inizio della scorsa stagione e ciò che ne è conseguito, per i colori bianconeri. Poi, Jorge Mendes, ci ha provato in Baviera, dove si liberava il posto di Robert Lewandowski. Niente da fare. Non il profilo giusto per storia, tradizione, mentalità del gruppo e filosofia di un club come il Bayern Monaco, il cui credo è rivolto ai giovani più che ai campioni affermati. C’è stata poi, importante, la pista Chelsea. The Athletic, testata inglese di un certo spessore, parlava di un qualcosa di concreto. Anche perché Lukaku era ormai volato a Milano. Ma niente, anche da Fulham Broadway, nessun passo decisivo. E per le altre tre in Champions della Premier League – City, Liverpool e Spurs – la pista era francamente impraticabile per evidenti motivi. Ci hanno provato allora anche in Spagna, addirittura in casa dei rivali di sempre, di quell’Atletico Madrid con cui non ci sono mai stati dei gran rapporti, eufemismo. Lì è intervenuto direttamente il tifo: Cristiano Ronaldo, qui, non è il benvenuto.

In occasione dell’amichevole contro il Numancia, i tifosi dell'Atletico Madrid hanno esposto il seguente striscione: "Ronaldo non è il benvenuto"

Credit Foto Imago

Qualche ora fa, messa lì, tra la bomba e la suggestione, il Napoli di De Laurentiis. Complicata, se non impossibile, per denari e chissà quante altre questioni, vedi diritti d’immagine vari. Francia – leggasi Parigi – non praticabile per eccesso di stelle. Alternative: semplicemente finite.
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Nessuno vuole Ronaldo

Già perché l’ossessione di Cristiano è nota, si chiama ‘record personali’. Da sempre, l’ego, come unica – ed efficacissima – benzina in grado di alimentare il motore del più egoista e al tempo stesso vincente dei fuoriclasse. Da un paio di stagioni, però, qualcosa, sembra essersi inceppato anche dentro questo meccanismo a lungo perfetto. Attenzione, non una contestazione ai numeri o al calciatore, quanto al metodo. Il concetto di “arrivo, stravolgo, divento il centro del mondo e se poi non mi piace, arrivederci”, pare essere una strategia che si è rivoltata contro lo stesso Ronaldo. Una sorta di terra bruciata. Juventus, Bayern Monaco, Atletico Madrid, Chelsea. Dei “no grazie” pesanti, se volete, per uno che ha riscritto, in sostanza, insieme a Messi, l’intera storia recente del calcio. E così, quella sensazione che aveva provato la Juventus nella scorsa estate, di dover convivere con un campionissimo parecchio scontento nonostante progetto e sforzi economici, è ciò che sta provando in questo momento un altro club di un certo spessore come il Manchester United, trattato – come i bianconeri – alla stregua della Superga Watt, il club sottocasa dove ognuno di noi ha dato i primi calci. Dopo i capricci torinesi, insomma, il metodo si è fatto ancora più chiaro con i Red Devils, prima totalmente snobbati per la tournée estiva e oggi, scrive ancora The Athletic, messi nuovamente all’angolo. La loro colpa? Non essere in Champions League. Non potergli permettere di inseguire quel record che ancora lo ossessiona: il confronto con Messi.
Ecco perché Ronaldo, a oggi, è disposto persino a scendere. “Se non è stata una big, bene, allora che sia lo Sporting Lisbona”, è il motto, il nuovo capriccio di CR7 comunicato in queste ore alla dirigenza del ManU. E occhio a scomodare il romanticismo del campione che vuole tornare a casa. No, qui non è una faccenda alla Luis Suarez che vola al Montevideo e riparte dal Nacional. Qui è diverso. Lo Sporting gioca in Champions e a oggi, insomma, pare diventata l’unica destinazione possibile. Chissà se andrà in porto. Chissà se la narrativa del campione che torna a casa, nel caso, si metterà in moto. La realtà però, lo dicono le mosse estive, è un’altra: Ronaldo è e resta, a oggi, alla ricerca di un club con un posto al sole. E quell’egoismo, quell’ossessione personale motore di una carriera unica, meravigliosa, sembra iniziata a essere un prezzo che le big europee non sono più disposte a pagare.

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