Nelle classifica per nazioni, domina la Spagna (7), davanti a inglesi e tedeschi (5). Poi noi e i francesi (4). Siamo ai piedi del podio, in posizione d’attesa. La fase a gironi non ha l’adrenalina dei confronti diretti. Qualcuno, però, ci casca sempre: penso all’Inter, allo stesso Southampton. Ecco le mie pagelle conclusive.

Napoli 8

Primo con merito. Il girone non era terribile, ma il Napoli, «questo» Napoli, non è che fosse un docente in materia. Compreso Sarri, all’esordio. Con e senza Milik, il gioco come bussola, sempre: nel bene dei triangoli e nel male dei corti circuiti. Su tutti, Hamsik. A ruota, la banda Bassotti: Callejon-Mertens-Insigne. E un paio di «nuovi» titolari: Diawara, Zielinski. Postilla: non è da tutti vincere a Lisbona.
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Juventus 8

Imbattuta e prima sia in Europa sia in campionato, caso unico. A differenza del Napoli, più forza che gioco. Il gruppo era tranquillamente alla portata, con un unico ostacolo (il Siviglia). La squadra di Allegri deve crescere sul piano tecnico; il ritorno di Dybala, ancorché in un contesto docile come la passeggiata di mercoledì, moltiplica gli scenari tattici. Pjanic e Higuain (già 10 gol, comunque) entrano ed escono dagli schemi, la Bbc è mezza rotta, ma da qui a metà febbraio c’è tempo. Molto sarà possibile: a patto di alzare il rendimento.

Inter 4

Il fiasco più mortificante. Quattro sconfitte e due successi, il secondo con lo Sparta a giochi fatti (ma Andrea Pinamonti, classe 1999, ha stoffa; e la difesa a tre, hai visto mai). Da de Boer a Vecchi a Pioli, la qualità disordinata della rosa ha contribuito a rendere fragili gli equilibri. L’alibi del turnover non regge. Se mai, l’ingorgo societario.

Roma 7

Prima in scioltezza e zero sconfitte al di là di piccoli cali e della modestia degli avversari. Bravo Spalletti a trasmettere gli impulsi giusti. Bravi i giocatori a onorare gli impegni. Con i romeni dell’Astra, gloria anche per Totti. Come in campionato, è stato l’attacco a scolpire la differenza.

Fiorentina 7

Prima, grazie al colpo di Baku. La beffa interna con il Paok aveva agitato i soliti dubbi sui soliti eccessi, dalle grandi abbuffate alle grandi imbarcate. Seguite le tracce di Bernardeschi: portano lontano. E per Federico Chiesa, 19 anni, figlio d’arte, gol e rosso. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

Sassuolo 6

Dai prelimimari alla fase a gironi: era la prima Europa, l’ha onorata come ha potuto e, soprattutto, finché ha potuto. Cruciale la perdita di Berardi (e non solo). La nebbia che ha rinviato a oggi la sfida con il Genk non sposta niente (se non per i belgi).
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