Dusan Tadic, chi è e perché è esploso solo all'Ajax a 30 anni

Il fantasista serbo sta conoscendo in questa stagione il suo miglior anno di sempre: insieme a Messi e Mbappé è nella Top3 d'Europa per gol+assist. La storia della sua rinascita: da calciatore apprezzato solo dal mondo hipster a talento che ha stregato l'Europa, dagli sprazzi e le difficoltà della Premier League alla dominanza all'Ajax. Il pericolo che dovrà contenere la Juventus.

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Nell’immaginario collettivo è entrato di prepotenza in questa stagione, quando con il marchio di fabbrica di Zinedine Zidane – e nella casa di Zinedine Zidane – ha fatto capolino nel cuore di tutti gli esteti. Già, perché il calciatore hipster piace, ma fino a un certo punto. E Dusan Tadic, per lunghissimi tratti della carriera, è stato sostanzialmente solo questo: un feticcio per pochi esteti.
E’ questo ciò che ha raccontato la sua carriera almeno fino a quella ‘rouleta’ dentro il Santiago Bernabeu. Il numero per un assist al bacio, il sigillo successivo per il gol che firmava l’impresa dell’Ajax e rimetteva i Lancieri sul mappamondo del calcio che conta.
Il calcio di Dusan Tadic però non sempre è stato questo. O meglio, lo è stato, ma solo a tratti; come vuole spesso la storia – e lo stereotipo, molto spesso attendibile – del calciatore slavo: talentuoso fuori dal comune, ma troppo scostante per poter giocare in una grande.
Pare proprio essere la storia di Tadic, che a trent’anni, rispetto a ciò che vuole la classica narrazione di crescita, scoperta, esplosione, conferma ad alti livelli, ha fatto un percorso tutto suo: crescita, scoperta, semi-delusione ad alti livelli, ritorno alle origini. O quasi.

Inghilterra, più dolori che gioie

Già perché il serbo, in un campionato di prestigio, c’è stato eccome. Tadic ha conosciuto i palcoscenici della Premier League e ha provato a sfondare al Southampton. Non ci è riuscito. O meglio, ci è riuscito solo in parte. Se chiedete a Graziano Pellé, vi risponderà probabilmente che Tadic è stato fondamentale con i suoi assist e le sue giocate per metterlo sul mappamondo dei centravanti papabili per i grandi ingaggi o le nazionali. Se guardate al succo della cosa, però, alla fine, scoprirete che dopo 4 anni in Inghilterra è stato lasciato tornare in Olanda per una cifra ridicola considerati i portafogli dei club inglesi: 11 milioni di euro. Tutti pazzi in Premier League? Non proprio.
Dell’ipermuscolare calcio inglese Tadic non ha sopportato i ritmi e la pressione. E non c’è altra spiegazione romantica al suo “fallimento” (virgolettato d’obbligo). Una partita buona, una no. Uno sprazzo decisivo, due irrilevanti. Tadic non è stato determinante dentro un contesto potenzialmente sfruttabile come il Southampton di Koeman – soprattutto – e di Puel (in maniera minore). Con l’arrivo di Pellegrino prima e Hughes poi è praticamente sparito, eclissandosi verso un anonimato che ne ha permesso il ritorno in Olanda a quelle cifre. Tadic però non poteva sapere che l’Ajax ‘dei giovani’ sarebbe stata la sua fortuna.

Ritorno in Olanda: Ajax, la rinascita di un talento

Già perché è ad Amsterdam, ed è con una carta d’identità che segna 30 candeline, che il fantasista serbo sta conoscendo il miglior calcio della sua carriera. Un calcio fatto di tocchi in velocità ma anche più libertà di spazio e pensiero; un contesto dove la qualità generale dei compagni di cui è circondato gli chiede più bellezza ancor prima che più efficacia. Ed è forse proprio questa la chiave. Alla prima caratteristica è strettamente connessa nel calcio di Tadic anche la seconda, ma non è una proprietà commutativa: se si scambia l’ordine degli addendi, come richiesto in Premier League, il risultato cambia eccome.
All’Ajax Tadic da questo punto di vista ha trovato terreno fertile. Ha trovato libertà e il contesto giusto per esaltarsi; ha trovato giovani dalle elevate qualità tecniche e un manager che gli ha permesso di essere tutto ciò che non è mai stato in Premier League: rifinitore puro e falso nove, a tratti più largo come un’ala, altre volte vicino alla porta o dentro l’area di rigore. Libertà, insomma, pare essere la parola chiave che ha fatto esplodere il talento di Tadic, catalizzatore di un gioco che gli ha permesso di essere lassù tra i grandi.
In stagione infatti, in Europa, tra gol e assist solo due giocatori hanno fatto meglio del serbo. E i cognomi spiegano già tutto: Leo Messi, Kylian Mbappé. Non esattamente una compagnia banale.
GIOCATOREPRESENZEGOLASSIST
Lionel Messi293314
Kylian Mbappé26279
Dusan Tadic302212
Luuk de Jong30267
Nicolas Pépé321913
Robert Lewandowski282110
Fabio Quagliarella31228
Hakim Ziyech251515
Cristiano Ronaldo 261910
Mohamed Salah34199
*In tabella il rendimento nei vari campionati nazionali dei primi 10 giocatori in Europa (principali campionati+Olanda) per gol+assist: Dusan Tadic in Top3 con un totale di 34 dietro Mbappé e Messi.

Tadic+Ziyech: come disinnescarli?

Insieme a Ziyech, Tadic è il giocatore di cui più si dovrà preoccupare la Juventus, che per disinnescarne le capacità balistiche e di lettura, dovrà inevitabilmente approcciarsi nella maniera più inglese possibile: alzare il ritmo della pressione, stringere le linee e imporre la propria fisicità. Vietato concedere movimenti sulla trequarti tra le linee; ancor più pericoloso aprire gli spazi. E’ lì dentro che Tadic si sa esaltare – non a caso il campionato olandese l’ha rivitalizzato – ed è in questa situazione che può diventare un pericolo per la Juventus, che da questo punto di vista dovrà applicare il massimo dell’attenzione, come del resto si richiede in un quarto di finale di ritorno di Champions League.
Banalità da sottolineare, ma concetto in fondo non così scontato da leggere. La rinascita di Dusan Tadic è frutto proprio di un dettaglio che prende vita tra le righe del non detto, dove l’intelligenza è stimolata dall’intuizione, dove l’estro si scatena quando è lasciato libero di farlo. Non prestargli particolare attenzione, sarebbe il peggiore degli errori strategici.
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