Nel 1987, in America esce una commedia chiamata Like Father Like Son. Tradotto letteralmente “tale padre tale figlio”. Il film ci racconta di una pozione magica che riesce a scambiare la mente delle persone, catapultandole nella testa della prima che fissano dopo aver bevuto l’intruglio. Dopo varie peripezie, la pellicola termina a lieto fine, con i due protagonisti che iniziano ad apprezzarsi nonostante due caratteri completamente diversi.

Di padre in figlio: Thuram, Maldini, Schmeichel...

Nel 1987 in Italia, Enrico Chiesa è un giovane calciatore del Pontedecimo, in Promozione. Ha 17 anni, ma una grande carriera davanti a sé. Passa alla Samp, quindi Modena, Cremonese e Parma. Con gli emiliani vive il suo momento magico. Vince i primi trofei, coppa Italia e coppa Uefa, e poi passa a Firenze. Nel 1999-2000 vive l’ultima stagione in Champions League. Gioca 11 partite, complessive di preliminari, e segna 4 reti. Le aggiunge alle 6 già realizzate con il Parma, e si congeda dalla coppa con le grandi orecchie con un rigore. Contro il Bordeaux, nell’ultima partita del secondo girone, la Fiorentina è quasi out. Deve vincere per alimentare il sogno dei quarti di finale. Sotto 1-0, Chiesa va sul dischetto e spiazza il portiere. Apre il piattone destro e fa 1-1. Per la cronaca la partita termina 3-3, ed il contemporaneo pari del Valencia contro lo United condanna i viola all’eliminazione.
Insieme a tutto lo stadio e a Giovanni Trapattoni, al gol di Enrico esulta anche un piccolo bambino. Ha appena tre anni ed è nato a Genova. Si chiama Federico, e proprio come suo padre farà il calciatore. Ma ancora nessuno lo sa.
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Il 2 dicembre del 2020, la Juve di Andrea Pirlo sfida la Dinamo Kiev. I bianconeri hanno già messo in tasca il girone, e giocano per trovare quella continuità che ancora gli manca. La partita è ferma sullo 0-0, ma al 21’ Alex Sandro riceve lo scarico di Morata. Lo controlla, si coordina e fa partire il cross. In mezzo all’area, oltre al solito Cristiano Ronaldo, è arrivato anche Federico Chiesa. L’ex Fiorentina è stato a schierato a destra con il compito di attaccare l’area dal lato debole, come direbbero del basket. Si fa trovare appena fuori dall’area piccola, capisce che la traiettoria è buona e la gira con una gran testata. La palla esce forte ma dritta, quasi addosso alla figura di Bushchan il portiere degli ucraini. Però, la sfera rimbalza proprio davanti all’estremo difensore e, grazie al terreno reso viscido dall’acqua, scappa dai guantoni e finisce dentro. La Juve è in vantaggio, e Federico Chiesa ha appena fatto la storia.
È il primo giocatore italiano che può vantare, insieme a suo padre, un gol nella Champions League. Tale padre tale figlio. Questa volta però non si parla di pozioni magiche o di personalità da accettare. Qua si parla di gol e di storia. E Federico l’ha appena riscritta.
Con la rete contro la Dinamo è diventato il sesto calciatore a segnare in Champions dopo il padre: ma chi sono gli altri 5? Ecco la lista completa.

Famiglia Thuram: Lilian e Marcus

Liliam Thuram è stato un calciatore fenomenale, ma segnare non era proprio il suo mestiere. Sebbene una doppietta contro la Croazia nel 1998 sia valsa una finale mondiale, i numeri offensivi dell’ex Parma e Juventus sono quelli di un classico difensore. Quasi impossibile per lui segnare in Europa, ma un’eccezione c’è. Nel 1993, 21enne e sbarbato, il giovane Lilian, in maglia Monaco, segna il suo primo – e unico – gol in Champions League contro lo Spartak Mosca. Un’altra era.
Circa un mese e mezzo fa, nell’ottobre del 2020, nonostante non abbia visto il gol del padre, Marcus Thuram è riuscito ad emularlo. Scegliendo di fare l’attaccante, il giovane francese si è messo nelle condizioni giuste per entrare nella storia, ma per farlo ha scelto un avversario tutt’altro che scontato: il Real Madrid. Nel 2-2 del Borussia Park datato 27 ottobre, Thuram ha siglato una doppietta tanto importante quanto preziosa al cammino europeo dei tedeschi. Due gol da record, che piazzano la famiglia Thuram nella storia europea.

Marcus Thuram

Credit Foto Getty Images

Famiglia Kluivert: Patrick e Justin

Cosa si può aggiungere su Patrick Kluivert? Niente di quello che si conosce già. Il centravanti ex Barcellona ha fatto una grande carriera, ha segnato valanghe di gol (più di 200), ha vinto di tutto e ha marcato una generazione di calcio olandese tanto forte quanto fragile e sfortunata. Gli è mancato giusto qualche trofeo con la nazionale, ma Patrick si è consolato con un record esclusivo ed inimitabile: quello di unica famiglia olandese con padre e figlio a segno in Champions League. Viene quasi da pensare che facendo quattro figli e instradandoli tutti al calcio, questo traguardo sarebbe arrivato prima o poi. Però, come spesso succede, emulare le gesta del padre è particolarmente difficile. Soprattutto se è stato un campione. Fortunatamente, per il bomber oranje, il figlio Justin nel 2018-2019 ha scelto Roma, ed ha scelto il 5-0 contro il Viktoria Plzen per entrare nella storia con il primo e unico gol in Champions. Le 30 reti in 75 presenze del padre sono ancora lontane, però mai dire mai. Intanto la storia c’è. Per il resto ci attrezzeremo.

Famiglia Zahovic: Zlatko e Luka

Tra le famiglie di cui sicuramente non avete sentito parlare, ma che invece sono una parte importante in queste speciale classifica, ci sono gli Zahovic. Zlatko e Luka, padre e figlio. Il padre è stato un ottimo centrocampista offensivo, considerato il miglior calciatore nella storia slovena. In carriera ha vestito molte maglie prestigiose, ma quelle con cui è entrato nella storia europea sono quelle di Porto, Valencia e Benfica. Undici gol in 32 presenze totali. Con gli spagnoli giocò, e sbagliò, anche un rigore decisivo nella finale di Champions del 2001. La Coppa finì nelle mani del Bayern, ma per Zlatko la gloria arrivò diversi anni dopo.
Il figlio Luka, nato nel 1995 a Guimaraes, nel 2014-2015 con la maglia del Maribor ha segnato il suo primo, e per ora unico, gol in Champions League. E destino ha voluto che lo segnasse proprio contro lo Sporting Lisbona, squadra avversaria di Porto e Benfica: due storiche contender del padre. Nel silenzio generale, anche la Slovenia si è messa sulla mappa.

Famiglia Ayew: Abedi, Jordan e Andre

Dulcis in fundo non uno, ma ben due figli che sono entrati nel libro dei record. Dal Ghana, Jordan e Andre Ayew, figli del leggendario Abedi Pele. Quando si parla di Abedi Pele, spesso e volentieri ci si dimentica del suo vero cognome, ovvero Ayew. Il nomignolo di Pele gli fu dato per le straordinarie doti calcistiche, che ricordavano quelle di O’Rey. Nella sua carriera da giramondo se ne son viste di ogni, ma il periodo rimasto impresso nelle mente di tutti gli appassionati è quello francese con la maglia dell’OM: l’Olympique Marsiglia. Nel triennio alla corte di Bernard Tapie, la stagione più fortunata fu quella del 1992-1993, con la vittoria della Champions ai danni del Milan. Abedi fu protagonista sia dentro che fuori dal campo, tanto che tra il 1988 e il 1991 ebbe anche il tempo di fare tre figli: Abdul Rahim, Jordan e Andre. Tutti e tre hanno seguito le orme del padre, ma due di questi, Jordan e Andre, hanno fatto la storia. Gli Ayew sono l’unica famiglia con padre e ben due figli a segno in Champions League. Se Abedi ha fatto il bello ed il cattivo tempo con la maglia del Marsiglia, a Jordan e Andre è andata un filo peggio. Il primo ha avuto il tempo di marcare una sola rete, mentre il secondo ne ha fatte 6 in 24 partite. Non hanno riscritto la storia del calcio, ma hanno scritto quella della Champions.

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