23 partite, 11 gol e la media realizzativa di quasi mezzo gol a partita (0,47): è questo il rendimento di Alvaro Morata nella serate di Champions con la maglia della Juve. L’Ariete (questo è il suo soprannome forse non bellissimo ma perfettamente aderente alle sue capacità) sta convicendo tutti, e quando veste bianconero (o arancione) segna 1 volta ogni 130’. Un dato ottimo, considerando che negli anni Morata ha girato tante squadre senza mai trovare questa continuità di gol. A Torino si sente a casa, e a beneficiarne è Andrea Pirlo che, in questo periodo di cambiamento, ha trovato in Alvaro una vera e propria sicurezza.

100 presenze in bianconero e 34 gol complessivi. Ma il dato di quest’anno è fin sbalorditivo: 7 presenze e 6 gol totali. Più di un quarto del fatturato bianconero arriva proprio da Alvarito (6 gol sui 20 totali), che non solo prenota un posto come titolare inamovibile, ma garantisce tutte le certezze di cui Pirlo ha bisogno. E in un periodo di scarse certezze, avere una macchina da gol non è proprio male.
Inoltre, il centravanti cresciuto nella cantera del Real, è completamente cambiato rispetto a pochi anni fa. Nello scorso periodo juventino, Morata era prettamente un giocatore verticale. Vedeva la porta con buona continuità, ma gli strappi in campo aperto erano sicuramente il suo punto forte.

Serie A
Il problema di Pirlo: vincere anche senza Ronaldo
17 ORE FA

Quello del 2020-21, invece, è un giocatore diverso.
Oltre a fare il reparto da solo, lo spagnolo ha aggiunto un gioco spalle alla porta veramente convincente. Pulisce la palla, tocca in velocità e fa il riferimento per i compagni. Insomma, un giocatore completamente evoluto che all’età di 28 anni è finalmente maturato. Oggi, è il faro della Juve.

Attorno a lui, Pirlo sta provando a disporre le pedine della sua squadra e dopo tanto ricercare, l’ex giocatore di Milan e Inter, sembra aver trovato il suo 11 tipo.

Morata e CR7 sono la coppia d’attacco. Con 11 reti complessive, hanno messo al tappeto ogni concorrenza.

A centrocampo? Federico Chiesa.
Il colpo estivo dei bianconeri, pagato 10 milioni per il prestito biennale, si sta ricavando il suo spazietto sulla fascia sinistra con corsa, duttilità e tanto lavoro per la squadra. Sicuramente non è un primo violino, ma rimane un ottimo strumentista per accompagnare le due punte juventine. L’ex Fiorentina, rispetto all'anno scorso, ha dovuto spostare il suo raggio d'azione perché sul lato destro ha trovato un autentico dittatore del ruolo: l’altro ex viola, Juan Cuadrado. Il colombiano, forse un po’ troppo snobbato nelle previsioni estive, sta ricoprendo per l’ennesima volta un ruolo fondamentale. Se in attacco è sempre stato un valore aggiunto, ritrovando anche quella connessione con Morata che si era fermata al 2015-16, è difensivamente che gioca un ruolo cruciale per i bianconeri. Anche contro il Ferencvaros è stato tra i migliori, spadroneggiando la sua fascia.

5 giocatori per tre maglie

Date per certe le fasce, un altro punto fisso del centrocampo juventino si chiama Arthur. Il brasiliano, arrivato in estate nello scambio con Pjanic, sembra aver convinto il tecnico bianconero che lo ha cavalcato nelle ultime due partite, e l’ex Barca, soprattutto contro lo Spezia, ha giocato un’ottima partita: 105 tocchi e 95% di precisione passaggi per una leadership tecnica indiscutibile. Contro gli ungheresi c’è stato un passo indietro, ma il giocatore non stava bene: già intorno al 20’ aveva lamentato problemi intestinali e doveva essere cambiato. Nonostante questa prestazione balorda, la sua titolarità c’è.
Al suo fianco, il candidato forte viene dal Galles. Aaron Ramsey, anche contro il Ferencvaros, ha dimostrato il suo valore europeo giocando la solita partita preziosa nelle due fasi. Il grosso punto di domanda gira sempre attorno alla tenuta fisica, per cui Pirlo ha pensato ad un impiego molto diretto. Se il gallese sta bene può partire titolare, mentre se non è al massimo può entrare a partita in corso.

In questa situazione che cambia, l'altro nome che sbuca fuori è quello di Weston McKennie. L’americano si è dimostrato un giocatore molto duttile, tanto che ha già interpretato tre ruoli differenti da inizio stagione. Forse non può essere un titolare inamovibile, però ha le caratteristiche giuste per tornare molto pratico. Come per Chiesa, uno strumentista utile ad accompagnare i solisti.
L’ultima sedia disponibile è quella riservata al terzo titolare, ed il dubbio di Pirlo gira intorno a Rabiot e Bentancur. Forse, ad oggi, è uno dei pochi ballottaggi che rimane ancora in piedi. Finora, chi è subentrato ha sempre giocato molto bene. Rabiot contro lo Spezia ha fatto gol, mentre Bentancur ha dato ottimi segnali contro il Ferencvaros. Il duello è aperto, con McKennie sempre sullo sfondo.

Andando a ritroso dall’attacco in giù, l’ultimo reparto da analizzare è quello difensivo. Anche se, in questa situazione, Pirlo sembra avere le idee chiare. Due nomi sono certi: Danilo e Bonucci. Le ultime prestazioni dell’italiano e del brasiliano certificano la loro inamovibilità. Per il terzo nome, la scelta è divisa in due: Demiral o Chiellini? Il turco ha altalenato buone e cattive prestazioni, mentre il capitano bianconero, nonostante lo scorrere degli anni, rimane una soluzione perseguibile.
In porta, nessun dubbio: Wojciech Szczesny.

de Ligt e Alex Sandro

Ora che il modulo e gli interpreti sembrano essere decisi, con Pirlo che può trovare relativa tranquillità, dopo la sosta torneranno due giocatori in grado di rimescolare le carte: de Ligt e Alex Sandro.
Il classe ’99, uno dei migliori nel 2020, potrebbe aprire un ballotaggio a tre per il ruolo di centrale di destra, mentre l’esterno sinistro, oltre che nei tre di difesa, giocherebbe anche al posto di Chiesa ripercorrendo l’utilizzo che Allegri faceva di lui nei primi tempi in maglia Juve. È molto presto per fare previsioni, però con il rientro di tutti gli effettivi il tecnico della Juve sarà costretto a nuovi aggiustamenti. Sicuramente gli allenatori gradiscono la quantità, ma con questi nuovi equilibri bisognerà utilizzare la cautela.

Dybala e Kulusevski, riserve di lusso

Se in questi paragrafi avete proiettato sul campo l’11 tipo della Juventus, probabilmente sul vostro elenco mancano ancora due elementi di grande qualità: Paulo Dybala e Dejan Kulusevski. L’argentino, tornato al gol in Champions, ha mostrato sorrisi e buona attitudine dopo le deludenti (ma compensibili per via del ritardo di condizione) prestazioni con Barcellona e Spezia, e per quanto faccia impressione che il miglior giocatore dello scorso campionato resti in panchina, la solidità della Juve passa anche dall’impiego part-time della Joya. In attesa di una condizone migliore, unita alla continuità di partite, la situazione potrebbe cambiare, però, ad oggi, Dybala è un’alternativa. Di lusso, ma pur sempre un’alternativa.

Un altro giocatore che viaggia verso questo ruolo è Dejan Kulusevski. Dopo l’impatto con gol contro Sampdoria e Verona, lo svedese è tornato a sedersi in panchina. Al contrario di Dybala, che deve lottare contro due macchine da gol, quello dello svedese è un dilemma tattico. La sua posizione ibrida ha bisogno di una collocazione precisa sul terreno da gioco, e se Kulusevski ha fatto vedere di saper giocare più o meno ovunque, Pirlo ha bisogno di scolarizzarlo ed inserirlo nel posto giusto. Magari alle spalle delle punte, ora che Ramsey sembra KO, però l'impressione è che l’ex Parma possa diventare un Dybala 2.0: un’alternativa di lusso.

Quindi, chi gioca?

All’alba di novembre Pirlo ha elaborato la sua formazione, e nell’11 titolare non ci sono 4 nomi pesanti: Dybala, de Ligt, Alex Sandro e Kulusevski. Le due vittorie consecutive stanno corroborando le idee del tecnico, ma con il rientro della pausa dopo metà novembre ripartiranno i dubbi. La Juve è un cantiere con la scritta “lavori in corso", vediamo quando potranno toglierla.

Pirlo: "Arthur stava male, Ronaldo-Morata bene insieme"

Champions League
Juventus-Dinamo Kiev: probabili formazioni e statistiche
18 ORE FA
Champions League
Juventus-Dinamo Kiev in diretta tv e Live Streaming
19 ORE FA