In leggero anticipo sulle idi di marzo, fatali a Cesare e ai molti Cesari dello sport, la Juventus si gioca l’onore con il Porto. Martedì sera allo Stadium, ottavi di Champions. Si decolla dalle turbolenze che incisero il 2-1 dell’andata. O dentro o fuori. L’ultima Juventus non serba ricordi gloriosi. Con Massimiliano Allegri, nel 2019, uscì ai quarti: sculacciata dall’Ajax. Con Maurizio Sarri, nel 2020, proprio agli ottavi: mortificata dal Lione.

Porto, 2-0 al Gil Vicente aspettando la Juve

Andrea Pirlo ondeggia fra la Champions in campo e la Champions in classifica. Contro la Lazio, battuta 3-1 in rimonta, aveva risparmiato Cristiano Ronaldo, scelta che avrei abbinato allo Spezia di martedì scorso o rinviato a Cagliari, domenica prossima. Non hanno perso il vizio, i campioni, di spalancare la porta agli avversari: in Europa Rodrigo Bentancur, a Torino Dejan Kulusevski, con un assist al bacio per Joaquin Correa. Sarà pure un diesel, questa Juventus incerottata e reattiva, ma sono incipit che denotano una concentrazione troppo ondivaga in funzione delle emergenze e delle esigenze. Per rovesciare la fanteria di Sergio Conceiçao "basta" l’uno a zero; pensare però di non prendere gol, se non si correggono le cinquanta sfumature di grigio, diventa oggettivamente un giro di roulette.
Champions League
Pirlo: "Juve-Porto una finale. Chiellini ci sarà"
08/03/2021 A 14:31
La Juventus, ogni tanto, si nasconde fra le nuvole. Per scendervi, ha bisogno di un ceffone. Senza Cierre fino al 69’, l’ordalia di sabato, avvincente per il disordine sparso su entrambi i fronti, ha offerto piccoli indizi di futuro. Ho colto un po’ più di libertà propositiva, anche perché le soluzioni erano nel coro e non più nel tenore, un pressing meno vago e l’addio allo stitico torello che spesso ne ha condizionato l’approccio e annacquato il furore.

Cristiano Ronaldo celebra su gol con la Juventus.

Credit Foto Getty Images

Gli episodi hanno ribadito l’importanza cruciale della velocità (Federico Chiesa) e la necessità basica di un centravanti. Alvaro Morata. Non un centravanti enorme. Uno normale, ma di ruolo. L’unico. Per la cronaca, e per la storia, ha stravinto il duello a distanza con Ciro Immobile (di nome e di fatto, stavolta).
E’ rientrato Juan Cuadrado, prezioso dopo le scosse introduttive, si è rivisto Arthur. Con i portoghesi, naturalmente, il marziano partirà titolare. Sono maestri nello spezzare il ritmo. Giostreranno attorno a Sergio Oliveira, alterneranno folate a pause, soste a strappi. E’ nel loro dna. Dovrà avere pazienza, Pirlo. A patto che la cautela non si trasformi in dubbi, i dubbi in ansia, l’ansia in sgorbi. La formula dell’eliminazione diretta non ha cuore: sbagliare la prima manche significa mettersi dalla parte del torto. E piano con la costruzione del basso: la rapina di Mehdi Taremi, all’«alba» del 17 febbraio, è una ferita che nessuna lavagna può e deve mascherare.
Dagli ottavi della stagione 2018-’19, e sino al gol di Chiesa, aveva segnato solo Cristiano: sette su sette. Ecco: sarebbe opportuno allargare la gamma dei cannonieri. Alla Juventus non si chiede un miracolo, e nemmeno un’impresa. Le si chiede, più terra terra, di reggere una partita "intera". E’ troppo?
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