Real Madrid-Atalanta, ottavo di finale di ritorno di Champions League andato in scena allo stadio Alfredo Di Stefano di Valdebebas, si è concluso col punteggio di 3-1. Gara arbitrata dall'olandese Danny Makkelie. Con questo risultato il Real vola ai quarti di finale, mentre l'Atalanta viene eliminata. A segno Benzema, che sfrutta un erroraccio di Sportiello, e poi Sergio Ramos su rigore, concesso per un fallo di Toloi su Vinicius Junior, e infine Asensio. Di Muriel l'inutile rete della speranza atalantina su calcio di punizione. Di seguito le 5 verità che ci ha lasciato il match.

1) Real Madrid-Atalanta, la differenza è ancora troppa

Prendete Atalanta-PSG di sette mesi fa. Allora la Dea era riuscita a ottenere il vantaggio nel primo tempo, tenendoselo stretto fin quasi all'ultimo secondo. Ma i francesi, trascinati da un super Neymar, erano riusciti a ribaltare tutto. A Valdebebas si è assistito a una gara simile, pur se diversissima nel suo andamento. Non guardate solo al mero punteggio finale: il Real, come quel PSG, si è dimostrato più forte, più esperto, più abituato a partite così. Ha gestito con maggiore tranquillità la tensione di una notte così importante, coi suoi campioni ha dato la costante sensazione di essere padrone del campo. E si è imposto meritatamente. Confermando che la splendida rock band di Gian Piero Gasperini ha ancora un po' di strada da fare per arrivare ai più alti livelli.
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2) Da Freuler a Sportiello: quanto incidono gli episodi

"Abbiamo perso per un episodio". Quanto vi irrita ascoltare un allenatore che nel post partita giustifica così una sconfitta, magari meritata? Eppure a volte è la cruda verità. E l'eliminazione dell'Atalanta ne è una dimostrazione: all'andata i nerazzurri sono stati puniti dalla folle espulsione di Freuler, al ritorno dall'erroraccio in disimpegno di Sportiello nell'azione del vantaggio del Real. Non esistono evidenze scientifiche secondo le quali sarebbe potuta andare diversamente. Però è l'ennesima conferma di come, a questi livelli, tutto ciò che sfugge al normale corso delle cose possa costare carissimo. E al termine del match lo stesso Gasperini lo ha ribadito: "Gli episodi hanno compromesso il discorso". Appunto.

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3) Ilicic, è una stagione complicata

Alti e bassi, alti e bassi. Di nuovo senza continuità, come accadeva prima di incontrare l'Atalanta sulla propria strada. Josip Ilicic si è un po' perso per strada. E a Valdebebas ha lasciato il segno, ma in modo negativo: disputando un tempo incolore, nel quale si è contraddistinto solo per aver fatto ammonire un paio di avversari, e aprendo di fatto l'azione del 2-0 madridista. Dai mesi complicati dal punto di vista personale dello scorso anno, quelli che hanno tenuto tutti in ansia, lo sloveno non si è più ripreso completamente. Le presunte tensioni con Gasperini nel contesto della rottura con Gomez hanno fatto il resto. Ilicic è tornato discontinuo, a volte pigro, all'andata si è preso un cazziatone dal Gasp. L'Atalanta spera di ritrovare la miglior versione del proprio campione per sognare il terzo approdo di fila in Champions League.
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4) Modric-Kroos-Sergio Ramos-Benzema: Real sorretto dal suo zoccolo duro

35 anni, 31 anni, 34 anni, 33 anni. L'età, rispettivamente, di Luka Modric, Toni Kroos, Sergio Ramos e Karim Benzema. Lo zoccolo duro di un Real Madrid che magari non sarà più lo squadrone dominante degli scorsi anni, che a volte arranca in maniera faticosa, ma che si rifiuta categoricamente di rimanere lontano dai vertici. Anche quando pare traballare pericolosamente, come più volte accaduto in questa stagione sia in patria che in Europa. Modric e Kroos hanno sorretto la manovra con una qualità sopra la media, Ramos ha chiuso ogni varco e si è confermato glaciale dal dischetto, Benzema ha dimostrato ancora una volta che il suo killer instinct ce l'hanno in pochi. Si chiamano fuoriclasse. E non vanno mai sottovalutati. Mai.

5) Vinicius Junior, un prospetto di campione

E poi c'è un ragazzino di 20 anni, che il Real Madrid ha preso quando ne aveva appena 18 con una missione non esattamente semplice: sostituire, dal punto di vista numerico ma anche del ruolo, un certo Cristiano Ronaldo. Tra alti e bassi tipici della sua età, Vinicius Junior sta confermando in Spagna tutto ciò che si pensava di lui dai tempi dei suoi esordi in Brasile. Se a Bergamo aveva steccato, al Di Stefano ha fatto ammattire chiunque a suon di finte e controfinte, peccando unicamente nella fase conclusiva. Con un pochino più di concretezza, potrà trasformarsi in un campione.

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