Nessun dramma, ma nessun dorma. Sono dolori, in Europa, quando l’asticella si alza. In Champions: Inter battuta allo sprint dal Real, Atalanta sbranata dal Liverpool e, nel turno precedente, Juventus divorata dal Barcellona. In Europa League: Milan travolto dal Lilla. Non solo: da noi spopolano Ibrahimovic (39 anni) e Cristiano (35), nelle coppe impazzano i bebè (Vinicius, 20 anni; Rodrygo, 19; e la nidiata del Lilla). Così è andata, questa volta.

Calcio
Maradona, ultima uscita pubblica in evidente difficoltà
05/11/2020 A 14:22

INTER 5

Ero stato un po’ tirchio, nel leggere Real-Inter: 1-1. Ho sfiorato il pareggio, non lo spirito dell’ordalia. Solito Real, solita Inter. Morale: 3-2. Anche se mancava Lukaku, l’attacco ne ha fatti altri due, con Lau-Toro (splendido il tacco di Barella) e Perisic (chirurgico, da punta vera). Il problema di Conte rimane la fase difensiva, un delirio nei disimpegni: Vidal, Hakimi (suo l’assist per Benzema). Mi erano parsi avventati, i cambi di Zizou, invece hanno deciso: passaggio di Vinicius, gol di Rodrygo. In compenso, non ho capito la staffetta Barella-Gagliardini. L’Inter è ultima, come Eriksen. Conte, urge reagire.

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ATALANTA 4

Un piccolo Liverpool ha affrontato il grande Liverpool. Morale: 0-5. Il gioco ti porta fino a un certo punto, poi tocca ai giocatori. E se Ilicic non c’è, Gosens e De Roon idem, il Papu arranca e dalla savana esce solo un leone (Zapata), you’ll never walk alone ma bye bye. Brani di aggressione, Klopp, e morsi letali in contropiede. Tripletta di Diogo Jota (un signor acquisto), acuti di Salah e Mané: evviva il tridente. La Dea - in patria, almeno - è la squadra che corre(va) con più ferocia: fra Napoli, Sampdoria e Reds ne ha beccati 12. Zingonia, abbiamo un problema. Correggere senza snaturare: a Gasperini non si chiede poco.

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JUVENTUS 6,5

Un cuscino, un tappeto di chiodi, un materasso: 2-0 a Kiev, 0-2 con il Barça, 4-1 a un Ferencvaros che della scuola danubiana non ha conservato nemmeno un quaderno. Vi raccomando le comiche finali del portiere, la regia occulta di Cuadrado, la seconda doppietta di Morata e il ritorno di Dybala al gol, agevolato dal clima farsesco in cui era precipitato il picnic. Pirlo gli aveva preferito Ramsey: che, naturalmente, si è infortunato. E Cristiano? Agitato, egoista: che il suo nome non figuri nel tabellino, costituisce quasi una bestemmia. Tornava Chiellini: non ha avuto bisogno di farlo sapere in giro.

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LAZIO 7

"Tamponati" e decimati, i senzaCiro hanno colto un pari non meno prezioso di quello di Bruges. Fatti, non parole. Lo Zenit è la pallida copia dello squadrone che si arrampicò fino alla Coppa Uefa del 2008. Si è mangiato il 2-0, con Mostovoy, non ha avuto la forza d’imporre quella bava di fattore campo concessagli. Forza che, viceversa, non è mancata agli aquilotti di Inzaghi per restare in partita, sempre, e salvarla con l’implacabile Caicedo. Andava messo prima, pazienza. Ha il pregio, raro, di trovare tesori fra le buche degli ultimi minuti. A Cagliari l’anno scorso, a Torino, a San Pietroburgo. C’è vita attorno a Immobile.

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Una fase di gioco di Zenit-Lazio

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NAPOLI 6

Non proprio una formalità. Anzi. Per un’ora, più Rijeka che Napoli. Transizioni ficcanti, gol di Muric, persino Koulibaly alle corde. Piano piano, Gattuso ha raddrizzato la baracca. Cruciale il pareggio di Demme. Alla ripresa, un legno a testa ma soprattutto Napoli. I cambi (Fabian Ruiz, Insigne) e una botta di fortuna, l’autogol di Braut. In generale, un atteggiamento più aggressivo e una gestione delle operazioni meno alla carlona. I croati, ultimi del gruppo, non ne avevano più. Sembravano il generale Custer al Little Big Horn. Fra San Sebastian e la dannunziana Fiume, due successi fuori casa. Ristabilito l’ordine.

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ROMA 7

Terza gara di fila a difesa blindata. Buon segno, per Fonseca. Non che il Cluj fosse una gioiosa macchina da guerra, per carità, ma la Roma l’ha rosolato di slancio. Destino sempre più in pugno. Testate di Mkhitaryan e Ibanez, a fissare subito i confini; doppietta di Borja Mayoral, che l’edicola, perplessa, aspettava al varco; squillo di Pedro, uno che non «diserta» mai. E con Dzeko in panca: le rotazioni, questa volta, hanno pagato. Continua a piacermi Villar, 22 anni, piedi da ballerino e pugnale da bravaccio manzoniano. Era il giorno del saluto a Gigi Proietti: ci teneva, la Roma, a onorarne l’arte e la passione, immense.

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Esultanza della Roma vs Cluj - Europa League

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MILAN 4

Primo k.o. della stagione. Improvviso, assoluto. Una lezione. Secondo in Francia, il Lilla ha stravinto sul piano del gioco, del fisico, della tecnica. Ibra non è bastato, le staffette di Pioli neppure. D’accordo, un rigorino e un omaggio di Donnarumma: ciò detto, male Kessié (una notizia), Romagnoli, male tutti. Nel Lilla, un monumento al turco Yazici: che tripletta. E a Renato Sanches, portoghese: le stesse scintille dell’Europeo 2016. Ventitreenni entrambi. La meglio gioventù (Bamba, 24; Ikoné, 22; Botman, 20) ha riempito, per una sera, il vuoto di San Siro. Punto e a capo: immagino che Pioli farà così. Le ferite aiutano.

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