Atletico Madrid-Milan, match valido per la quinta giornata del gruppo B di Champions League, è terminato con il punteggio di 0-1, frutto del gol messo a segno all'87' da Messias. Gara arbitrata dallo sloveno Slavko Vincic. Qui di seguito le 5 verità che ci ha lasciato la partita.

1) È una vittoria che aumenta i rimpianti

Quanti rimpianti. Fa strano affermarlo nella serata in cui il Milan torna in piena corsa per gli ottavi, ma è la cruda verità. A partire dalla gara d'andata contro l'Atletico, finita com'è finita, ovvero con la doppia beffa del rigore erratamente assegnato ai Colchoneros nel recupero. E poi un punto su sei contro il Porto, squadra organizzata ma comunque battibile: un delitto calcistico che poteva costare l'eliminazione matematica prima con due turni d'anticipo, poi con uno. Il vero Milan è questo, quello che va al Wanda Metropolitano e disegna una prestazione di personalità, di cuore, di organizzazione e di grinta. Se eliminazione sarà, ed è una possibilità che rimane concreta, guardare indietro a ciò che poteva essere e non è stato sarà inevitabile.
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24/11/2021 A 22:47
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2) Girone imprevedibile sin dall'inizio: ora il Milan deve crederci

E ora sono tutte lì, escluso l'imprendibile Liverpool. Il Porto ha 5 punti, i rossoneri e l'Atletico Madrid 4. Per passare, la formazione di Pioli dovrà superare i Reds negli ultimi 90 minuti e attendere buone notizie da Oporto. Difficile, ma non impossibile. Perché il B si è dimostrato sin da subito – primo posto a parte – uno dei gironi più incerti e nebulosi della competizione. Saranno 90 minuti di fuoco, sia in Portogallo che a San Siro. Ma il Milan, ora, ha il dovere di crederci.

3) Poco gioco, poche idee: che brutto Atletico

Non è una novità in senso assoluto, perché l'Atletico Madrid del Cholo Simeone ha sempre badato più alla sostanza che alla forma. Tradotto: non si è mai preoccupato troppo di divertire, preferendo portare a casa punti e vittorie. Solo che sopraffare gli avversari, in questo modo, diventa una missione particolarmente complicata. Poco gioco, pochissime idee, le stelle Griezmann e Suarez impalpabili dall'inizio alla fine. E una sconfitta meritata, come già lo sarebbe stata quella di San Siro. Pensare che gli spagnoli possano espugnare Oporto all'ultimo turno è tutt'altro che scontato.

La delusione di Carrasco in Atletico Madrid-Milan

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4) Junior Messias, la favola non è finita qui

Alzino la mano coloro a cui non è scappato un sorriso quando il Milan ha acquistato Junior Messias. La storia dell'ex fattorino arrivato a indossare la maglia di uno dei club più gloriosi del mondo sembrava una favola da storytelling e poco altro. E il campo, nelle prime settimane, pareva dar ragione chi considerava l'ex folletto del Crotone di passaggio a Milanello. Errore. Perché Messias ha forza di volontà, ma anche la capacità per rimanere ad alti livelli. E al Wanda Metropolitano lo ha dimostrato, debuttando in Champions League a 30 anni e lasciando il segno. Pioli e il Milan hanno guadagnato un rinforzo per il prosieguo dell'annata.

5) Ibrahimovic è imprescindibile in attacco

Nulla contro Olivier Giroud, ci mancherebbe. Ma la sua partita è durata troppo: 66 minuti nei quali, in sostanza, il francese ha combinato poco o nulla. Solo contro i tre centrali dell'Atletico Madrid, controllato in un corpo a corpo da Gimenez, si è ben presto innervosito e, dopo un primo giallo, ha pure rischiato di prendere il secondo. Ibra ha fatto di più. Ha sfiorato il gol e ha aperto l'azione che ha portato alla palla gol sprecata da Bakayoko, confermando, se mai ce ne fosse bisogno, chi sia l'imprescindiibile padrone della maglia da titolare. Anche a 40 anni suonati.

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