Il verdetto del Gewiss Stadium parla chiaro: l'Atalanta è uscita rigenerata dal pareggio pirotecnico contro l'Inter di sabato. Contro lo Young Boys, la squadra di Gasperini ha disputato una partita di pazienza e controllo; mai doma, la Dea ha sfondato con l'ariete Pessina, sfruttando la giocata tenace di Zapata.
Un destino ben diverso è toccato invece alla formazione di Inzaghi: l'Inter è uscita molle e appannata dalla corrida del Meazza, accartocciandosi più volte davanti alle spinose incursioni dello Shakhtar. Ecco che la sesta di campionato e la seconda di Champions si specchiano a vicenda, restituendo un'immagine coesa nel caso della prima squadra (l'Atalanta di Gasperini si conferma in crescita atletica e mentale) e fortemente distorta nel caso della seconda.

Matteo Pessina celebrates scoring for Atalanta

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Lo spartiacque Inter-Atalanta: due ritratti diversi

La truppa di Inzaghi infatti, ha dimostrato di non saper innescare ancora quella vitale marcia in più nei turni infrasettimanali di Champions. Il 3-5-2 del tecnico ex-Lazio è stato scoperchiato irrimediabilmente, la squadra non ha mostrato il carattere necessario per aumentare il ritmo del palleggio e mettere in difficoltà gli avversari; il blocco mentale in Europa esiste, e con lo Sheriff a punteggio pieno, il margine temporale per rompere il digiuno si assottiglia sempre più. L'Atalanta di Gasperini invece ha mandato un segnale altrettanto forte: la Dea è la squadra più "europea" tra le italiane, e l'Inter - che in campionato è forse l'unica squadra in grado di giocarsela a viso aperto con la banda di Gasp - può solo imparare dall'approccio alla partita di Pessina e compagni.

L'Atalanta, la più "europea" tra le italiane

La prestazione coriacea e testarda dei bergamaschi contro lo Young Boys ne è una conferma: dopo una gara di ripartenze efferate e dispendiose contro l'Inter, la Dea ha saputo ingranare quel cambio di passo di cui si è discusso tanto nel corso di questa settimana (del tempo di gioco effettivo e dei ritmi bassi si era lamentato per primo Pioli, a margine della gara contro la Juventus). L'Atalanta ha impresso il proprio passo riversandosi con ferocia nella metà campo avversaria sin dal primo minuto, a testa bassa, senza bisogno di rifiatare; con un movimento continuo e febbricitante, le pedine dello scacchiere di Gasperini hanno monopolizzato la metà campo di uno Young Boys arroccato e difensivista, risultando ingolfati o sterili in pochissimi frangenti.

Dalla difesa all'attacco, la duttilità è la chiave

Di questa Atalanta stupisce la capacità di modulare approccio e ritmo di gara in gara, non solo grazie alla gamba dei propri giocatori, ma anche grazie alla loro duttilità ed intelligenza; contro gli svizzeri per esempio, abbiamo ammirato uno Zapata in modalità assistman anzichè ariete, concentrato quasi esclusivamente nell'applicare il proprio peso verso l'apertura di varchi per i propri compagni, a cavallo delle loro linee di corsa.

Muriel in azione durante Atalanta-Young Boys - Champions League 2021/2022

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Tuttavia, in questa gara tanto diversa dalle altre, il timone che ha permesso alla Dea di conquistare i primi 3 punti della propria Champions risiede senza ombra di dubbio nella difesa: Gasperini ha disegnato una gara di possesso e schiacciante predominio territoriale: ebbene, i tre centrali di difesa non l'hanno tradito; Demiral, Toloi e Djimisiti hanno instaurato una diga impenetrabile all'altezza della linea di metà campo, permettendo alla squadra di soffocare lentamente gli svizzeri. La tenaglia difensiva ha funzionato alla perfezione: roccioso il turco, che sin dall'inizio ha demoralizzato fisicamente la punta Siebatcheu; focoso l'azzurro, che con la fascia al braccio ha tormentato i portatori di palla fino a ridosso della loro area; puntuale l'albanese, di gran lunga il più punzecchiato dalle frecce svizzere in velocità, ma pur sempre celere in copertura. In una perfetta sintesi di difesa all'italiana e ridondante propulsione all'inglese, l'Atalanta ha trovato il giusto compromesso per il palcoscenico della Champions.

Direzione Old Trafford

Di certo lo stop di Gosens rallenta la parabola di crescita del collettivo a disposizione di Gasperini: Maehle e Zappacosta infatti, che si sono scambiati più volte la posizione sulle fasce, non hanno metabolizzato del tutto l'aggressività richiesta da Gasperini. Eppure, sotto il tramonto incandescente del Gewiss Stadium, altre gemme continuano a brillare di luce propria: Matteo Pessina ha firmato il suo primo gol in Champions, consacrandosi come elemento inamovibile dell'orizzonte bergamasco e persino italiano; Muriel è rientrato dopo oltre un mese di stop, lanciando una manciata di segnali positivi e sfiorando il gol in un'occasione. Insomma, questa Atalanta è attrezzata meglio di qualunque altro anno per una lunga corsa europea. La situazione del girone inoltre, è incoraggiante: il Manchester United - che ha regolato il Villarreal solo al 95' grazie a un gol di CR7 - è reduce da due sconfitte consecutive contro West Ham e Aston Villa; espugnare l'Old Trafford, per un gruppo così compatto e volenteroso, non pare più un'utopia.

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