Ieri sera, per certi versi, la partita tra PSG e Manchester City è stata storica. Per la prima volta nella storia della Champions League, Lionel Messi, colui che ha alzato il trofeo al cielo per 4 volte, ha segnato con una maglia diversa da quella del Barcellona. E, ironia della sorte, lo ha fatto contro l'allenatore che più di ogni altro è stato in gradi esaltarlo: Pep Guardiola. Al minuto 74, sul punteggio di 1-0 per i parigini, dopo una prestazione discreta, si è acceso. Ha ricevuto palla fuori dall'area, ha scambiato con Mbappé e l'ha messa nell'angolo alto: 2-0 e partita chiusa. Il Parc des Princes è letteralmente impazzito di gioia.
Però, Messi non è solamente il ragazzo dei 121 gol in 150 partite in Champions. Non è solo quello dei 27 gol alle squadre inglesi e dei 6 Palloni d'Oro. È soprattutto un uomo squadra. Un condottiero che ha mostrato sincera gratitudine verso Mbappé per l'assist (anche se il 90% del gol è stato praticamente suo) e che ha saputo sorprendere tutti esibendosi nel cosiddetto "coccodrillo" alle spalle della barriera. L'argentino, per difendere il vantaggio della squadra, si è sdraiato a terra e ha dimostrato ancora una volta la sua umiltà. Dopo qualche screzio con Pochettino, "El Diez" (anche se veste il numero 30) sembra pienamente concentrato sul rendimento de Les Rouge et Bleu (dopo il pareggio con il Brugge, il PSG aveva un disperato bisogno dei tre punti).
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