I numeri non sempre danno tutte le spiegazioni, ma molto spesso indicano la rotta giusta. E quella intrapresa da Simone Inzaghi sulla panchina dell’Inter, sembra fermamente settata sulla continuità di rendimento. Se un mese di calcio – tradotto nelle prime 6 uscite ufficiali di campionato – può servire a capire il tipo di direzione intrapresa, l’Inter del dopo-Conte appare come una creatura in forte crescita nonostante gli shock del mercato, tamponati con maestria da Giuseppe Marotta.

Inter, più gol fatti e meno subiti

Un anno fa, dopo 6 uscite, la squadra di Antonio Conte stazionava al sesto posto della Serie A, con 3 vittorie, 2 pareggi e una sconfitta a fronte di 15 gol fatti e 10 incassati. Oggi, l’Inter è terza in classifica: le vittorie sono 4 e i pareggi 2, ma soprattutto i gol fatti sono 20 – ben 5 in più dell’anno scorso – e quelli subiti 7, ovvero tre in meno dell’iniziale bilancio Conte.
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Certo, il tecnico poi campione d’Italia era alle prese con una fase di stabilizzazione del gruppo e costruzione degli ultimi automatismi; cosa poi in grado di lanciare l’Inter da inizio del nuovo anno in poi. Inzaghi ha invece ereditato da Conte una filosofia collaudata, che sulla scia di quanto trovò anche Allegri alla Juventus dopo il passaggio dell’allenatore salentino, permise – e sta permettendo – validi aggiustamenti, più che stravolgimenti.
Inzaghi insomma si sta dimostrando abile nelle scelte e saggio nell’approccio, con un’Inter però che si muove compatta a livello di produzione offensiva e che ha saputo immediatamente centrare anche i nuovi arrivi. Dzeko si sta rivelando pedina di grande intelligenza e fin qui non ha fatto sentire l’assenza di un craque come Lukaku (ma sarà sul lungo periodo che dovremo tornare su questo argomento), Hakan Calhanoglu si è ben inserito nel contesto e l’Inter, insomma, gira con successo.

Inzaghi con Dzeko

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Inzaghi e le letture in corso, Handanovic l'unica incognita

Sembra addirittura esserci un plus, se vogliamo, rispetto a Conte: ed è quello della gestione dei cambi. Il salentino non sempre si era dimostrato in grado di piazzare la mossa giusta a partita in corso, con qualche cambio un po’ tardivo in particolare che era uno degli appunti che principalmente gli era stato imputato nella scorsa stagione; Inzaghi invece, di contro, ha già pescato dalla panchina parecchi jolly. Da Correa a Di Marco – che al di là del rigore sbagliato si sta rivelando un ottimo innesto – l’ex tecnico della Lazio pare essersi mosso molto bene fin qui con il materiale a disposizione, assestandosi come validissima alternativa, oltre che come figura di grande preparazione, alla partenza del primo vero fuoriclasse cui aveva attinto l’Inter per costruire nuovi successi: il proprio allenatore.
Gli unici dubbi fin qui restano su una fase difensiva a sensazione ‘meno solida’ rispetto a quanto non lo fosse stato lo scorso anno; anche se i numeri – come detto – non sottolineano questo aspetto. Caso mai, l’unica nota ormai piuttosto evidente, sembra essere quella del rendimento del proprio portiere. Samir Handanovic resta un punto di discussione per il futuro dell’Inter: capace sì ancora di grandi interventi, ma nella stessa partita anche di momenti di distrazione. Un bilancio da qualche tempo a questa parte più negativo che positivo; e dunque un punto su cui in estate la dirigenza dovrà provare a fare qualcosa.

Handanovic in ginocchio durante Inter-Atalanta

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Champions League, la vera chiave

La discriminante così, almeno in questa prima parte di stagione, resterà la Champions League. L’obiettivo dichiarato dell’Inter è passare il girone e il match di martedì all’Olympiyskiy di Kiev contro lo Shakhtar di De Zerbi rappresenta già un momento importante per misurare l’Inter anche in campo europeo. Era proprio lì che l’Inter di Conte aveva tradito lo scorso anno; e la prima uscita stagione contro il Real Madrid ha portato una sconfitta a cui Inzaghi dovrà provare a mettere una pezza. La diretta concorrente al secondo posto è proprio lo Shakhtar; squadra ambiziosa e di talento che servirà per misurare la maturità europea dei nerazzurri. Una caratteristica dell’Inter di questo inizio di stagione è quella di essere apparsa come una squadra consapevole delle proprie forze; e dunque mai in panico anche quando le cose non sembrano mettersi per il momento giusto.
Questa forza, un anno dopo, nel processo di crescita nonostante la piccola rivoluzione, rappresenta un plus su cui non poteva contare ancora un anno fa Antonio Conte. Ragion per cui in casa nerazzurra si può guardare con fiducia a questo scontro diretto così importante. Il resto poi, come sempre, sarà dettato dai dettagli: giocate, episodi e tutto ciò che concerne il pizzico di fortuna. Elemento non certamente allenabile, ma senza dubbio ingrediente segreto di ogni squadra di successo. Una traversa ucraina all’Olympiyskiy ormai più di una decade fa dovrebbe ricordare qualcosa...

Inzaghi: "Se giochiamo così possiamo passare il girone"

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