Inter-Barcellona, match valido per la terza giornata del girone C di Champions League, è terminato sul punteggio di 1-0, frutto della rete di Calhanoglu alla fine del primo tempo. La gara è stata arbitrata dallo sloveno Slavko Vincic, contestato da Xavi e dai giocatori blaugrana per una direzione che non ha convinto i catalani soprattutto per l'episodio del tocco di mano di Dumfries nei minuti di recupero, non sanzionato dal direttore di gara. Con questo risultato i nerazzurri salgono al secondo posto con 6 punti, a tre lunghezze dal Bayern Monaco a punteggio pieno mentre il Barcellona rimane fermo a 3, con un bilancio di una vittoria e due sconfitte.
Qui di seguito le 5 verità emerse dalla notte di San Siro.
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1) Applausi a un'Inter tutto cuore

Non era facile. Per nulla. Perché hai voglia a dire che notti così si preparano da sole, ma le scorie delle sconfitte contro Udinese e Roma, gli ultimi due inciampi di un inizio di stagione balbettante, non potevano non farsi sentire. E invece, l'Inter è rinata dalle proprie ceneri proprio nel momento più delicato degli ultimi anni. Dimostrando di avere qualità, certo, ma soprattutto un cuore grande così. Esaltanti le chiusure dei difensori, gli scatti degli esterni, i recuperi dei centrocampisti. Esaltante percepire in maniera concreta l'entusiasmo di San Siro per ogni scivolata e per ogni contrasto. Esaltante una vittoria così. Bella, speciale, importantissima. Benzina pura per il futuro. A una squadra così va data fiducia.

L'abbraccio collettivo dei giocatori dell'Inter a Calhanoglu, Inter-Barcellona, Getty Images

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2) E ora la qualificazione è davvero alla portata

E dunque, Inter a quota 6 punti e Barcellona fermo al palo con 3. Fermo restando che il Bayern sembra avviato a chiudere al primo posto dopo aver strapazzato di reti anche il Viktoria Plzen, lo scontro diretto per la seconda piazza è andato all'Inter. Che ora, tra 8 giorni al Camp Nou, ha teoricamente la possibilità di mettere una bara sopra alla questione qualificazione. Il tutto nonostante le difficoltà di un girone di ferro, a detta di tutti. Giudizio veritiero, ma evidentemente troppo semplicistico. Perché anche questa Inter ha tutte le carte in regola per approdare alla prossima fase. E ora ha già spostato un po' più in là l'asticella del sogno.

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3) Calhanoglu regista, si può fare

Alzi la mano chi non ha storto il naso di fronte alla scelta di Inzaghi di sistemare Calhanoglu, mezzala di qualità, davanti alla difesa. Il giovane Asllani, padrone del ruolo e titolare contro la Roma, in panchina. E dentro Mkhitaryan. Modifiche tattiche che non tutti avevano capito e apprezzato. E invece il tecnico ha avuto ragione, perché proprio il turco, liberatosi dal peso di un paio di errorini iniziali, ha progressivamente preso in mano le redini del centrocampo nerazzurro, decidendo alla fine la contesa con un gran destro da fuori area. I patemi della scorsa stagione, caratterizzata dalla cronica mancanza di un vice-Brozovic, sembrano essere ormai un ricordo: oggi l'Inter, per quella fetta di campo, ha trovato più soluzioni.
Hakan CALHANOGLU 7,5 - Preciso e generoso, da regista fa un figurone mettendoci personalità e qualità: il gol premia una gara sontuosa del turco, giocatore forse discontinuo ma troppo sottovalutato [dalle pagelle di Inter-Barcellona]
  • La partita di Calhanoglu in numeri
Minuti giocati85
Gol 1
Palloni toccati52
% passaggi riusciti86,5%
Tiri in porta2
Passaggi chiave1
Contrasti a terra vinti7
Palle perse 8
Salvataggi 2
Intercetti1

4) Riecco la vera difesa dell'Inter: un muro invalicabile

Guardando le statistiche, vien da strabuzzare gli occhi: da fine agosto a oggi, l'Inter ha già incassato 15 reti tra campionato e Champions League. Ieri sera avrebbe preso pure il sedicesimo, a dirla tutta, se la VAR non fosse provvidenzialmente intervenuta per annullare il pareggio di Pedri. Ma non è questo il punto: il punto è che una prestazione difensiva così, contro un avversario così, non si vedeva da tempo immemore. E le motivazioni della sterzata non sono (solo) legate al cambio del portiere. De Vrij è tornato la roccia di un tempo, Skriniar lo ha imitato. E i centrocampisti hanno fatto il resto, spendendo ogni energia in fase di contenimento. Si è rivisto il punto di forza delle recenti stagioni, e per l'Inter è una gran bella notizia.

De Vrij ha reso da incubo la prima partita della carriera di Robert Lewandowski a San Siro, Inter-Barcellona, Getty Images

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5) Dembélé y 10 más: così il Barcellona non gira

Tic, tac, tic, tac. Così, dall'inizio alla fine. Girando il pallone da una parte all'altra del campo senza mai trovare varchi. Se la difesa dell'Inter è stata insuperabile, di contro il Barcellona ha pesantemente deluso. Parate vere di Onana? Una, peraltro con l'aiuto del palo, su un sinistro di Dembélé. E proprio il francese può essere considerato l'unica nota lieta di un'orchestra che, da Lewandowski a Raphinha, a San Siro ha stonato pesantemente. Pensare di far male in questo modo a un avversario così agguerrito diventa pura utopia.

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