Cosa fare adesso? Bella domanda. Per la prima volta dalla stagione 2013-14, l’ultima in panchina di Antonio Conte, la Juventus ha mancato la vittoria nelle prime due giornate nel girone di Champions League. Un avvenimento storico, quasi degno dei libri di scuola. Ma se nella stagione 2013-14 arrivarono due pareggi, che in sostanza mantenevano i bianconeri in corsa per la qualificazione, le sconfitte maturate contro PSG e Benfica mettono la Juve spalle al muro. La qualificazione, fissata come uno degli obiettivi stagionali da parte di Allegri, è già diventata semi-irraggiungibile, con i bianconeri che hanno un ritardo di sei punti dai francesi di Galtier e i portoghesi di Schmidt.
Cosa fare adesso? Bella domanda. L’ultima eliminazione ai gironi di Champions per la Juventus è datata 2013-14, con la caporetto di Istanbul firmata da Wesley Sneijder. All’epoca i bianconeri totalizzarono solamente 6 punti con Real Madrid, Galatasaray e Copenaghen, ma in compenso riuscirono a vincere lo scudetto con la quota record di 102 punti e raggiunsero la (sanguinosa) semifinale di Europa League proprio con il Benfica. In qualche modo la stagione fu salvata.

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Cosa fare adesso? Bella domanda. Se c’è una cosa a cui la Juventus può aggrapparsi, quella è la stagione all’orizzonte. L’inizio è stato da dimenticare (2 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte tra campionato e coppa), ma siamo appena a settembre e nulla – almeno in Italia – è compromesso. Il tempo tifa Juve, verrebbe da dire. Dal punto di vista mentale, ora è fondamentale mettere un punto e a ripartire. Il gruppo deve marciare compatto verso un’unica meta. Inutile pensare a lungo termine: da Monza fino al Mondiale la squadra di Allegri deve procedere partita-dopo-partita, provando a fare un passettino alla volta. È una logica molto da provinciale, da squadra che lotta per la salvezza, ma la Juventus di oggi non vale più di Salernitana, Torino, Udinese e così via…
Cosa fare adesso? Bella domanda. Se la componente mentale può essere ricalibrata con una mentalità a breve termine, ragionando sul “qui e ora”, la parte tecnica ha bisogno di un restyling completo. In primo luogo, andrebbe scelto un “undici tipo”: una formazione ideale con cui affrontare gli impegni più delicati. Szczesny o Perin in porta, Bremer e Danilo come punti fermi della difesa, Paredes padrone del centrocampo con Miretti e Locatelli al suo fianco (in attesa di Pogba), Vlahovic, Di Maria e il jolly Milik in attacco (in attesa di Federico Chiesa).

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Cosa fare adesso? Bella domanda. Il gioco offensivo della Juventus può e deve migliorare. Basta dogmatismi e palla alta verso le punte, bisogna passare dal centro. Il coinvolgimento di Kostic e Cuadrado (o chi per loro sugli esterni) è fondamentale, ma non può essere l’unica soluzione per attaccare l’area di rigore. I bianconeri devono coinvolgere i centrocampisti, in particolare quelli più offensivi, e le punte. Dusan Vlahovic tocca pochissimi palloni ed è frustrato. Mister Allegri deve abbandonare il gioco che gli ha permesso di vincere in passato e abbracciare il calcio del presente.
Cosa fare adesso? Bella domanda. In questo inizio di stagione la Juventus lamenta troppi infortuni, che non permettono ad Allegri di lavorare con la rosa completa. Se il problema è insito nei giocatori, allora bisogna crocifiggere il mercato, perché da lì che sono arrivati i guai, ma in caso contrario, se è la preparazione fisica che non funziona, bisogna mettere mano al portafoglio e cambiare lo staff tecnico. In ogni caso, serve un cambiamento. Prima la Juventus lo capisce e prima può metterlo in atto.

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