Juventus-PSG, match valido per la sesta giornata del girone H di Champions League, è terminato sul punteggio di 1-2, frutto della reti di Kylian Mbappé, Leonardo Bonucci e Nuno Mendes. La gara è stata arbitrata dallo spagnolo Carlos del Cerro Grande. Nonostante questa sconfitta la Juventus "salva la faccia" e scende in Europa League; il PSG invece scherza con il fuoco e viene superato dal Benfica di Roger Schmidt, che passa ad Haifa con un roboante 6-1 e in virtù del maggior numeri di gol segnati in trasferta si prende il primato nel raggruppamento e la testa di serie, preziosa in sede di sorteggio per gli ottavi di finale, in programma lunedì prossimo alle ore 12:00 a Nyon.
Qui di seguito le 5 verità emerse dalla notte torinese.
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Champions League
Juventus-PSG 1-2, pagelle: Mbappé fa la differenza, ma buona Juve
02/11/2022 ALLE 21:58

1) La carriera europea di Allegri è finita

Allegri aveva fissato il primo obiettivo stagionale agli ottavi di Champions League. Obiettivo fallito. Allegri aveva detto che le partite più importanti del girone sarebbero state quelle contro il Benfica, che poi sono quelle che la Juventus ha giocato peggio. Obiettivo fallito. Allegri aveva detto questo, aveva detto quello. Potrei andare avanti per altri 2mila caratteri senza fermarmi a scrivere tutta l’acqua che è passata sotto i ponti, ma non sarebbe comunque sufficiente a rendere la portata del disastro causato dall’allenatore toscano. In 6 partite è riuscito a riscrivere tutti i record negativi della Juventus in Europa, tra eliminazioni precoci, gol incassati e figuracce a ripetizione. Il paracadute dell’Europa League, utile ma insoddisfacente, non può di certo cancellare due mesi di umiliazioni, in cui la Juventus è stata capace di portare a casa solo tre punti sui 18 a disposizione. Contro il PSG, anche per orgoglio personale, si è visto un parziale riscatto, ma è comunque arrivata un’altra sconfitta. La verità è che se in campionato i bianconeri possono ancora rialzarsi e puntare seriamente ai primi quattro posti, in Europa la carriera di Massimiliano Allegri è ufficialmente finita. E anche se spiace ammetterlo, perché è stato in grado di raggiungere due finali in tre anni, la Champions non è più cosa per lui.

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2) Il PSG sembra troppo sicuro di sé

Per il secondo anno consecutivo il PSG dei Galacticos (prendiamo in prestito questo termine) chiude il girone al secondo posto, ma se l’anno scorso c’era stato il fenomenale Manchester City di Pep Guardiola a comandare il gruppo, quest’anno i francesi si sono arresti alla verticalità bailada del Benfica di Roger Schmidt. Una squadra strana sulla carta, sicuramente efficace, ma anche nettamente più debole. I francesi, nonostante un cuscinetto rassicurante prima del match di Torino, hanno bighellonato un po’ troppo contro la Juventus, e come d’improvviso il gol di Joao Mario contro il Maccabi li ha fatti scivolare indietro per la regola dei gol in trasferta. Tra lo stupore generale Galtier c’è rimasto di sasso, consapevole di rischiare il posto e anche un ottavo complicatissimo: Real Madrid, Manchester City, Bayern Monaco, Chelsea e Napoli le squadre più pericolose. Ovviamente il PSG ha il potenziale per batterle tutte quante, il talento è spropositato, ma è l’atteggiamento che preoccupa. Questa leggerezza, della serie "la vinciamo quando vogliamo", nasconde la fragilità di un gruppo che non sembra orientato sulla stessa pagina. Bisogna crescere e anche velocemente, altrimenti si rischia un altro fracaso.

3) Juventus, l’Europa League diventa un obbligo

Non esiste che la Juventus abbandoni la Champions League dopo appena sei partite. Non esiste che riscriva tutti i record negativi. Non esiste che faccia solo 3 punti sui 18 a disposizione. Non esiste tutto questo, ma siccome è successo bisogna cancellare velocemente e pensare all’Europa League. Anche se la sorella minore della Champions è sempre stata vista come un fardello dai club italiani (non la vinciamo dal 1999), la Juventus ha l’obbligo morale (ed economico) di provarci. L’imperativo è metterci corpo e anima, perché la stagione rischia di prendere una brutta piega e per salvare il salvabile occorre fare strada in Europa. Sulla carta il compito non è facile, le avversarie sono agguerrite e molto forti, ma dopo aver combinato questo disastro le scuse stanno a zero.

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4) Mbappé brucia tutto e tutti

Due istantanee, prima di tutto. Il gol, nel primo tempo, in cui salta Gatti (che tenta di aggrapparsi) e mette la palla all’angolino basso; l’assist, nella ripresa, in cui fa correre il neoentrato Nuno Mendes e sostanzialmente lo mette davanti alla porta come a dirgli: "toh, segna anche tu". Poi qualche cifra, per confermare la fotografia. Mbappé è l’attuale capocannoniere della competizione con 7 reti in 6 partite (in coabitazione con Salah) e da ieri sera è il più giovane di sempre a segnare 40 gol in Champions League (23 anni e 10 mesi). Alcune volte, basta poco per rendere l’idea di onnipotenza.

5) Bentornato Chiesa

Dieci mesi di calvario. Dieci mesi di attesa e speranza. Dopo quasi 300 giorni passati ad osservare i compagni e le partite in tribuna, Federico Chiesa è finalmente tornato. Anche solo per pochi minuti (16), anche solo per pochi frammenti, il numero 7 ha toccato nuovamente il prato verde dell’Allianz Stadium. Un boato ha accolto il suo ingresso in campo al posto di Miretti, i tifosi non vedevano l’ora di ritrovarlo. Qualche carezza al pallone, un paio di tiri e le famose sgasate che l’hanno reso un'icona nel mondo. Insomma, una serata importante: bentornato campione.

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