Vedere la festa della squadra avversaria e dei tifosi nemici per eccellenza, quelli del Flamengo, nel proprio stadio, dopo che si è consumata una delle giornate sportive più difficili e tristi della propria vita, non dev'essere un dolore facile da sopportare per qualsiasi tifoso. Figuriamoci per Renato Gaucho, tecnico del Fluminense, che dopo la sconfitta ai calci di rigore a fine partita è l"unico a presentarsi in sala stampa e ad accettare le domande dei giornalisti: "Io sono un vincente, lo dimostra il mio curriculum e quella di oggi è una partita nella quale mi considero un vincente anche se nessuno scriverà che ho vinto la Copa Libertadores. Complimenti alla Liga, ma anche ai miei ragazzi. Viviamo il dolore di avere sfiorato qualcosa che rimpiangeremo per tutta la vita. Non ricordo un dolore così violento nella mia vita. Solo quello della morte di mio padre".
Sui tifosi del Flamengo che hanno voluto far tifo contro il Flu e festeggiare la sconfitta del Tricolor carioca Renato glissa: "Meglio lasciare perdere. Preferisco dimostrare dignità nella sconfitta che pensare a chi ritiene dignitosa la sconfitta di altri. Ci riproveremo ancora, possiamo raggiungere la Libertadores e puntare alla conquista il prossimo anno".
Ma non è un bel momento per il Flu: ultimo in classifica nel campionato brasiliano dopo otto giornate con tre punti e nessuna vittoria, la squadra è in forte ritardo. Fino a oggi ha sempre fatto giocare le riserve in Brasile per consentire ai titolari di concentrarsi solo sulla Copa. E voci abbastanza insistenti parlano di una violenta rissa negli spogliatoi con alcuni giocatori del Fluzao che avrebbero aggredito Dodò, di aver firmato un contratto con un altro club poche ore prima della finale: "Nessuna rissa, il gruppo è unito e compatto – è la smentita, per la verità un po' imbarazzata di Gaucho – dimostreremo chi siamo ora. Dopo la sconfitta".
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Nell'altro spogliatoio è stata festa fino a tarda notte, festa che si è trasferita in albergo e che poi su scatenerà a Quito dove la capitale ha ballato e cantato per ore per festeggiare la prima Copa Libertadores conquistata dall'Ecuador. A Quito aspettano solo il ritorno dei campioni, anzi… degli eroi così come sono stati ribattezzati: "E' vero! – urla nei microfoni al termine del match Guerron, uno dei giocatori più straordinari visti nella LDU nonché autore del rigore decisivo – oggi siamo eroi perché abbiamo vinto la partita più importante e perché nessuno avrebbe mai creduto in noi. Ma dobbiamo ricordare anche le tante partite che abbiamo vinto prima di questa, e la grande consistenza e continuità che abbiamo dimostrato".
Il tecnico Bauza, esploso in lacrime al gol nel rigore decisivo alla fine del match è un uomo distrutto dalle emozioni: "Credevo di morire, è stata una partita incredibile. Noi siamo stati incredibile: ringrazio la LDU e i suoi tifosi per questa gioia immensa che porterò per tutta la vita nel cuore".
Cevallos, l'eroe che ha parato i tre tiri dal dischetto nello spareggio dei penalties, si gode il momento di gloria: "E' uno di quei momenti che si sognano per tutta la vita, ed è nostro. Non so descrivere quello che sto provando perché non avrei mai pensato di poter vivere qualcosa del genere. Ma ora che ci sono, posso solo dire che mi piace. E che questa coppa è un po' anche mia".
Molto risentite invece le dichiarazioni del presidente del Fluminense Roberto Horcades che ce l'ha, e non poco, con l'arbitro, l'argentino Hector Baldassi: "Ha indirizzato la partita come voleva lui. Ci ha negato il rigore decisivo, ha evitato di espellere due giocatori loro che meritavano il rosso. Ancora una volta un argentino ha avuto un atteggiamento vergognoso e spudorato nei nostri confronti. E ci ha danneggiato. Mi auguro solo di non vederlo mai più in campo quando giocheremo noi".
Baldassi era stato lo stesso arbitro pesantemente criticato dal Flamengo lo scorso anno dopo la vittoria per 2-0 in casa contro il Defensor, insufficiente a passare il turno. Anche in quell'occasione il suo arbitraggio aveva destato parecchie perplessità con due clamorosi rigori negati al Flamengo.
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