Non potevano bastare 90 minuti, e nemmeno 120 per decretare la squadra che avrebbe portato a casa la Copa Libertadores e che rappresenterà il Sudamerica nella prossima edizione della FIFA Club World Cup in programma a Tokyo a dicembre.
Non potevano bastare perché per mettere in archivio una delle edizioni più incerte, sorprendenti e sofferte degli ultimi anni occorrevano altri colpi di scena che hanno trascinato fino alle 6 del mattino gli appassionati che, anche in Italia, non hanno voluto perdere l'evento in diretta televisiva. E così, nell'edizione che ha visto cadere una dopo l'altra tutte le grandi favorite, Santos, San Paolo, Flamengo, Boca Juniors e River Plate, anche l'ultima favorita perde il confronto decisivo: il Fluminense cade, ma solo ai calci di rigore, consentendo alla Liga Deportiva Universitaria di Quito di diventare la prima squadra dell'Ecuador a conquistare una Copa Libertadores concretizzando il sogno cui gli acerrimi nemici del Barcelona andarono vicini nel 1990, quando furono battuti dall'Olimpia di Asuncion, e nel 1998, quando a vincere in finale furono i carioca del Vasco da Gama.
E' stata una partita da infarto: e non è un caso che in un Maracanà gremito all'inverosimile da 84mila persone si siano registrati almeno una quarantina di malori, tre dei quali purtroppo fatali.
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Sicuramente le coronarie dei tifosi del Flu non sono state aiutate dal micidiale contropiede di Bolaños che sfruttando dopo appena 4' di gioco un passaggio di Damián Manso apriva le marcature zittendo il Maracaná in un silenzio da film dell'orrore.
Qui la qualità della squadra di Renato Gaúcho è venuta fuori: ma soprattutto si è ammirato il carattere di leader di Thiago Neves, geniale ma incostante numero 10 del Fluzao che ha letteralmente preso per mano la squadra riscattando alcune prestazioni non straordinarie delle ultime settimane e giocando la sua partita capolavoro, purtroppo inutile. Suo il pareggio, con un tiraccio dalla distanza che si insacca alla sinistra di Cevallos, e il Maracanà rifiata. Suo anche il tocco furbo e preciso al termine di un lungo contropiede splendidamente completato che al 28' vale il vantaggio, e il Maracanà urla di gioia. Ma non basta ancora: occorre almeno un altro gol per arrivare ai supplementari. E lo meriterebbe il Flu quando Ambrosi stende Washington in piena area un minuto dopo: rigore sacrosanto che Hector Baldassi non concede, e il Maracanà tuona.
Continuerà a tuonare il monumentale stadio di Rio per tutto il secondo tempo che si gioca in un fragore assordante e in una ridda di emozioni continue: la più grande quando al 56' Neves, sempre lui, infila nell'angolino delle ragnatele un calcio di punizione da favola. Il Maracanà esplode.
Esaurita la sbornia di emozioni le squadre cominciano a gestire, e ad avere paura di commettere l'errore fatale: quello che costa il trofeo. E nonostante un paio di opportunità di Bieler, un gran colpo di testa di Washington su cross di Conca che finisce alto di poco, un tiro a botta sicura di Dodò che viene respinto di un niente e un gol annullato (forse in modo non del tutto giusto) a Claudio Bieler per fuorigioco nel secondo tempo supplementare, la paura fa prima 90, e poi 120. Non bastano nemmeno i tempi supplementari: occorrono i rigori.
E lì la differenza la fa l'istrionico Cevallos che fa di tutto, ma proprio di tutto, senza minimamente subire la pressione dei 90 torcedores del Maracanà per mettere in difficoltà i tiratori avversari: arrivano gli errori fatali dei migliori tiratori carioca. Sbaglia l'argentino Conca, che si fa parare un tiro angolato dopo il gol iniziale di Urrutia; sbaglia anche Thiago Neves che non riesce a sfruttare l'errore di Campos consentendo a Salas di ristabilire il vantaggio dopo la trasformazione di Cicero, l'unico tra i brasiliani ad andare a bersaglio; ma soprattutto sbaglia il bomber Washington che sul 3-1 di Guerron commette l'errore fatale e accende la festa della LDU:
Il Maracanà si zittisce una volta per tutte: la Liga vive il suo trionfo privato in uno stadio desolato e semideserto. Nella Copa degli outsider ha vinto una delle poche squadre sulle quali pochissimi avrebbero puntato sul serio. Forse a torto considerando la qualità di una squadra che ha evidenziato la capacità di sapere giocare, e non solo nello stadio di casa a quota 2800.
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