I contorni della mattanza. Quella conclusasi il 17 gennaio allo stadio San Siro di Milano, per certi versi, è stata una partita molto simile ad una strage. L’Inter di Antonio Conte che distrugge la Juventus di Andrea Pirlo. Il maestro che regala la ripetizione all’allievo in una sorta di lezione - non richiesta - che viene riassunta da un dato del sito Understat: 76% di occasioni create dai nerazzurri.
Nella riedizione milanese della festa di San Firmino (dove la Juve cercava di schivare le incornate del toro), Pirlo scelse di giocarsela con quello che aveva. Frabotta a sinistra, Danilo a destra, Rabiot e Bentancur a metà campo e Ramsey a fare da collante con i due attaccanti. Sotto 2-0 dopo i primi 52’, l’allenatore della Juventus aveva provato a mettere la proverbiale pezza.
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A 30’ dalla fine, dentro Kulusevski McKennie e Bernardeschi: ovvero tutto quello che aveva. Tra i 12 panchinari scelti dallo staff, non c’erano molte alternative. Quattro dei nove giocatori di movimento erano questi: Fagioli, Di Pardo, Dragusin e Filippo Ranocchia. Dei teenager, che rappresentavano poco meno del 50% della forza lavoro a disposizione (tolti i tre portieri).
Insomma, Pirlo ci aveva messo del suo per perderla – sbagliando praticamente tutto – però è anche vero che gli mancava del materiale umano per incidere. L’ex campione del mondo è pur sempre un rookie, ed un esordiente ha bisogno di certezze. Certezze tradotte in giocatori. Giocatori tradotti in gente pronta ad affrontare delle sfide scudetto.

Inter-Juve: Pirlo a lezione da Conte

Nuove (vecchie) armi

Circa 15 giorni dopo, la Juve tornerà ad affrontare l’Inter. Questa volta parliamo di Coppa Italia, ma un derby d’Italia non si può di certo sottovalutare. In palio c’è gara1 della semifinale: chi vince il doppio confonto prenota un biglietto per Roma. L’Inter non vince la Coppa dal 2010-11 (Samuel Eto’o e Felice Evacuo come top scorer, altri tempi), mentre la Juve si è fermata al 4-0 contro il Milan del 2017-18.
In più, l’Inter è fuori dall’Europa, quindi la Coppa è diventata ufficialmente il secondo obiettivo stagionale. La Juve vive un periodo di transizione, ma considerando che lo scudetto sembra più complicato del solito chiudere l’anno con due trofei sarebbe un’ottima stagione d’esordio per Andrea Pirlo.
Ecco, per provare a raggiungerli questi trofei, martedì sera servirà qualcosa di diverso rispetto al campionato – lato Juve. Sicuramente i cambiamenti arriveranno nella formazione, dove nelle indiscrezioni sono apparsi tre cognomi che l’ultima volta non c’erano: Juan Cuadrado, Alex Sandro e Matthijs de Ligt.
Dopo la tripletta covid – che li aveva tenuti fuori proprio in concomitanza della sfida di campionato – tutti e tre sono già rientrati a disposizione e martedì dovrebbero partire titolari.
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Juan Cuadrado

Il colombiano riassume perfettamente il concetto di "regista decentrato": oltre mille minuti di permanenza in Serie A (75’ p90), già in doppia cifra sotto la voce assist e un’importanza vitale nei meccanismi “fluidi” di Andrea Pirlo. Insieme a Danilo, è forse l’Mvp dei bianconeri in questa prima metà di stagione. I suoi dati offensivi sono iper efficienti, ma quello che sorprende è la continua evoluzione difensiva. L’ex Fiorentina è un giocatore clamoroso per come sa creare la superiorità numerica (in ogni situazione) e per come ha saputo reinventarsi una volta superati i 30 anni. Merito suo, merito di Maurizio Sarri e tutto di guadagnato per la Juventus.

Matthijs de Ligt

Se Cuadrado è stato definito "vitale", per il gigante di Leiderdorp si può usare la parola fondamentale. Oltre ad essere il miglior centrale difensivo del mondo in relazione all’età, Matthijs è assolutamente il giocatore-perno in fase difensiva. Finora ha pestato il campo per 1180 minuti su 14 partite stagionali (84’ p90) e se leviamo l’infortunio alla spalla e la “pausa covid”, c'è sempre stato. È quarto per passaggi completati in Serie A e settimo per xG +/- p90. In poche parole, con lui in campo la Juve crea tanto e subisce poco. È la colonna del nuovo corso e Pirlo non può proprio farne a meno.

Alex Sandro

Dei tre che martedì sera si presenteranno a San Siro, sicuramente Alex Sandro Lobo Silva è quello che ci arriva con i fari più bassi. Dal tendine del ginocchio fino al periodo coronavirus, il brasiliano è rimasto ai box per un totale di 15 partite. Fatto 100 il totale degli impegni, Alex Sandro era indisponbile nel 50% dei casi. Inoltre, nelle poche occasioni in cui era sano ha dovuto lottare con Danilo e Cuadrado (i due mvp di prima). Ora che il peggio sembra passato, Pirlo ritrova il miglior laterale mancino della rosa. Un brasiliano che sa alternare tecnica e forza fisica e che potrebbe essere il miglior acquisto per la seconda parte di stagione.

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