Il 17 gennaio non ci fu storia: Inter-Juventus 2-0, Arturo Vidal nel primo tempo, Nicolò Barella nel secondo. E solo Inter. Da quella sera la squadra di Andrea Pirlo ha sempre vinto: 2-0 al Napoli in Supercoppa, 2-0 al Bologna, 4-0 alla Spal in Coppa Italia, 2-0 a Marassi con la Sampdoria. Dieci gol fatti, zero subiti. Ad Antonio Conte mancheranno Romelu Lukaku e Achraf Hakimi, ammoniti fra i cavalloni del derby. Uomini-chiave. Sono le semifinali di coppa: andata a San Siro domani alle 20,45, ritorno allo Stadium martedì prossimo. Il sabato di campionato non ha prodotto sconquassi. Il Benevento, al Meazza, è stato rosolato in scioltezza: 4-0. Squalificato Conte per l'ira funesta di Udine, Cristian Stellini ne ha perpetuato agevolmente il catechismo. A conferma che, nel mestiere dei guru, pesa più la settimana che la panchina.

Cristiano Ronaldo e Nicolò Barella - Inter-Juventus Serie A 2020-21

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Per metà gara, a Genova, Madama ha giocato come Pirlo l'aveva disegnata a Coverciano. Di possesso, a tutto pressing. Una sola pecca: l'ultimo passaggio. Se le rifiniture dei gol sono state splendide - perché veloci, verticali, affilate - lo stesso non si può dire delle altre: il confine tra una grande squadra e una squadra grande. Se mai, è stato Giorgio Chiellini, 36 anni, a dominare l'arena. Non discuto che i 38 di Fabio Quagliarella gli abbiano dato una mano, resta la solidità dell'antico scudo. Il gennaio di Cristiano è spesso grigio, però attenzione. La novità della carestia riguarda il ruolo: suggeritore, non tanto o non solo stoccatore. I gol di Arthur e Weston McKennie al Bologna, di Federico Chiesa e Aaron Ramsey alla Sampdoria hanno ribadito che, oltre Cierre, qualcosa comincia a muoversi.
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Conte, lui, ha "trovato" Christian Eriksen. Calcio, mistero senza fine buffo: sdoganato agli spiccioli della burrasca di martedì scorso, per i probabili supplementari, ha spaccato l'equilibrio e fissato, forse, una nuova frontiera. E già che ci siamo, ecco la punizione, assai meno memorabile, che, pizzicata da Riccardo Improta, ha sgonfiato il Benevento. Conte e Stellini lo avevano riproposto nei panni di Marcelo Brozovic. Se l'è cavata. Poi Lau-Toro Martinez, che non segnava dal 3 gennaio, e doppietta di Lukaku, reduce dal furibondo testa a testa con Zlatan Ibrahimovic. In generale, modico turnover ed ennesima scorpacciata. Al posto di Hakimi, Matteo Darmian; e al posto del belga, Alexis Sanchez. Pirlo, da parte sua, avrà a disposizione l'intera rosa tranne Paulo Dybala. Con Matthijs de Ligt sulla rampa di (ri)lancio e Dejan Kulusevski jolly prezioso.
La formula del doppio confronto lascia spazio a piccoli calcoli. I duellanti non hanno segreti. Il fresco precedente sarà una traccia, non una zavorra. Troppo furba, l'Inter, per crogiolarsi sugli allori: alla luce, soprattutto, delle assenze. Troppo orgogliosa, la Juventus, per non reagire. Il calendario fitto nasconde buche che, in base ai risultati, potrebbero diventare crateri. E' una sfida infinita, anche o proprio perché non secca. Fisica, tecnica, persino filosofica. E, come tale, aperta ai sogni e agli incubi.
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