1) Eriksen, la risposta migliore dopo 12 mesi surreali

Troppo facile, in questo momento, sparare addosso ad Antonio Conte. Facile quanto inevitabile. Perché è surreale il modo in cui Christian Eriksen, uno dalla qualità superiore, è stato trattato nei 12 mesi trascorsi all'Inter. Marotta lo ha sempre definito "un'opportunità di mercato", ma ha speso quasi una trentina di milioni per averlo. E il tecnico non ha mai trovato una maniera per incastrarlo nel proprio rigido sistema di gioco. Eriksen si è lamentato in un paio di occasioni dal ritiro della Danimarca, senza andare oltre. Preferendo aspettare l'evolversi della situazione e continuando a lavorare. L'opportunità è arrivata ed è stata colta. In un derby, con un gol decisivo a recupero quasi scaduto. La risposta migliore dopo un anno surreale.

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2) Questo è l'Ibra che non piace

Campione monumentale, highlander del calcio, guida tecnica e spirituale del Milan. Ma Zlatan Ibrahimovic si trascina con sé da un'intera carriera anche l'altro lato della medaglia, quello più oscuro. Il ragazzo del ghetto è ancora presente nel corpo di un uomo di quasi 40 anni. E ogni tanto torna a fare capolino. Lasciamo perdere il secondo giallo, ingenuo quanto si vuole ma frutto di una normale azione di campo: le provocazioni a un furibondo Lukaku, come già quelle a Duvan Zapata di sabato, lo svedese poteva risparmiarsele. Ibra è così: prendere o lasciare. Ma se quando tratta il pallone fa innamorare, quando parla non sempre piace.

3) Tomori può essere utile al Milan

Non era il piano A, Fikayo Tomori. E forse nemmeno il piano B. Ma quando si è presentata l'opportunità di prenderlo, il Milan ha puntato con decisione su di lui per irrobustire il proprio pacchetto difensivo. Una scelta che, a giudicare dalla personalità con cui il ragazzo scuola Chelsea si è presentato all'appuntamento con la sua nuova squadra, ha i crismi per rivelarsi azzeccata. Pioli lo ha inserito dopo l'infortunio che ha tolto di mezzo Kjaer e Tomori non ha tremato. Attento, aggressivo anche lontano dall'area, voglioso di lasciare un'impronta. Il Milan incrocia le dita sperando di perdere il danese solo per un tempo ridotto. In caso contrario, toccherà a lui.

4) Kolarov e la difesa a tre: una relazione complicata

Disastroso nel derby di campionato, Aleksandar Kolarov non è stato impeccabile nemmeno ieri sera. Scarsissima la sua reattività nel contrastare Ibrahimovic, lasciato libero di calciare e di imbucare all'angolino la palla del vantaggio. Un'altra serata non semplice per il serbo, che, pur non uscendo con il mal di testa dal campo come a metà ottobre, ha confermato di avere una relazione piuttosto complicata con la difesa a tre tanto cara a Conte.

Aleksandar Kolarov - Inter-Milan - Coppa Italia 2020-2021

Credit Foto Getty Images

5) Tatarusanu, che bella risposta

La serataccia contro la Roma in campionato aveva fatto storcere il naso a parecchi: ma c'era proprio bisogno di andare a ripescare il romeno come vice Donnarumma? L'uomo di coppa è stato bravo ad aspettare pazientemente e a non lasciarsi travolgere dall'alone di sfiducia aleggiante attorno a lui. E, dopo essere stato decisivo negli ottavi contro il Torino, si è trasformato in baluardo anche contro l'Inter. Il Milan ha perso ed è stato eliminato, ma a tenerlo in piedi in inferiorità numerica fino al 7' di recupero del secondo tempo sono state le parate del proprio portiere. Superato, bene ricordarlo, solo da due calci piazzati.

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