Daniel e Matteo Ciofani, i fratelli d’oro del Frosinone

Cerchio è un paesino in provincia de L’Aquila, sugli appennini abruzzesi di poco meno di 1.800 abitanti. Come in tutte le realtà minuscole e a misura d’uomo ai bambini per divertirsi non serve chissà che.

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Basta un pallone da rincorrere e una porta, vera o fatta con due sedie nel corridoio di casa, nella quale segnare e soprattutto iniziare a sognare. E’ in questo contesto che 20 anni fa i due fratelli Daniel e Matteo Ciofani (nella foto Frosinonecalcio.com) iniziano il loro lungo percorso per diventare calciatori professionisti. Una scalata lunga, difficile ma gratificante perché entrambi sono arrivati a giocare in B per qualche anno (Daniel nel 2011-2012, Matteo dal 2009 al giugno 2013) e perché da questa stagione i fratelli Ciofani sono tornati a giocare insieme in Prima Divisione nel Frosinone, che vuole tornare in cadetteria dopo qualche stagione balorda in Lega Pro.
Il 28enne Daniel è il bomber, il 25enne Matteo è lo stopper della squadra ciociara che è attualmente al secondo posto nel girone B di Prima Divisione alle spalle del Perugia. Domenica scorsa per i fratelli Ciofani è stata una partita leggendaria perché sono riusciti ad andare in gol entrambi nella stessa partita vinta per 3-1 contro il Lecce. “E’ stata veramente un’emozione indescrivibile – ci racconta Matteo – perché arrivata in una sfida delicata contro una nobile decaduta del calcio come il Lecce e perché non immaginavo ci saremmo mai riusciti. E’ vero Daniel è il centravanti e fare gol e il suo mestiere però io non ho mai avuto feeling con la porta (prima di domenica il bilancio era di 5 gol in 140 partite, ndr). Domenica però quando quel cross da sinistra è spiovuto sul secondo palo e ho capito di essere libero non ci ho pensato due volte a calciare di prima intenzione in porta. Quando ho visto la palla andare in rete non ho capito più niente mi sono messo a correre a perdifiato e ad urlare come mai prima. Bellissimo”. Daniel è stato il primo a rincorrere Matteo ed a provare ad abbracciarlo: “Quando l’ho visto partire ho provato a braccarlo ma lui è più veloce di me e non ce l’ho fatta. Poi quando l’hanno bloccato e sono riuscito ad abbracciarlo mi sono un po’ commosso. Mi sono tornate alla mente quei pomeriggi infiniti nel cortile, le partitine in corridoio con la palla da tennis. Ho pensato che valeva proprio la pena fare tutti quei sacrifici perché questa giornata la potremo raccontare ai nostri figli e nipoti. Peccato solo – chiosa Daniel - che in tribuna a vederci non ci fossero papà Tonino e mamma Emilia, anche se forse è stato meglio così. Chissà se il cuore di mio padre avrebbe retto…”.
SANGUE DEL MIO SANGUE – Se all’estero prima con i gemelli De Boer ed oggi con gli Ayew e i Berezutski sono più abituati a vedere due fratelli giocare insieme e segnare nella stessa partita da noi è un caso più unico che raro. Se è successo, infatti, almeno sei-sette volte che due fratelli segnassero nella stessa domenica con due squadre diverse (come è successo anche ai Ciofani il 14 gennaio 2012, ndr), il ricordo più recente di due fratelli in gol con la stessa maglia nello stesso match è datato 4 aprile 2004 quando Antonio ed Emanuele Filippini nel campionato di serie B 2003-2004 realizzarono entrambi una rete nel 5-0 del Palermo sul Catania. I gemelli bresciani però hanno giocato quasi sempre insieme nella loro lunga carriera invece i Ciofani si sono ritrovati nella stessa squadra pochi mesi fa dopo anni trascorsi altrove: “Se ho scelto Frosinone un po’ di merito ce l’ha Daniel – racconta Matteo – la scorsa estate dopo l’annata a Terni ero svincolato e dovevo scegliere il mio futuro. Quando ho visto che mio fratello si era accasato a Frosinone ho capito che poteva essere la grande chance per tornare a giocare fianco a fianco con lui e tramite il mio agente mi sono mosso per arrivare in Ciociaria. E’ stata la cosa giusta perché oltre ad essere in una piazza importante che punta alla serie B e a essere allenati da un mister emergente e preparato come Roberto Stellone è bello condividere le mie gioie con mio fratello. Io e lui siamo sempre stati una cosa sola, ci siamo sempre spronati e quando uno era in difficoltà l’altro sapeva sempre trovare le parole giuste per motivarlo”. Se Matteo è potuto entrare nel settore giovanile del Pescara a 13 anni lo deve al fratello maggiore: “Nei primi anni del 2000 – ci spiega Daniel - io ero già negli allievi del Pescara e una volta lo portai con me e chiesi ai responsabili se poteva fare un provino. Matteo a quel tempo giocava nella scuola calcio dell’Avezzano, fece il provino e fu ingaggiato. Da lì abbiamo continuato il nostro percorso in squadre diverse a causa dell’età nel 2007 però abbiamo fatto in tempo a fare un match di coppa Italia insieme con la maglia del Pescara contro la Sangiustese. Quella volta per entrambi fu un po’ come toccare il cielo come un dito”.
LA FEDE E QUEL DENTE SCHEGGIATO – A Frosinone i fratelli Ciofani vivono nello stesso appartamento e oltre a dividersi le faccende in casa e ad andare insieme agli allenamenti e alle partite talvolta pregano insieme. Entrambi, infatti, da qualche ano sono “Atleti di Cristo”, questa volta il primo a muovere il primo passo in questa direzione è stato Matteo: “Mi sono avvicinato maggiormente alla religione nel 2011 ad Ascoli. Sono sempre stato cattolico ma non chissà quanto devoto, a farmi capire l’importanza della spiritualità è stato Maurantonio (portiere ora in forza al Grosseto, ndr) con il quale ho legato da subito molto ed ho iniziato a capire l’importanza di leggere la Bibbia. Questa svolta mi ha dato grande tranquillità e sicurezza. Visti i benefici ho convinto anche mio fratello a intraprendere questo passo, anche lui ha iniziato a leggere la Bibbia e l’incontro con Gesù penso che abbia portato solamente benefici nella sua carriera e nella consapevolezza dei suoi mezzi”. Daniel, infatti, anche se ha 28 anni non ha affatto messo una pietra sopra all’idea di arrivare in serie A: “Ho una struttura fisica molto particolare, in questi anni mi sono irrobustito e sono diventato ancora più forte. La testimonianza arriva anche dai gol in costante ascesa e dalle prestazioni. Finora ne ho fatti 7 in 13 partite ma spero di segnarne altri per trascinare il Frosinone in B e provare a convincere il Parma (che detiene la comproprietà del cartellino, ndr) a darmi una chance. Se ciò non sarà possibile mi piacerebbe fare la serie B a Frosinone in compagnia di mio fratello ed impormi in quel campionato. Tre anni fa a Gubbio segnai 8 gol senza rigori, sono convinto che nel contesto giusto potrei farne di più ma per provarci devo lavorare fare bene qui”. Matteo spera che il fratello riesca coi suoi gol a trascinare il Frosinone in cadetteria e già pregusta il momento in cui potrà vedere saldata una vecchia scommessa: “Una volta da bambini dopo l’ennesima partita persa alla playstation, feci un casino tremendo e non so ancora come e perché mi scheggiai un dente. Lui mi guardò e mi promise che quando sarebbe stato grande me lo avrebbe ripagato. Ora che giochiamo insieme è più facile trovare il tempo per andare dal dentista e pagare quel famoso pegno…”. Daniel sorride di gusto e forse ripensa alle sfide infinite nel cortile a Cerchio. Quando Matteo crossava e lui insaccava in acrobazia sognando i boati dello stadio. Un desiderio che 20 anni dopo è divenuto realtà.
di Stefano DOLCI (twitter @stefano_dolci)
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