Nel calcio, il numero 10 è una forma d’arte avversa alla panchina. Smessi scalpelli o tavolozze però, le tentazioni cambiano e la carriera da allenatore ha sedotto molti fra i più grandi fantasisti della storia del calcio. Ultimo Alessandro Del Piero, metti una sera a cena (Milano, Villa Necchi, Banca Generali) e il titolo è servito: “Ora m’immagino allenatore”. Alex fa le cose per bene - “Quest’estate comincerò a insegnare ai ragazzi con tre clinic negli Stati Uniti” - e misurare le sue scelte future sarà senz’altro una prova adatta pensando ai grandi fallimenti dei “dieci” sulle panchine mondiali.

Non potremo che iniziare da Pelé e Diego Armando Maradona, i più grandi 10 della storia: O Rei non ha mai allenato, El Diez ha invece fallito da commissario tecnico dell’Argentina (2008/10, fuori ai quarti di finale del Mondiale sudafricano perdendo 4-0 con la Germania) oltre alle brevissime esperienze, con due esoneri, al Textil Mandiyú, al Racing de Avellaneda e all’Al-Wasl. Maradona è però in buona compagnia nel walhalla di chi - da Kempes a Platini, da Gullit a Matthäus - da allenatore ha trasformato i suoi fasti sul campo in uno spartito di note dolenti.

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Maradona y Messi en el 2010

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Mario Kempes, campione del mondo e profeta in patria nel 1978, ha chiuso la sua carriera tecnica nel Casarano (Serie D, oggi Eccellenza) e con un disegno manageriale fallito a Fiorenzuola. Michel Platini è stato commissario tecnico della Francia dal 1988 al ’92 mancando la qualificazione a Italia 90 (poi eliminato nella fase a gruppi dell’Europeo svedese) molto prima di diventare presidente UEFA. Ruud Gullit ha iniziato la sua carriera da allenatore vincendo la FA Cup col Chelsea (1996) ma le rose non sono fiorite sulle panchine del Newcastle, del Feyenoord del Los Angeles Galaxy e del Terek Groznyj. Infine, in 15 anni di tour mondiale da Vienna ad Avellaneda, Lothar Matthäus ha vinto solo 2 campionati nazionali con il Partizan Belgrado e il Salisburgo.

Platini

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Facciamo altri nomi: Omar Sivori ha allenato senza titoli il Rosario Central, l’Estudiantes, l’Argentina e il Racing Club negli anni Settanta; Hector Rial, che ha vinto 5 Coppe dei Campioni col Real Madrid di Di Stefano, non ha mai bissato da allenatore fino al 1980 tra Spagna e Argentina. Gheorghe Hagi ha vinto appena una Coppa di Turchia 2005 alla guida del Galatasaray; Dejan Savicevic ha allenato la Serbia-Montenegro (2001/2003) prima di diventare presidente della Federcalcio del Montenegro. C’è anche Ferenc Puskas, leggenda del calcio mondiale con l’Ungheria e il Real Madrid, allenatore giramondo per 25 anni, da San Francisco a Vancouver, dall’Arabia Saudita al Paraguay, con un palmarès però ridotto a un campionato greco col Panathinaikos (finalista di Coppa dei Campioni nel 1971) e uno australiano col South Melbourne.

Ferenc Puskas, Panathinaïkos 1971

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Meglio Zico, che allena dal 1998 (vice di Zagallo nel Brasile) con un campionato turco (Fenerbahçe), un campionato uzbeko (Bunyodkor), una Coppa di Russia (CSKA Mosca) e la Coppa d’Asia 2004 col Giappone. Spente sul nascere invece le ambizioni di “carriera bis” per altri due 10 brasiliani: Romario (Vasco da Gama 2008) e Rivelino al Shimizu S-Pulse 1994. Per Leonardo infine, un biennio milanese sulle panchine di Milan e Inter (Coppa Italia 2011) prima della dirigenza parigina.

2009/10 Serie A Milan Leonardo Ronaldinho AP/LaPresse

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Certo però Del Piero potrà guardare e ambire alla carriera da allenatore di Roberto Mancini, che smessi i panni da fantasista ha vinto 3 scudetti, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane con l’Inter, altre 2 trofei nazionali con Fiorentina e Lazio, una Premier League, una FA Cup e una Community Shield col Manchester City e una Coppa di Turchia col Galatasaray. Gianfranco Zola è reduce invece dall’esonero di Cagliari dopo quelli al West Ham e al Watford, mentre fra i più grandi fantasisti italiani, non hanno mai allenato Mazzola, Rivera, Antognoni e Roberto Baggio. Ci sono però due ex-numeri 10 nostrani “atipici” di cui non possiamo proprio non parlare: il primo è Fabio Capello, il secondo è Massimiliano Allegri, il terzo sarebbe l’indimenticabile Nils Liedholm, "italiano d'adozione" sull'asse Roma-Milano.

Il Milan di Capello (foto Imago)

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Prima 3 leggende della panchina (Rinus Michels, Brian Clough e il Flaco Menotti) con un trascorso meno fulgido da attaccanti, poi altrettanti “Dieci assenti” (Valderrama, Francescoli, Rui Costa), debuttanti (Rivaldo, Seedorf, Zidane) e infine una grande postilla dedicata a Johan Cruijff, 14 in campo, 10 nell’anima, forse il più grande giocatore europeo di tutti i tempi e vincitore di 14 titoli da allenatore dell’Ajax e del Barcellona.

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