Se un campionato esprime sempre la squadra più forte, un torneo corto e serrato come l’Europeo - sette gare al massimo - non promuove, necessariamente, la Nazionale più forte in assoluto ma la più forte di "quel" mese. Ecco perché l’Italia, pur non partendo favorita, non deve porsi limiti: "What will be will be".
Lunedì 13 novembre 2017, gli azzurri di Gian Piero Ventura pareggiavano 0-0 a San Siro con la Svezia e uscivano dal Mondiale già nei playoff. Questa la formazione (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Candreva (31’ st Bernardeschi), Parolo, Jorginho, Florenzi, Darmian (18’ st El Shaarawy); Immobile, Gabbiadini (18’ st Belotti).

Roberto Mancini (Italia-Repubblica Ceca)

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Venerdì 11 giugno 2021, Roberto Mancini debutterà nell’Europeo affrontando la Turchia all’Olimpico di Roma. Questo il probabile equipaggio (4-3-3): Donnarumma; Florenzi, Bonucci, Chiellini, Spinazzola; Barella, Jorginho, Locatelli (Verratti, se recupera); Berardi, Immobile, Insigne. I superstiti sono cinque: Leonardo Bonucci, Giorgio Chiellini, Jorginho, Alessandro Florenzi, Ciro Immobile. Ma è come se una ruspa avesse portato via una montagna di detriti.

Italia bella nei numeri e non solo

E’ un’Italia "bella", la cui grandezza rimane nascosta fra i numeri che l’hanno scolpita: il 4-0 di Bologna alla Repubblica Ceca ha firmato il 27° risultato utile consecutivo, 25 gol realizzati nelle ultime otto e 1 solo incassato nelle ultime dodici. Detto che il modesto livello degli avversari induce a non gonfiare il petto, le finali di Europa League e Champions League - vinte, rispettivamente, da Villarreal e Chelsea - hanno ribadito che i pronostici sono tracce, non sentenze. Thomas Tuchel, da parte sua, ha confermato quanto sia labile il concetto di possesso palla e quanto, viceversa, siano preferibili l’aggressività calibrata, il mordi e fuggi piratesco, il coraggio di non aver paura: per esempio, se le circostanze lo impongono, di rinunciare alla costruzione dal basso e di abbracciare il catenaccio.

Italia schierata in occasione del match contro la Repubblica Ceca

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Gioco veloce e cuore grande

I manciniani giocano veloci. Soffrono le sportellate (sorrette, però, da una tecnica all’altezza), sanno eluderle attraverso un contropiede rapido, che al fraseggio della transizione affianca il senso verticale dello strappo. L’assenza di fuoriclasse spalma le responsabilità. Molto dipenderà dalla tenuta della vecchia ditta, Bonucci & Chiellini. La bussola è Jorginho; l’ago che la "agita", Nicolò Barella; l’esploratore capace di ricavarne le rotte più frizzanti, Lorenzo Insigne. Abbiamo terzini che spingono, centravanti che pressano, ali che convergono e tirano: siamo normali, semplici. Insomma: quasi "rivoluzionari".
Scritto così, sembrerebbe un’apologia di "beati". No. E’ la fotografia dell’Italia, oggi. O, se preferite, dopo tre anni di semina. La fiducia nel ct è un’altra carta cruciale. Gli ostacoli cresceranno. E la recita degli attori andrà oltre l’idea del regista, per studiata e condivisa che possa essere. Esploderemo, imploderemo? Mancano riferimenti probanti che non siano il gusto, la manovra, il cuore. Crediamoci. Proviamoci. Ne vale la pena.
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