Avanti tutta, avanti tutti. Padroni del gruppo, a punteggio pieno, con otto cambi e zero problemi. E’ la trentesima partita utile consecutiva, sequenza che porta Roberto Mancini al livello statistico di Vittorio Pozzo (però due Mondiali e un oro olimpico); l’undicesimo successo di fila; la tappa che alza a 1.055 minuti il muro d’imbattibilità difensiva.

Smontare e rimontare

Benissimo ha fatto, il ct, a smontare la formazione e ruotare l’organico. All’Europeo del 1996, Arrigo Sacchi lo fece troppo presto (già alla seconda) e ne pagò il fio. Al Mondiale del 1978, Enzo Bearzot non lo fece alla terza (già qualificato) e il destino travestito da Arie Haan lo punì. Le cinque staffette liberano dai calcoli, dagli scrupoli. E così sia, allora.
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Dopo i 3-0 a Turchia e Svizzera, sintesi di cavalcate "valchiriane", l’1-0 al Galles, firmato da Matteo Pessina, è stato meno travolgente ma non meno significativo: proprio perché era l’Italia di scorta. Va detto che la squadra di Gareth Bale e Aaron Ramsey, qualificata come seconda, ha badato più a limitare i danni che a procurarne. La sfida, all’Olimpico, si è esaurita in pratica al 55’ con il rosso, severo, a Ethan Ampadu. Ma già prima che il turnover del turnover, portieri inclusi, consegnasse l’ordalia all’etichetta di amichevole, avevamo onorato l’impegno con la volontà che, attorno alla bussola del gioco, trasforma persino gli esploratori di riserva in provetti navigatori.

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Verratti e tutti gli altri: la Nazionale di tutti

Che è poi la pietra filosofale del Mancio. Rientrava Marco Verratti: penso che sia più un "dieci" che un "otto", con quel dribbling a girotondo e le gambine prensili. E poi il Pessina goleador, simbolo del laboratorio atalantino; Federico Chiesa, i cui strappi temporaleschi compensano la manovra fitta e laboriosa di Domenico Berardi; Federico Bernardeschi, l’elemento che, più di tutti, ha moltiplicato le funzioni rimanendone prigioniero. Non ha segnato, Andrea Belotti, ma ha ribadito che dietro Ciro Immobile c’è vita. Emerson Palmieri non vale, oggi, Leonardo Spinazzola: a conferma che, pur in assenza di fuoriclasse, le gerarchie restano semafori. Mancini non aveva risparmiato, esclusivamente, Gigio Donnarumma, Leonardo Bonucci e Jorginho. Un messaggio, chiaro, ai collezionisti di indizi. E’ la Nazionale di tutti, con il dettaglio, non marginale, che è stata lei a trascinare la gente e non la gente a rianimarla.

Marco Verratti

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Ora arriva il bello

Negli ottavi, dunque, Austria o Ucraina. Sabato sera a Wembley. La puntata secca rovescia il mondo. I singoli diventeranno ancora più importanti. Come gli episodi. Come gli occhi del Var. Finita, tra un materasso e l’altro, la movida dei gironi, comincia l’età di mezzo che si appoggia al coraggio, senza un domani che possa correggere eventuali errori, colpevoli leggerezze. In tre gare Donnarumma ha compiuto una sola parata. Troppa grazia. Il passato conta, ma d’ora in poi peserà il futuro. Rientreranno, al di là degli slogan e delle veline, i "titolarissimi". Compreso Manuel Locatelli. Siamo stati bravi, dovremo esserlo di più. Lo saranno anche gli avversari. Parola d’ordine: divertirsi. E’ il sale dello sport.

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