La personalità è un fattore imprescindibile per un calciatore, specie in un’epoca inflazionata dalla pecunia televisiva. Una certa estroversione teatrale permette a pochi, sublimi giocatori di direzionare le luci sul proprio palco, carpire l’attenzione di media e platea. Tecnica, carisma magnetico, sensibilità spettacolare: è questa la combinazione che ha premiato numerosi campioni a cavallo di epoche differenti. Estroversi sono Cristiano Ronaldo, Johann Cruyff, Diego Armando Maradona.
Ma chi ha mai detto che il calcio non sia un mestiere per introversi? Alla fine della fiera, il talento è un’entità a sé stante, che ci attrae indipendentemente dal guscio psicologico che lo cela. L’esempio perfetto è quello di Zinedine Zidane, un vero e proprio late bloomer sul palcoscenico calcistico internazionale. Centrocampista spilungone ed esile sfornato dal vivaio Le Castellane di Marsiglia, impiegò una buona porzione della sua gioventù nel germinare fisicamente e mentalmente.
Il suo tocco, raffinato calpestando gli stretti piazzali di cemento attorno alla sua casa d'infanzia, non fu mai messo in dubbio. "Tecnicamente era superbo", affermava il suo compagno di squadra Luis Fernandez dal suo primo club, il Cannes. "Aveva abilità sublimi, un tocco superbo e tutte le mosse. A livello tecnico era molto più maturo rispetto al resto della squadra". Aiutò il Cannes a qualificarsi per la Coppa UEFA nella stagione 1991-92, ma a causa dell'assenza di Zidane, esiliato verso il servizio militare, furono retrocessi poco dopo. All'epoca il Marsiglia era il miglior club in Francia, ma la loro telefonata non arrivò mai: pensavano che Zizou fosse troppo lento. Allora su di lui piombò il Bordeaux.
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Nelle successive quattro stagioni, il fisico e lo spirito di Zidane si irrobustirono fino a farne il miglior giocatore della Francia. Nella stagione 1995/96 fu il perno del successo del Bordeaux, che si spinse fino alla finale di Coppa UEFA. A quel punto, il trasferimento alla Juventus non era più sindacabile. A 22 anni Zidane aveva esordito in nazionale contro la Repubblica Ceca. Era il 1994, e fu schierato dalla panchina come rimpiazzo d’emergenza sotto di 2-0. Zidane segnò una doppietta al debutto in maglia bleu, salvando una serata che si stava trasformando sempre di più in un naufragio.

"La brutta copia di Platini"

Quando Cantona si accanì sulla folla di Selhurst Park, guadagnandosi una sospensione di 8 mesi, Il ct Aimé Jacquet decise di costruire la nazionale francese attorno a Zidane. Ma la sua prima esperienza da protagonista con la casacca dei bleus fu a dir poco problematica: a Euro 96 la Francia raggiunse le semifinali, ma la condotta e le prestazioni di Zidane fecero storcere il naso a molti; la cavalcata europea col Bordeaux e un incidente stradale poco prima del torneo dimostrarono che Zidane non era ancora pronto per assumere le redini di un progetto di così ampio respiro.

Zinedine Zidane

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I giornali definirono il gioco della Francia noioso, e il nuovo leader come “la brutta copia di Platini”. Il peso di dover emulare le imprese leggendarie di Platini venne accusato da Zidane, ma Jacquet non era un uomo che rinunciava facilmente ai suoi giocatori. Due anni dopo, la Francia avrebbe ospitato la Coppa del Mondo 1998. La Francia demolì il Brasile 3-0 nella finale di Parigi, con Zidane sugli scudi. Zizou firmò due volte il suo nome sul tabellino, con due incornate imprendibili. Una fiumana di circa un milione di parigini imboccò le strade della città e si radunò attorno agli Champs-Elysees. Il faccione di Zidane venne proiettato sull’Arco di Trionfo.
E pensare che all'inizio del torneo aveva combinato un’altra frittata. In una partita della fase a gironi contro l'Arabia Saudita, un duro pestone su Fuad Anwar gli consegnò l’infame titolo di primo giocatore francese a ricevere un cartellino rosso ai Mondiali. Ne ricevette 14 nel resto della sua carriera. Dietro alla sua ribalta tranquilla e placida si celava un temperamento vulcanico che poteva investire il retroscena in qualsiasi momento. Zidane saltò le due partite successive e fu di nuovo arruolabile dai quarti di finale in poi.
Nel 2000, Zidane ha avuto la possibilità di regolare alcuni conti personali con il Campionato Europeo. L’Europeo fu co-ospitato da Belgio e Paesi Bassi.

La forma perfetta

Il torneo stava abbracciando sempre di più la versione del calcio spettacolare e votato all’attacco, grazie a una manciata di revisioni alle regole verificatesi a partire dagli anni ’90. Euro 2000 doveva essere un canto liberatorio, in onore di un calcio fluido e spontaneo. Il meglio dei principali totem d’attacco europei si presentò in pompa magna alla manifestazione. Rui Costa e Luís Figo erano degli amuleti eccezionali per il Portogallo, così come lo era Raúl per la Spagna, Francesco Totti per l'Italia e Patrick Kluivert per l'Olanda. Ma una spanna sopra di loro sedeva Zidane. Non esistevano più i paragoni ambiziosi con Platini. Zidane era Zidane, e quella che andò in scena ad Euro 2000 sarebbe stata la versione completa e perfetta di se stesso. A Euro 2000 si mosse all’interno della strettissima intersezione tra l'apice della sua autostima e la piena estensione della sua autoespressione.

Zidane, Henry

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Zidane balzò subito alla ribalta nelle prime due gare. I francesi si sbarazzarono della Danimarca per 3-0 a Bruges, prima che i gol di Thierry Henry e Djorkaeff nello stesso stadio cinque giorni dopo piegarono la Repubblica Ceca 2-1. I campioni del mondo erano così fiduciosi che il loro nuovo allenatore, Roger Lemerre, decise di giocare con le riserve per la partita decisiva contro l'Olanda ad Amsterdam. Fu uno scontro pirotecnico, che gli olandesi si aggiudicarono col punteggio finale di 3-2. Ciò spedì la Francia a Bruges per un quarto di finale contro la Spagna.
Con la squadra al completo di nuovo in azione, la Francia partì forte. Zidane li portò in vantaggio dipingendo un fantastico calcio di punizione a scavalcare il muro spagnolo al 32 '. Poi Gaizka Mendieta pareggiò con un calcio di rigore sei minuti più tardi. Un colpo deciso di Djorkaeff ripristinò il comando francese poco prima dell'intervallo. La Francia sudò freddo fino all'ultimo minuto, quando concesse un altro rigore. Dal dischetto si presentò Raúl: ma il suo tiro si impennò alto sopra la traversa. La Francia avanzò al turno successivo, ma i colpi di scena non erano affatto terminati.
La semifinale contro il Portogallo emanava ancora il riverbero storico della vittoria francese sugli stessi avversari nella stessa fase a Marsiglia nel 1984. Proprio come sedici anni prima, andò in scena una gara al cardiopalma; con un drammatico epilogo nei tempi supplementari per il numero 10 dei bleus.

Extra-terrestre

Per tutto l’arco di Euro 2000, Zidane passeggiò sulle macerie dei suoi avversari con una grazia quasi despotica. Il suo innato equilibrio e la sua tonicità gli permettevano di inventare calcio in minuscoli fazzoletti di terreno. La semifinale di Bruxelles lo vide sfoggiare il completo repertorio di sterzate, giochetti circensi e tocchi col contagiri. "A volte quando controlla la palla sembra che stia ballando", disse Thierry Henry. Zidane, completamente maturato, stava facendo di Euro 2000 una discoteca tutta per sé.

Tifosi Francia Euro 2000

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La scioltezza con cui poteva aumentare il passo palla al piede, senza alcun intercalare goffo o forzato, non trovava alcun paragone per il calcio di allora. Zidane seguiva un ritmo così naturale che sembrava estinguere il peso o addirittura la presenza della palla incollata ai suoi piedi. In una caparbia galoppata che lo portò a bruciare 4 giocatori avversari prima di lanciare Patrick Vieira solo davanti alla porta, Zidane assomigliava a un dinamicissimo pattinatore su ghiaccio.
Un tiro dal limite dell'area di Nuno Gomes portò il Portogallo in vantaggio nel primo tempo, ma una geniale girata di Henry rimise i conti in parità poco dopo. A soli tre minuti dalla fine di una partita sempre più tesa, un tiro di Sylvain Wiltord colpì la mano di Abel Xavier: rigore per la Francia. Forse il più pesante di sempre.
Zidane dovette attendere un periodo di tempo lunghissimo per battere dagli 11 metri, poiché le recriminazioni portoghesi si sprecarono addosso alla pellaccia dell’arbitro per ben tre minuti. Figo, che avrebbe sconfitto Zidane nella corsa al Pallone d’Oro di quell’anno, si levò la maglietta e uscì dal campo disgustato. L'assegnazione del rigore era legittima, ma in fondo Figo sapeva che la festa lusitana stava per finire. Come notò in seguito Alex Ferguson, i grandi se ne accorgono prima di tutti, sempre. Zidane bucò la porta con un tiro che finì appena sotto l’angolino superiore della porta, poi corse a festeggiare il passaggio della Francia in finale.
A quel punto, pareva scritta una rivincita con i padroni di casa, ma l'Olanda scoppiò clamorosamente nella semifinale con l'Italia, disputata ad Amsterdam. La maledizione dei rigori, che aveva affossato gli olandesi per tutti gli anni ’90, si manifestò ancora sul più bello. Con gli Azzurri costretti a stringere i denti in inferiorità numerica dal 34° in poi, gli oranjes fallirono due rigori nei tempi regolamentari e poi tre alla lotteria dagli 11 metri. Quella era la quarta volta che l’Olanda usciva ai rigori negli ultimi cinque tornei.

Campioni europei

L'Italia che prese parte a quell’Europeo era un gruppo indubbiamente tenace, che aveva mantenuto la porta inviolata per tutta la fase a eliminazione diretta. Inoltre, la potenza di fuoco del reparto avanzato poteva benissimo rivelarsi letale per la Francia. E così fu. L'Italia riuscì ad ammortizzare gli attacchi francesi prima di sbloccare la gara con una lucida finalizzazione di Marco Delvecchio al 55°.
Gli azzurri avevano tarpato le ali alla Francia di Zidane nel momento di più alta vivacità del loro gioco. Alex del Piero sprecò due occasioni clamorose, che avrebbero di sicuro congelato la gara. Zidane si era eclissato; con le sue sole forze, non riusciva a invertire quella fortissima corrente che trascinava l’Italia verso la vittoria finale. Con quasi tre minuti di recupero, la panchina italiana si era accalcata all’altezza della linea di bordocampo, pronta a riversarsi in campo.
Poi una palla vagante venne raccolta da Wiltord nell’area italiana. Il francese scoccò un sinistro rasoterra che battezzò l’angolo lontano della porta difesa da Toldo. Incredibilmente, la Francia resuscitò per la terza volta. Con un Toldo ancora frastornato, i francesi diedero il colpo di grazia a un’Italia ormai sgonfiata e smarrita. Al 103° Pires superò Albertini e Cannavaro sulla sinistra, scaricando un cross al centro dell'area, dove Trezeguet trovò l’incornata vincente. Fu il gol decisivo che elesse la Francia campione d'Europa per la seconda volta.

Zidane, Francia Euro 2000

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La squadra di Lemerre è stata anche la prima vincitrice consecutiva del Campionato Europeo e della Coppa del Mondo dopo la Germania Ovest del 1972-74. "Per me, Euro 2000 segnò l'apice di Zidane", ha scritto il giornalista de L'Équipe Vincent Duluc in Football’s Greatest. “Nel 2000 era il leader della nazionale, uno dei migliori giocatori sul pianeta, e riuscì a gestirne la pressione. Segnò gol importanti e portò la squadra a nuovi livelli. Per me questa rimarrà per sempre l'estate più bella della carriera di Zidane ".

Lode e infamia

Zidane venne eletto miglior giocatore del torneo, aggiudicandosi anche il premio FIFA World Player of the Year per la seconda volta, e ripetendosi poi con un tris nel 2003. Nel 2001 il Real Madrid versò nelle casse bianconere una quota record di 120 miliardi di lire per farne l’ingranaggio prezioso del progetto galactico. Un anno dopo, Zidane brillò ancora sul palcoscenico più grande, assicurandosi il terzo dei suoi grandi trionfi internazionali. Una sua straordinaria conclusione al volo squarciò il cielo notturno di Glasgow, sigillando la vittoria per 2-1 sul Bayer Leverkusen, e la Champions League per il Real.

Zidane, Francia Euro 2000

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Alla Coppa del Mondo in Giappone e Corea del Sud di poche settimane dopo, un infortunio al bicipite femorale lo bloccò a una sola presenza, mentre la Francia naufragava nella fase a gironi. La sua condizione fisica era ottimale alle porte di Euro 2004 in Portogallo, ma la Francia subì un'altra eliminazione shock nei quarti di finale, affondata per 1-0 dalla Grecia. L’ormai 32enne Zidane si ritirò dal calcio internazionale. Alla fine sarebbe tornato per la Coppa del Mondo 2006 in Germania, per un Last Dance parallelo all'ultimo anno di Michael Jordan con i Chicago Bulls.
In quel maledetto Mondiale 2006, la Francia incappò subito in diverse difficoltà nella fase a gironi. La Spagna promise di anticipare il suo ritiro. Invece, Zidane li mise tutti a sedere, segnando un superbo gol nel finale. La Francia vinse 3-1. Altre vittime illustri furono il Brasile ai quarti e il Portogallo in semifinale.
Nella finale contro l'Italia, Zidane firmò il vantaggio con un cucchiaio rischiosissimo, prima di farsi espellere per un’infame testata a Marco Materrazzi, a soli dieci minuti dalla fine dei tempi supplementari. A capo chino, sfilò accanto a una Coppa del Mondo che in cuor suo sapeva di non poter vincere. Del resto i campioni veri lo sentono un po’ prima di tutti, quando finiscono le feste. Quell’anno, venne comunque premiato col Pallone d’Oro. Per un introverso, quei fatidici secondi di follia, conclusero una carriera nel modo più paradossale.
Ma forse quello era il perfetto ritratto di Zidane: fiero, tempestoso e brillante. Una delle stelle più opache e complesse mai posatesi sul nostro firmamento calcistico. Il fatto che un personaggio così criptico abbia ottenuto un successo senza precedenti sulla panchina del Real Madrid, non fa che aggiungere un ulteriore gradino di intrigo. Una cosa indiscutibile a proposito di Zidane è il suo legittimo posto nel pantheon dei grandi giocatori.
Scritto da: Mike Gibbons (Eurosport UK)
Tradotto da: Lorenzo Rigamonti (Eurosport IT)

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