Sono passati pochi giorni dall'arresto cardiaco che ha colpito Christian Eriksen durante Danimarca-Finlandia: il numero 10 degli scandinavi ha fatto preoccupare tutti quanti, camminando sopra un filo sottilissimo tra la vita e la morte. Oggi fortunatamente sta meglio, ma il suo rapporto con il calcio potrebbe essersi incrinato per sempre. Guardando quello che è successo - o per meglio dire quello che non è successo -, preoccuparsi dello sport giocato sembra terribilmente disumano, ma ragionando più in generale, la paura che il giocatore capace di illuminare i campi di tutto il mondo possa smettere apre le porte ad una riflessione quanto mai necessaria.
Questa mattina, la federcalcio danese ha pubblicato una nota stampa molto precisa: "Christian Eriksen sarà operato e avrà un defibrillatore cardiaco impiantabile (un dispositivo che viene impiantato sottopelle e serve a generare stimoli elettrici in caso di aritmie e altri problemi cardiaci). La decisione è stata presa dal team di medici e specialisti che ha in cura il centrocampista dell’Inter e della Nazionale danese".
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Daley Blind, il precedente dell'ICD

Una volta lette queste parole, nelle nostre menti è apparso come dal nulla Daley Blind - che con Eriksen condivide alcuni anni di carriera con la maglia dell'Ajax. Il mancino figlio di Danny, all'età di 30 anni, ha scoperto un'infiammazione del muscolo cardiaco. Durante il match del 10 dicembre 2019 di Champions League tra Ajax e Valencia, il nativo di Amsterdam aveva accusato delle vertigini. Scoperta la miocardite, Daley è tornato in campo due mesi dopo (febbraio 2020) grazie a un defibrillatore cardioverter impiantabile (il già citato ICD).
Tutto normale direte voi, ma purtroppo l'esempio di Blind non può essere preso come una legge universale. In primis perché il terzino dell'Ajax ha vissuto un momento di tensione quando nell'estate del 2020 il suo ICD si è spento ed è stato costretto ad abbandonare l'amichevole contro l'Hertha Berlino, e in secondo luogo perché le normative che regolano la Eredivisie e la Serie A sono diametralmente opposte.

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Secondo il sito dell'Associazione Italiana Aritmologia e Cardiostimolazione, per i portatori di ICD può essere concessa l’idoneità sportiva solo per attività ludiche o agonistiche a minimo impegno. Lo stesso professor Castellacci, per anni medico della Nazionale Italiana di calcio, ha espresso tanti dubbi a riguardo. "Dobbiamo essere onesti, dobbiamo dire che la sua carriera potrebbe essere compromessa. Se è una patologia che per i protocolli può permettere di riprendere a giocare ben venga, sarei veramente felice".
Di per sé, l'ICD garantirebbe grandi prospettive al rientro in attività di Christian. Il professor Carlo Tranquilli (Presidente dei medici sportivi del Lazio) ne ha parlato così: "L'ICD è minuscolo, assolutamente tollerabile e facile da impiantare. L'intervento è banalissimo. Effettua un monitoraggio continuo del ritmo cardiaco, 24 ore al giorno. Se il dispositivo rileva un'aritmia cardiaca invia una scossa elettrica al cuore per correggerlo". Però, allo stesso tempo, prima di fornire l'ok all'attività fisica bisogna capire altre cose: "Se Eriksen potrà giocare o no in Italia dipenderà non tanto dal congegno ma dal motivo per cui il defibrillatore gli viene impiantato: bisogna capire la diagnosi, cosa ha avuto davvero il giocatore. Dipende se glielo impiantano solo per precauzione o per altri motivi. Per la diagnosi serviranno anche i test genetici", la chiosa di Tranquilli.

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I "precedenti": Kanu, Fadiga, Manfredonia e Muamba

Scavando nel passato, sono questi i nomi dei giocatori che, prima di Christian Eriksen, sono stati salvati per il rotto della cuffia. Lionello Manfredonia, per esempio, fu costretto a chiudere la carriera il 30 dicembre del 1989 nel corso di una gara tra Roma e Bologna. In campo le condizioni climatiche erano proibitive (parecchi gradi sotto lo zero) e il giocatore si accasciò a terra a per un malore causato da un arresto cardiaco. Si riprese all'intervento dei sanitari. Kanu e Fadiga, invece, furono salvati prima di scendere in campo. Al primo dei due, attaccante nigeriano, fu riscontrata una malformazione della valvola aortica. Necessario un intervento d'urgenza in una delle migliori cliniche statunitensi. Destino simile anche per Fadiga che, dopo aver firmato un contratto triennale con l'Inter, è stato costretto a fermarsi a causa di malformazioni cardiache.
La storia più brutta però è legata a Fabrice Muamba. Il 17 marzo 2012, durante una partita di FACup contro il Tottenham, il cuore del centrocampista congolese del Bolton si fermò per un'ora e 18 minuti. L'incontro fu immediatamente sospeso e il calciatore fu sottoposto alla rianimazione da parte del personale medico e successivamente trasportato all'Heart Attack Center del London Chest Hospital.

Non resta che aspettare

Per ora, in attesa di capire la diagnosi e aspettare i tempi tecnici richiesti da situazioni come queste, sicuramente l'ICD consentirebbe ad Eriksen di tornare a fare quello che ama, ma dall'altro bisognerà capire due cose. Come si comporterà il sistema (e le relative normative) italiano e quali saranno le volontà del calciatore.

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