Christian Eriksen sarà operato e avrà un defibrillatore cardiaco impiantabile (un dispositivo che viene impiantato sottopelle e serve a generare stimoli elettrici in caso di aritmie e altri problemi cardiaci). La decisione è stata presa dal team di medici e specialisti che ha in cura il centrocampista dell’Inter e della Nazionale danese, ricoverato al Rigshospitalet di Copenaghen dopo l’arresto cardiaco di sabato scorso durante il match di Euro 2020 contro la Finlandia.

La nota della Federcalcio danese

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"Dopo aver sottoposto Christian a diversi esami al cuore, è stato deciso che dovrà avere un ICD (defibrillatore cardiaco impiantabile). Questo strumento è necessario dopo un attacco cardiaco dovuto ad anomalie di ritmo. Christian ha accettato la soluzione e il piano è stato approvato dagli specialisti, che raccomandano lo stesso trattamento. Incoraggiamo ognuno a dare a Christian e alla famiglia la sua privacy in futuro".

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Eriksen potrà continuare a giocare?

Un caso simile a quello di Eriksen nel calcio europeo è quello che riguarda Daley Blind. Il giocatore dell'Ajax, che soffre di miocardite, dal dicembre 2019 gioca regolarmente con il defibirillatore cardiaco sottocutaneo. Un solo momento di paura: nell'agosto del 2020, nel corso di un'amichevole contro l’Hertha Berlino, un malfunzionamento del defibirillatore aveva costretto Blind ad accasciarsi a terra. Il giocatore era comunque riuscito a rialzarsi e a raggiungere gli spogliatoi sulle proprie gambe.
Cosa succederà nella carriera di Eriksen? In Italia, secondo il sito dell'Associazione Italiana Aritmologia e Cardiostimolazione, per i portatori di ICD può essere concessa l’idoneità sportiva solo per attività ludiche o agonistiche a minimo impegno. In Olanda, ad esempio, dove gioca Blind, le norme sono diverse. La realtà è che la situazione è ancora avvolta nel dubbio più totale e il giocatore danese potrebbe (come non potrebbe) tornare a giocare nel nostro Paese. Nell'attesa di conoscere eventuali sviluppi futuri, il nostro augurio è che Christian possa tornare innanzitutto a stare bene.

Le parole di Enrico Castellacci, medico della Nazionale italiana campione del mondo nel 2006

"Queste situazioni purtroppo possono accadere perché alcuni tipi di patologie non sono rilevabili con i test d’idoneità che normalmente si fanno. Dobbiamo essere onesti, dobbiamo dire che la sua carriera potrebbe essere compromessa. Se è una patologia che per i protocolli può permettere di riprendere a giocare ben venga, sarei veramente felice, qualora ciò non dovesse succedere la riflessione che dobbiamo fare è che in pochi minuti è passato dalla morte alla vita e questo ci deve far comunque sorridere".

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