Insomma, i ruoli si sono invertiti. Per una volta, l'Italia fa la Spagna e la Spagna fa l'Italia. Come da ormai tempo immemore abbiamo sempre parlato degli iberici, gli Azzurri giocano un calcio spettacolare, sparagnino, senza paura, volto all'attacco e mai intento a speculare. D'altro canto la selezione di Luis Enrique sembra di colpo scivolata in un contesto tipicamente nostrano: prima, la difficile gestione Covid alla vigilia del torneo; poi le grandi aspettative da attendere, a fronte però, sul campo, di una squadra ingessata e in grado di sbocciare solo a tratti, quando le va, quando i collegamenti funzionano. E poi polemiche, una marea di polemiche, mescolate alle follie web degli haters, tra insulti, minacce di morte - ne sa qualcosa Alvaro Morata - e pagine Wikipedia beceramente modificate, come accaduto al portiere Unai Simon, che un hacker ha descritto - sulla sua presentazione biografica "portiere zoppo e cieco dell'Athletic Bilbao". Già, sembra proprio di essere nella moderna Italia avvelenata che tutti, ahinoi, abbiamo imparato a conoscere, dalla politica allo sport. E invece è proprio la Spagna. Insomma, tutto il mondo è paese.

Cosa succede se "l'Italia fa la Spagna" e "la Spagna fa l'Italia"?

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02/07/2021 A 20:56
Parlando esclusivamente di calcio, diventa pur complicato analizzare l'anima vera delle Furie Rosse: partenza senza squilli contro Svezia e Polonia, poi "profumi e balocchi" contro Slovacchia e Croazia, da cui sono arrivate 10 reti (equamente distribuite) anche se, nel caso della sfida contro Modric e compagni - ai tempi supplementari. Quindi, ai quarti contro la resiliente Svizzera, è arrivata - forse - la peggiore partita di questo Europeo. Anzi, senza il "forse": perché, almeno, nelle partite pareggiate contro svedesi e polacchi, gli iberici avevano creato parecchio sottoporta. E certo non si può dire lo stesso del match contro la selezione di Vladimir Petkovic, portata fino ai calci di rigore dopo l'autorete di Zakaria e il gol di Shaqiri, nonostante l'espulsione (decisamente esagerata) di Remo Freuler, già bistrattato dagli arbitri nella sfida Champions della Dea contro il Real Madrid.

L'esultanza dei giocatori spagnoli - Svizzera-Spagna Euro 2020

Credit Foto Getty Images

Furie rosse a metà

A restare tipicamente spagnolo, il modulo: il solito 4-3-3 di stampo "barcelonista" (pre Koeman, ovviamente). Unai Simon, contro gli elvetici, si è preso una bella rivincita, vero, ma risulta come sempre incerto nelle uscite, specie su quelle a presa alta. In difesa, il Pau Torres insuperabile al Villarreal, sembra incerto e disordinato quando indossa la casacca della "Roja": il pasticciaccio con Azpilicueta, che ha dato il "la" alla rete di Shaqiri, ne è la prova. A metà campo, polveri bagnate anche per Koke, privo di grandi idee, mentre il dinamismo di Marcos Llorente (subentratogli) è parso decisamente più adeguato al contesto. Sulla sinistra, le poche certezze spagnole arrivano dal soluto Jordi Alba (su di lui si può sempre contare). Là davanti, Alvaro Morata (arrabbiato con la Spagna Intera) sembra comunque fornire maggiori garanzie rispetto a Gerard Moreno, che fatica tantissimo a prendersi sulle spalle il reparto offensivo. Con l'Italia all'orizzonte, Diario As la butta addirittura sul senso di rivincita che Luis Enrique coverebbe da 27 anni dopo quella gomitata ricevuta a Usa '94. A parte che Mauro Tassotti (con cui peraltro l'asturiano si era ampiamente riappacificato), oggi, allena l'Ucraina insieme ad Andriy Shevchenko. E poi, con le vicissitudini - tragiche - che il tecnico asturiano si è trovato ad affrontare, è ovvio che, soprattutto per lui, il concetto di relatività sia qualcosa di particolarmente presente nella sua vita.

L'intermittenza non inganni

Ma, già, abbiamo detto che la Spagna sta facendo l'Italia. E intendiamo anche nei momenti difficili: gli iberici hanno saputo tirare fuori gli artigli e togliersi dagli impicci, anche quando tutto sembrava remare contro. Il Belgio era "la squadra che giocava meglio", senza mai aver subito una battuta d'arresto e il grado di concentrazione degli Azzurri è stato ai massimi livelli. A maggior ragione dovrà esserlo con la blasonatissima Spagna. Con un cerotto un po' qua e un po' là ma, come volevasi dimostrare, in semifinale, in programma martedì 6 luglio alle 21 a Wembley. L'Italia, però, per non rischiare, continui a fare questa Italia. Questa qui, del 2021. Quella concepita e plasmata da Roberto Mancini e dai suoi amici di memoria blucerchiata. Quella che ha spento le polemiche e riaperto i cuori delle notti magiche...

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